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Tag: schizzidisally

schizzidisally: le cose semplici

Feb 1
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Perché le cose più semplici sono a volte le più difficili?
Ieri mattina sono uscita di casa alle sei.
Ero rimasta senza sigarette.
Il mio cervello ultimamente deve aver deciso che il tempo passato a dormire è tempo perso.
Non capisce, l?insulso, che in questo modo i nervi si surriscaldano, il cortocircuito diventa inevitabile, il feedbeeck che si è innestato l?ha fatto andare in tilt, il controllore non controlla più e morirò così: per mancanza di corrente elettrica…zzzzzzzzzzzzzzzzzzwitz.
Ad ogni modo ieri mattina, senza sigarette sono scesa di casa ad un orario che da tempo non mi è proprio. Le prime auto per strada, le strade ancora silenziose.
Il bello dei posti in collina è che i palazzi sono frammentati verso l?orizzonte. E l?orizzonte, si spalanca all?improvviso quando non te l?aspetti. L?avevo già notato la sera prima, un paesaggio da presepe, con Nazareth e Betlemme tra le montagne cosparsi di fragili luci scintillanti nell?aria tersa e fredda, oscurati più che dal buio di una notte ancora da vanire, dall?ombra delle montagne alle spalle.
E le montagne sono nere, contornate appena di rosso. E il rosso sfuma nel viola e il viola dirada nell?indaco e su, invece è ancora azzurro, il giallo c?è ma non si vede e venere brilla, nonostante tutto, in una tranquillizzante ostinazione col satellite artificiale che le alita accanto.
Tutto questo ad ovest, la sera che il sole tramonta.
La mattina invece succede ad est, una macchia rossa esplode nel viola e il viola frastaglia di schizzi e colpi di pennello le lucine di Nazareth e Betlemme fanno tenerezza mentre tremolano nonostante la luce che avanza. Aria da presepe, aria che dice che tutto va bene.
Così il distributore delle sigarette si convince alla fine ad accettare la mia cinque euro in fin di vita, dagli angoli mancanti e tutta spiegazzata. Capacchione, che sta fumando una sigaretta fuori dal bar poco più in là non mi nota, e se lo fa non mi riconosce, ad ogni modo me lo scanso. Trovo già aperto il mio distributore per scambiare due battute e mettere benzina. Lui è messinese e ritira solo carburante siciliano e io faccio benzina solo da lui.
Faccio il giro della periferia per tornare a casa.
Ma perchè le cose più elementari sono a volte le più complicate?Si respira proprio una bell?aria, di quelle che t?inducono a scoprire il nucleo di tuoi veri sentimenti, orizzonti così profondi, così vasti, portano profondità nello sguardo, che si sa è lo specchio dell?anima. Ed è così che scopro quali sono i miei veri desideri, i miei bisogni. E? così che scopro che ho una gran voglia di prenderti a botte.
Proprio così. Ho una gran voglia di pestarti a sangue.
Di batterti come una bistecca da frollare
Di farti la faccia quanto una zucca d?inverno
Di abbassarti di quaranta centimetri a botte di pugni in testa
Eh sì, è grande questa voglia che riscopro?
Voglia di massacrarti
Di romperti la mascella a colpi di mastoide
Di spezzarti le braccia, a mani nude
Di fracassarti le dita dei piedi sotto i tacchi dei miei doock
Di strapparti il cuore con un morso e di sputarlo alle ortiche.
Picchiarti, solo questo voglio, picchiarti e basta ma picchiarti alla grande.

Quindi ho il presentimento che se t?incontro
Non sarà certo per stappare una bottiglia di calvados.


Semplicemente gioconda lo chiamò vasari, fu cassiano del pozzo a dirla gioconda. A leonardo che lo dipinse, e neanche fino in fondo, non passò neanche per la mente di affibiargli un qualsivoglia appellativo.

I critici poi si sbizzarrirono…
Gioconda da solo non bastava…ci voleva il sorriso della Gioconda.
E com’era questo sorriso?
Beffardo…
ironico…
tenero…
mansueto…
compassionevole…
triste…
bizzarro…
affabulatore…?
no, no, non va… troppa indecisione, troppo pressappochismo.

Ma poi, chi lo detto che sorride? te ti pare che sorrida?

Meglio rivolgersi altrove: il sorriso dell’ignoto marinaio. antonello da messina.
Che si sa con certezza che è un sorriso, nelle intenzioni dell’autore ed anche che è del tipo: “sorriso ironico”. Anzi, decisamente ironico, seppure di profilo.
Si vede però che le incertezze attraggono meglio delle certezze e fanno girare le cose. La gioconda famosa in tutto il mondo, l’ignoto marinaio resta ignoto figlio di nessuno.
Dove starà la differenza?

schizzidisally:costume e malcostume

Mar 13
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Di che stavamo parlando? Ah..di sanremo?no, non dirmelo?arrivo tardi sulla notizia? ma che fa quello è affanno da giornalisti io scrivo come posso e quando posso e questa volta per dire che non sono una di quelle che snobbano sanremmo: no, no non lo guardo, preferisco piero angela, cecchi paone o minoli. No, no perché sanremo è un bel termometro del costume italiano, o di quello in generale e io lo guardo, tutte le sante serate.
Quest?anno non ho potuto fare a meno di notare l?ovazione tributata dal pubblico dell?ariston a laura pausini che ha vinto il grammy awards, premio dovuto a chi vende qualche milionata di dischi: applausi a scrosci, culi in piedi, ancora applausi ci mancavano solo i fazzoletti in aria e boccioli di rose lanciati sul palco.
Fin qui niente di strano, chapeau ai dischi venduti e al candore disarmante della pausini.
Se non che la stessa serata era stata aperta dal buon, modesto, giancarlo giannini, per un omaggio all?altrettanto modesto domenico modugno con un modestissimo arrangiamento di quel kult che è vecchio frack. All?elegante buon giannini, all?elegante modesto arrangiamento e all?elegante, modestamente buono, vecchio frack di modugno: un composto, dovuto e normalissimo applauso di circostanza dal pubblico raffinato e non, dell?ariston comodamente seduto nelle poltroncine di velluto rosso.

Non servirà ricordare i premi ricevuti da modugno nella sua vita, né che si sia esibito negli stessi medesimi teatri in cui oggi si esibisce la pausini, né i premi e lo spessore di un artista quale giannini. Niente vale a fronte della potente macchina mediatica che muove, spinge e premia la pausini.
Però lasciamelo dire: pubblico dell?ariston, vergognati.

schizzidisally: la città del sole

Feb 22
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In questi giorni la cronaca mi dà buoni motivi di radicare le mie già radicate opinioni.
Osservo ad esempio in tv la faccia da culo di calderoni e mi chiedo: ma quello lì chi lo ha eletto?
E? sono autorizzata a pensare che la gente da lui rappresentata per mandato ha lo stesso medesimo pessimo gusto e ignoranza, per non parlare della faccia da culo?
Sono autorizzata a pensare che il voto di chi ha avanzato tempo addietro la proposta di nominare senatore a vita la fallaci abbia lo stesso peso del mio voto?
Non oso pensare, invece, viste le ultime menate della corte di cassazione quale potrebbe essere la sorte giudiziaria di uno che violenta una prostituta: assolto per mancanza di reato?
Sono i problemi della democrazia ma non solo, anche quelli del buon senso, farò finta che le due cose non siano connesse, che il buon senso degli uomini non c?entra niente con la democrazia anche se so che invece è fondamentale anche se fai un caffè.
La democrazia, invece, non è fondamentale anzi, già i greci qualche millennio fa erano consapevoli che si tratta della peggior dittatura, la dittatura dei numeri e che non può portare a nulla di buono. Il ragionamento che facevano è pressappoco questo: democrazia significa governo del popolo cioè di tutti, prendendo per buono quello che pensa la maggioranza ed estrapolando da questa opinioni e decisioni di governo. Ma la maggioranza, per essere tale esprime necessariamente una normalità, che si misura come una media matematica e che non ci vuole molto a trasformarsi in mediocrità. Lo so, il buon devilbuio avrebbe saputo sintetizzare molto meglio di quanto non stia facendo io. Aggiungi che la democrazia, erroneamente confusa con la libertà, ha bisogno di consensi, vive di consensi, e i meccanismi di reperimento del consenso portano in seno altra mediocrità: è il dover piacere a tutti, o alla maggior parte di tutti, o quanto basta per ottenere la delega di rappresentanza. Vuol dire aprire la porta, ancora una volta alla mediocrità, e alla mercificazione.
Berlusconi ha offerto 1000 euro per i figli nati nel 2005, prodi ne offre 2500 per i bambini fino a tre anni. Un esempio come un altro, abbastanza semplice. Chi offre di più?
Di qui ad aggiungere che i motivi per cui si vota una faccia piuttosto che un?altra esulano spesso dalle scelte di buona amministrazione e dai programmi di governo, il passo è breve. Certo, abbiamo i politici che ci meritiamo, abbiamo i politici che ci rispecchiano e in cui alla fine possiamo rispecchiarci, perché altro problema, la democrazia evidenzia e centuplica ignoranza e confusione: tutti noi possiamo dire tutto di tutto, tutti abbiamo voce, anche il cretino ( non per colpa sua).
Però sarebbe ingiusto dare tutte le colpe alla democrazia e non ricordare che certi atteggiamenti e certe risultanze fanno parte del dna umano, in qualunque forma di governo si concretizzino.
E alla fine è giusto così, è giusto che democrazia si esprima coi numeri e le sue leggi perché alla fine cosa siamo noi se non dei numeri sull?infinita linea della storia? Numeri infinitamente piccoli nella sconfinata economia dell?universo e della storia, noi che dobbiamo alzarci tutte le mattine per guadagnarci la pagnotta, che viviamo in case modeste e ci sentiamo dei dispersi quando entriamo in un ospedale senza conoscere almeno un usciere, noi che ci illudiamo di contare quando andiamo a mettere una croce su un altro numero, che quello sì che dovrebbe riuscire a contare, al posto nostro. Per un attimo ci sentiamo popolazione, torniamo subito ad essere folla, torniamo a casa con in mente la città del sole.


Aaahhh la politica! Il governo della Polis?la polis etica?la polis amministrata e la polis di valore!
Come si fa a non cadere in digressioni politiche, dì come si fa?
Bisognerebbe vivere su Uranio…mi correggo:Urano.
Qualcuno, quando cadde la scorsa repubblica( era la prima? La seconda?? O già la terza??) qualcuno dei defenestrati, dicevo, all?epoca pronosticò che l? avremmo rimpianta. E avremmo rimpianto il pentapartito. Credo che quel tempo sia arrivato.
Come faccio a dirlo?
E? che nel mio ridente e felice borgo dove le caprette non fanno ciao solo per timidezza si è appena andati al voto, come nella maggioranza del resto del Paese, e domani la kermesse si ripeterà per il ballottaggio. Leggere tutte le liste è stato un lavoro: quattordici. E? stato emotivamente stressante constatare a tramonto inoltrato che storici personaggi di sinistra erano trasmigrati via verso il centro, il centro destra e?quasi quasi anche la destra pura: questione di programmi, alleanze, concertazioni. Chiaro che, per par condicio, altrattanti personaggi di destra hanno bilanciato verso sinistra?con perfetto sincronismo e peso.
Anche qui, nel felice borgo sulla collina in cui vivo ha vinto la sinistra, abbracciando uomini di destra, di centro, di centro destra. Gli ex di sinistra passati a schieramenti opposti hanno un po? pianto sul latte versato, quasi quasi farebbero tre passi indietro?ma ormai!

E domani si va al ballottaggio, ma nel frattempo le alleanze preelettorali si sono già frantumate, gli accordi vacillano l?elettroforesi da polo a polo continua: questioni di programmi, intese, concertazioni, la formula giustificativa è sempre la stessa. La verità è che non ci si mette d?accordo sulle porzioni di torta da spartire, la sensazione è che ognuno tira l?acqua al suo mulino e, come dice il mio farmacista, vanno lì solo per sistemare i fatti di casa loro.
Comincia il totocandidato. Sarà il caso di cominciare a parlare di quotazioni sul mercato politico, e il gioco si fa intrigante perché con tutta questa particellizzazione di voti e preferenze le alleanze sono sempre più fragili, gli uomini sempre più ricattabili. I buontemponi scommettono sulle prossime transumanze future e probabili.
E del resto, a guardarle da qui, da sotto il palco dei comizi imbandierato e infloreato, queste facce sono tutte uguali: perfettamente interscambiabili, sovrapponibili, sostituibili con altre facce medesime.

Forse c?è davvero da rimpiangere i tempi del pentapartito, si oleava la macchina è vero, ma, all?epoca, appartenere ad una fazione politica piuttosto che ad un?altra era anche un fatto di fede e ti entrava quasi nel tratto somatico.
Adesso sembra il gioco delle tre carte.

E ho idea che non si tratti solo della politica.


Ssssssssssss…io credo che quelli delle reti Mediaset abbiano delle spie che si leggono i post dei blogger e si regolano di conseguenza. Perché è successa una strana coincidenza e io nelle coincidenze non ci credo poi tanto.
Giusto ieri mattina ho letto un post di Betty, by bettyetabata by Natural Women che parlava di un bel film di Jack Nicholson : Qualcosa è cambiato.
Ieri sera ti torno a casa e tra un?imprecazione e l?altra sul disordine dei miei figli trovo il tempo di zappingare col telecomando, sul due c?è il prefetto di Roma alle prese con l?ennesima ciurla sugli stadi, vado oltre e che ti vedo? La bella faccia arruffata di Jack Nicholson.
Non è tra i film di Nicholson che ho visto e rivisto e non è Voglia di Tenerezza perché ho visto i trailler e mi ricordo che in quel film portava delle camicie dai colori e fantasie improponibili. Sospettando già la risposta vado a guardare sul televideo?ma sì è proprio lui Qualcosa è cambiato. Ma tu vedi le coincidenze?ma questa è telepatia, anzi telemagia.
L?avessi saputo prima avrei affogato i figli. Invece, la visione ne risulta continuamente disturbata da un interrogatorio subdolo sulle qualità organolettiche degli alimenti.
-Mamma la mozzarella sta bene sul brodo?
-Il galbanino sta bene sul brodo?
-Il prosciutto crudo sta sul galbanino?
Al padre nel frattempo viene la splendida idea di friggere le patatine.
-Dove soooonooo le pataateeeee?
-Nellaaaaaa cestaaaa delle paaataaateeee
-Con che olioooo le friiiggooooo?
-Con quelloooooooo che preeeferisciiiiiii
-Sì. Ma semiiii variiiii o sojaaaaaaaaaaa?
-Sojaaaa, vai con la sojaaaaaaaaa….
Gran parte del dialogo è catturato solo a metà. Menomale che la faccia di Jack parla di per sé.
-Mammaaaaa, perché devo aspettare mezzanotte per andare a dormire?
-Perché devi prendere la dose del?antibiotico.
-Ma io ho sonno, non danno neanche niente in tele!
………..?!
-Che cos?è quello?
-Un film con Jack Nicholson….
Il piccolo sembra rianimarsi
-E si danno le mazzate?
-Ci sono gli inseguimenti, le sparatorie?
-Noooooooo !(…ma ?nvedi questi…?)
-Lo vedi, non danno niente alla televisione…
Mi cerco un televisore più isolato dopo aver risposto all?ennesima domanda sulle capacità dello stomaco di conciliare patatine fritte e brodo. Non l?avessi mai fatto quel brodo. Ma non avete un padre voi?
Il padre dei pargoli ha optato per il prefetto di Roma. Lui decide sempre per cose che hanno un alto potenziale di scazzamento per i telespettatori a casa. Così mi arriva stravolto, dopo il riassunto della caciara mi espone il suo disappunto per le affermazioni che riguardano la curva, i prezzi dei biglietti in curva, la tesi del presidente del Coni che la curva è necessaria perché è popolare. Come si fa a dire che è popolare?
Questo l?interrogativo lancinante.
Intanto Jack sta decidendo se è il caso di farla ballare o no.
Con un occhio e un orecchio al momento tanto delicato, cerco di spiegargli che la popolarità non significa poco prezzo, basso costo ma semplicemente che fa bene al popolo, quanto costa costa, perché, e qui tiro fuori il meglio dei miei studi di sociologia,” lo stadio veicola la violenza presente nelle società.”
Adesso però levatevi dalle palle e lasciatemi vedere il film in pace.

Conoscendo bene Nicholson, spero che tiri fuori qualche idea che mi aiuti a risolvere i miei problemi casalinghi. Se vi siete mai chiesti perché i film più belli li danno in piena notte, adesso sapete la risposta. Lo fanno per me, hanno pena pietà e misericordia per me.
Riesco a godermi l?ultima parte del film. Lei porta i capelli come me, lui ha buona parte delle mie paranoie, la fotografia esalta le scene, la musica le mantiene esaltate, il dialogo brillante da commedia americana ben riuscita già nella scelta degli attori, nella velocità delle scene, nell?alternanza di rapidità e lentezza dei gesti. Nicholson è sempre lo stesso, che si tratti dell?Onore dei Prizzi, di Chinatown, Professione Reporter o di una commedia, non deve far altro che esporre la sua faccia un po? annoiata e un po? intrigante e onnisciente alla cinepresa, non può che venirne fuori il meglio e…ha proprio ragione Betty, alla fine ti lascia una piacevolissima sensazione, la sensazione del pane caldo….
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Riferimenti: faccia da oscar


Letto un pezzo sui rapporti tra la metafisica e la realtà e il romanzo di Kundera mi è sembrato bello introdurre nell’atmosfera questa bella canzone di vasco Rossi(ottimamente interpretata anche da Fiorella Mannoia). Bonne lièson(si scrive così?)

Sally cammina per la strada senza nemmeno….
…. guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia
…. di fare la guerra
Sally ha patito troppo
Sally ha già visto che cosa….
“ti può crollare addosso”!
Sally è già stata “punita”…
per ogni sua distrazione o debolezza…
per ogni “candida carezza”…
“data” per non sentire…. l’amarezza!

Senti che fuori piove
senti che bel rumore…

Sally cammina per la strada sicura
senza pensare a niente!
…. ormai guarda la gente
con aria indifferente…
…. sono lontani quei “momenti”…
quando “uno sguardo” provocava “turbamenti”…
quando la vita era più facile…
e si potevano mangiare anche le fragole….
perché la vita è un brivido che vola via
è tutt’un equilibrio sopra la follia….
…… sopra la follia!

Senti che fuori piove
senti che bel rumore…

Ma forse Sally è proprio questo il senso… il senso…
del tuo “vagare”…
forse davvero ci si deve sentire….
alla fine…. un Po’ male!….
Forse alla fine di questa “triste storia”
qualcuno troverà il coraggio
per affrontare “i sensi di colpa”…
e Cancellarli da questo “viaggio”….
per vivere davvero ogni momento…..
con ogni suo “turbamento”!….
e come se fosse l’ultimo!

Sally cammina per la strada… “leggera”…
ormai è sera…
“si accendono le luci dei lampioni”…
“tutta la gente corre a casa davanti alle
televisioni”…
ed un pensiero le passa per la testa
“forse la vita non è stata tutta persa”…
forse qualcosa “s’è salvato”!!…
forse davvero!… non è stato “poi tutto sbagliato”!
“forse era giusto così!?!”….
…… eheheheh!……
forse ma forse ma sì….

Cosa vuoi che ti dica io
senti che bel rumore…

adoro questa canzone.
Riferimenti: Kundera e l’insostenibile leggerezza dell’essere