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Tag: stanza

(…) Chi deve pensare queste cose  Non riesce a scriverle.
Eccone la dimostrazione: in primo luogo gli occhi che si bloccano
e fissano punti e traiettorie tra loro incompatibili
oppure no
deludendo l’attesa non ancora snervante
poi viene meno anche l’attesa senz’altro ingiustificata,
mentre il tempo passa veloce in un sol colpo come si può intuire e dopo?
Resta ancora il tempo che passa veloce in un sol colpo.
Anche dopo a intuizione avvenuta..
Chi tace è andato via
Senza neppure farci caso
In un modo o nell’altro
Caricandosi di significato
Ma viene severamente criticato, quasi subito.
Colui che è andato via tacendo (insensato o meno) compie uno sgarbo evidente
ma chi resta tira a indovinare coi gesti ordinari del pensiero
con speculazioni e rimandi o forse meno
nessuno deve sapere se ha preso un granchio e perché proprio lui.
Quello che veramente importa
È la durata delle pause
A cosa servono
Perché si fanno
Il loro significato.
La mancanza di concentrazione
Non si spiega altrimenti, ovvero non si spiega affatto non sarebbe logico. Delimitare l’argomento è
Aggirare il silenzio dall’altra parte
Senza passare per il mezzo. (to be continued…)
Un sacco di perditempo in giro. Non immagini neanche quanti. Non è neanche colpa loro. Ci provano ad essere all’altezza. Che colpa ha il tacchino del suo essere tacchino? Le storie sono una pellicola impressionata. I fatti sono accaduti altrove. Emozioni e sensazioni stanno fuori. Stanno prima della storia e stanno un attimo dopo. Dentro la storia c’è un campanello di pavlov che ti rincoglionisce e ti fa salivare al ricordo del profumo della carne anche quando la carne non c’è. Anche quando storia non c’è. Le storie sono un infimo programma della memoria remota che codifica i desideri e li scambia con ossessioni, registra gli eccessi e li archivia come necessità. Quando si preme il tasto giusto il bios si avvia mnemonicamente. Installare le attenzioni. Scaricare vanità e ovvietà. Dotarsi di motore di ricerca adeguato al driver da supportare. Il segreto è cambiare spesso. Immaginare molto. Illudersi mai. Prima di spegnere, terminare il programma. Amo, lo confesso, frequentare i bagni degli ipermercati. E’ sufficiente oltrepassare la porta perchè si accendano i riflettori su di me. pensa… quando lucio koblas ha pubblicato momento vuoto, che è il trainer che vedi nelle stanze, era il 1984.


Colui che deve scrivere queste cose
Non riesce a pensarle.

Lascia stare e passa
Rapidamente al finale che è
Vuoto e senza senso,
Come l’ inizio del resto
Mancando il quale
Viene meno l’ interesse per la novità
Che pure è nell’ aria
Basta saperla cogliere.
O aspettare che passi.

Non è un vuoto irrilevante di memoria
Che a un certo punto si indurisce
Ghiacciando la mente
Che diventa ciotola di legno
Come punto fermo
E pensare male di sé
Almeno per qualche tempo
Giacchè le motivazioni sono molte
E tutte all’ apparenza plausibili.

Chi tace non dice niente.

§sto pensando al mito.
Sto cercando di trovare un pensiero coerente, che spieghi senza moltiplicare. Che s’ inserisca senza dare troppo fastidio nella logica coerente degli altri pensieri.
Ma perché poi? Perché questa storia che i pensieri devono stare sempre in armonia tra loro ed inserirsi perfettamente nella costruzione di senso che riteniamo di essere capaci di innalzare?
Ci risulta inconcepibile un pensiero fuori misura?
Eppure di per sé il pensiero dovrebbe essere ingovernabile, perché allora ancorarlo alla logica ed al senso?
Proprio per questo, forse.
Che gran sete di dominio.

§§questa capacità che abbiamo noi umani di pensare, sarà utile strategia?
un pensiero illuminante vo cercando, di più…una certezza.
una certezza potrebbe risolvere?

§§§Il mito ha una straordinaria capacità di mettere ordine, non solo: di bonificare le paludi dell’ insulso.
Di spiegare, decifrare, e anche mettere a tacere perché mettere a tacere può essere risolutivo quanto l’ esprimere in certe occasioni: l’ interpretazione, in certi casi vale più della spiegazione eh sì, ma ci vuole una buona intuizione.
Il mito, dicevo mette in ordine. Questa grande, primordiale tavola degli elementi di Mendeleev concilia l’ inconciliabile in un’ infanzia povera di gesti e di strumenti, povera di parole per dire le cose e di cose da pensare. Poche cose, pochi pensieri ma spaventevoli.
Il mito ordina gli elementi essenziali, quei pochi e fondamentali a portata di mano e riduce ad unità i molteplici aspetti della realtà.
Incoraggia l ‘ ‘impresa, che, del resto, è intrapresa.
Esigenza questa che sembra primaria al corretto funzionamento della mente umana. Esigenza irrinunciabile.
Gli antichi greci in questo sono stati dei gran maestri.
In un tempo che resta fuori dalla storia sono stati capaci di creare un numero esorbitante di miti, in cui la realtà tangibile trova la sua sistemazione accettabile restando in bilico sull’ orlo dell’ abisso della realtà intangibile in cui la capacità umana di trascendere la propria natura trova la maggiore gamma di espressioni convincenti. Nello stesso tempo, il mito mette in guardia dai pericoli, sancisce ciò che è ordine, separa, dà i nomi alle cose: crea la norma sul valore. Che è norma etica e fondamento.
Pochi mezzi a disposizione ma grande creatività ed efficacia certa.

la prima stanza è il primo passo di:
Lucio Koblas: momento vuoto

(to be continueed)