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Tag: schizzidialice


Io sono di sinistra
Mio marito è di sinistra
Alleviamo figli di sinistra educati di sinistra
Il nostro cane è morto, ma anche lui era di sinistra
Abitiamo in case di sinistra arredate come case di sinistra
Vestiamo di sinistra
Vediamo spettacoli di sinistra e ascoltiamo musica di sinistra
Leggiamo di sinistra e mangiamo di sinistra
Beviamo di sinistra
Viviamo di sinistra
Ma…
Votiamo di destra
Perché insieme a nanni moretti abbiamo gridato alla sinistra: e di? qualcosa di sinistra!
Ma lei s?era appisolata.


Pensa che bello, tutto quel che tocchi che si trasforma in oro, hai risolto ogni problema!
Questo dovette pensare Re Mida quando chiese che gli fosse concesso questo egregio potere a Dioniso e questi, che di poteri se ne intendeva lo accontentò. Felice, Re Mida! E invece no, perché il poveraccio non poteva più gustare un chicco d?uva che appena lo toccava si trasformava in oro, pregiato sì ma poco commestibile. Né poteva dissetarsi o abbracciare un amico. Guai a pensare di fare una carezza ai suoi figli o baciare una donna.
Un infelice, altro che storie e poco da invidiare.
Così infelice che Dioniso si commosse e gli tolse quel potere ingombrante e lo fece tornare diciamo normale. Che alla fine si meritasse anche le orecchie d?asino è un?altra storia, che dimostra che Mida non usava guardare lontano.

Si dice che questa storia, che in una versione più noir fa morire Mida di stenti, sia stata inventata dai poeti per dimostrare l?inutilità dell?oro. Io credo nella versione originale, greca, dove il mito si sforza di dimostrare il valore del limite.
Il senso del peso e della misura dovevano essere cose molto importanti per i greci.

Eppure trasformare in oro ciò che si tocca è possibile e auspicabile, ma per altri versi ed altri sensi e a questo proposito mi sento di consigliare la lettura dell’Alchimista di Coelho. perchè è vero che i greci la sapevano lunga ma non avevano la nozione del tempo lineare ed è così che piè veloce achille veniva superato da una lenta tartaruga…..


Egregio caro signor dottor Francesco Brambilla( che già il nome è tutto un programma)

E’ stato a Maggio che ti ho consegnato l’ ultimo lavoro che mi avevi commissionato. Da contratto avevi detto che mi avresti pagata dopo quattro mesi( che anche questo… mi pare una cosa da cravattari). 120 giorni sta scritto sulla copia che m’ hai pregato di firmare e rispedirti, a spese mie.
Allo scadere dei 120 giorni mi hai mandato una lettera. A grandi linee ecco il tono della missiva:

Caro collaboratore/trice ( che neanche questo mi pare molto elegante)
Siamo spiacenti di comunicare che il nostro committente non ci paga quindi noi pagaremo te.
Continui dicendoti profondamente mortificato in quanto, dici , non è nostra prassi comportarci così. Scusaci tanto e ci sentiamo poi, forse tra altri quattro mesi.
Saluti e baci, stammi bene.
Firmato e sottoscritto dott. F. Brambilla

Ora, volendo con leggerezza sorvolare sul fatto che il committente di cui parli sei tu, nella tua persona di Ciccio Brambilla e soci, ho cercato sul vocabolario il significato della parola prassi: attività pratica, dice e nel thesarus del mio pc ho trovato: regola, procedura.
Quindi, deduco, che ti stai sforzando di dirmi che non è regola tua, cioè abitudine e procedura, essere aduso a simili comportamenti.
Ma, allora, tenuto conto che mi mandi la stessa lettera ogni volta che mi dovresti mandare gli sghej, e da anni, mi chiedo e ti chiedo:
Che mi stai a pigliare per il culo?

Quindi adesso ti dico che:
o mi paghi e subito oppure vengo lì a Milano e non salgo sul treno se prima non sono passata dal mio benzinaio messinese che compra solo benzina che viene da Messina e io faccio rifornimento solo da lui perché mi sento più vicina alla mia terra.
Da lui mi faccio riempire due bottiglie di Levissima che fa Benissimo con la benzina di Sicilia e siccome il mio giaccone imbottito ha due grandi tasche infilo una bottiglia per cadauna tasca.
Così potrò saltare su quel treno.
Arrivata a Milano provvederò a svuotare il contenuto delle bottiglie davanti alla porta della tua morigerata cooperativa( che tu ed io sappiamo dove sta) e finalmente per una volta potrò usare l’accendino senza danneggiare la salute mia e di chi mi sta vicino, senza invecchiarmi la pelle e neanche per farmi venire l’ulcera. Quella verrà a te.

Se questa ti sembra una minaccia, hai capito bene.

il mese di gennaio mi rinfranca sempre

su questa immagine potrebbe esserci il copyright


Walter.
Walter e basta perché il come non lo ricordo più.
Ricordo benissimo invece di avergli prestato 200 dollari appena guadagnati vendendo enciclopedie della Fabri. Editore Fabri.
E’ stato un caso di coscienza. Mi aveva raccontato di aver fatto un debito per comprare gli scii, di aver chiesto un prestito agli strozzini e quelli adesso  rivolevano indietro i soldi, cashes,  subito.
Con dovizia di particolari mi aveva ragguagliata sui lavoretti che sanno fare gli strozzini sulle ossa di quelli che non pagano… rottura delle falangi, una per volta.
Per poi passare alle falangette, senza trascurare le dita dei piedi. Poi s’ interessano delle rotule, e, per finire in bellezza, dei gomiti. Con le lacrime agli occhi mi disse
- non potrò sciare mai più, quelli non perdonano.
Io avevo i 200 caldi caldi in tasca, che ancora odoravano del Paciuli dalle mani del grande capo che me li aveva passati in acconto su quello che ancora mi spettava, robetta minima.
Tu che avresti fatto?
Glieli ho offerti generosamente, mi aveva promesso che me li avrebbe restituiti al suo di acconto, quello a venire, perché i suoi soldi al paciuli del mese erano già andati in mano agli aguzzini.
Non l’ho fatto perché fossi innamorata di lui, sì va be’, c’era stata qualche slinguata innocente sulla panoramica ma nulla di più, non mi stava neanche troppo simpatico lo trovavo un po’ troppo per la sua età, troppo tutto. Troppo vissuto, troppo atteggiato, troppo orgoglioso, troppo bugiardo…troppo di troppo. E non l’ho fatto neanche per pena ma per necessità, impedire la catastrofe in quel momento dipendeva da me.
Poi ho saputo che i soldi gli sono serviti per andare a fare la settimana bianca, ma questo devo dire l’ho saputo molto tempo dopo e molto casualmente.
I soldi, naturalmente, non li ho rivisti più…in compenso mi regalò un accendino marca colibrì laccato azzurro china che aveva trafugato nella tabaccheria di sua madre e che a mia volta ho regalato.

nella foto un dipinto di Giancarlo Piranda


Alice è la letterata del condominio.
non fa che leggere, bisogna vedere poi cosa capisce.
E’ nata sotto il segno del Toro, ma la mattina ascolta le previsioni per tutti gli altri perchè ha riscontrato che in ogni segno c’è qualcosa che le si adatta,allora perchè limitarsi ad un solo segno?
Lei prende un po’ qui e un po’ lì e si fa delle previsioni personalizzate, molto personalizzate, di quelle che ti calzano a pennello – perchè come lei ama ripetere – sotto queste stelle la vita va un po’ aiutata.

Inoltre ha una conoscenza profonda di tutti i segni dello zodiaco, ama pavoneggiarsi dicendo che s’è fatta quasi tutto l’oroscopo, tranne pesci e scorpione. Ma può anche darsi che ricordi male.
Il suo compagno attuale si chiama Sunshine e abita al piano di sotto, di lui sappiamo molto poco e lo vediamo ancora meno, meglio così perchè non vorrei incontrarlo sulle scale dopo un certo orario.
Sappiamo che è un tipo sornione. Spesso balena in giro solo il suo sorriso: un po’ vacuo un po’ sadico.
Al momento alice è alle prese con un libro di poesie di Charles Simic, nato a Belgrado nel 1938 insegna letteratura negli Stati Uniti dove risiede dal 1954. La raccolta che sta leggendo si chiama Hotel Insonnia
Ti posto l’ultima poesia che ha letto.
Si chiama Stufo di proporzioni epiche

Mi piace quando
Achille
viene ucciso
e anche quando il suo compagno Patroclo
e quella testa calda di Ettore
e quando tutta la jeunesse dorèe
greca e troiana
con maggiore o minore
perizia è trucidata
così che infine
regnano pace e quiete
(gli dei per un istante
tengono il becco chiuso)
si può sentire
un uccello cantare
e una figlia chiedere alla madre
se può andare al pozzo
e lei, certo che può andarci
per quel grazioso sentiero
che serpeggia
nel boschetto di ulivi

la traduzione come al solito non rende un granchè, ma l’immagine finale forse è davvero auspicabile.


La notte scorsa sul mio blog ci sono stati venti visitatori. Sono state venti visite autentiche e originali, e non io che “entra e esci, entra e esci” ho fatto alzare i numeri del contatore.
Detto questo dovrei considerarlo un successo. E lo considererei tale, certamente se non fosse che ho acceso la Tv e ho visto te, Francesco, che con un microfono in mano facevi interviste per un servizio del papà dei Tg, il Tg 1 della mamma delle emittenti, la rai.
Meravigliata, ma non più di tanto: per poco non ci restavo.
Ti ricordi Francesco?
Avevo sottoposto dei testi (i miei) alla lettura(la tua).
Avevi il piglio da intellettuale. Volevi fare il giornalista, avevi un paio di pubblicazioni per il teatro al tuo attivo e mia madre diceva che eri volenteroso. Molto volenteroso.
Avevamo fatto amicizia. O meglio avevamo preso una cosa insieme al bar, allo stesso tavolo.
Dopo una notte di attenta riflessione mi hai liquidata dicendo che mancavo di stile nella costruzione( modo elegante per dire: con queste cacate non vai da nessuna parte).
Io ho arricciato il naso. Ho riflettuto che in fondo non c’era da prendere in considerazione il parere di uno che ha fatto a lite con l’acqua.
E’  inutile girarci intorno,  Francè: eri brutto, sporco e puzzavi.
Sta di fatto che adesso Tu sei uno stipendiato rai mentre IO dal mio giornale mi sono licenziata( ma solo un attimo prima che mi buttassero fuori loro) sono disoccupata da allora, e continuo a scrivere cazzate che leggiamo io e veramente pochissimi altri( si contano sulle dita di una mano dopo che ha avuto un infortunio sul lavoro). E faccio il blog.
Ora mi sento di chiederti scusa, Francesco, per la mia arroganza.
Scusa se quella notte non ho voluto scopare con te. Se l’ avessi solo immaginato, che saresti arrivato così lontano mi sarei otturata il naso ma quel consiglio Montanelli l’ ha dato solo qualche anno più tardi.
Adesso mi chiudo in camera caritatis a curare le ferite dei miei diversi ego, tu intanto va avanti e vai forte: sei tutti noi puliti e bastonati.