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Tag: sally


Una società edonistica è una società che vuole tutto, tutto il bene possibile. E una società che vuole tutto alla fine è una società che non sa più scegliere, per il semplice fatto che non sa più rinunciare.
In quella libertà che è la possibilità e la capacità di fare scelte è implicita la rinuncia.
Mi sembra logico: se prendo qualcosa, automaticamente rinuncio ad un’ altra cosa.
Spesso succede così.
Questa logica così naturale spesso cozza con il desiderio irrazionale di avere tutto e di non dover rinunciare a nulla, perché la rinuncia, comunque ci costa fatica.
La scelta presuppone un lavorio.
Una società edonistica che persegue la felicità a tutti i costi non contempla l’ idea della rinuncia, né quella della sofferenza legata alla mancanza.
Espellere l’ idea della sofferenza è uno dei primi impegni di una società impegnata sul fronte del benessere in quanto valore primario, assoluto.
L’ edonismo, idea di felicità a qualunque costo, privando la nostra sfera di valori dell’ idea di rinuncia ci priva implicitamente della libertà, libertà di scegliere “a qualunque costo”.

Una società edonistica urla quello che vuole, non desidera, e proclama il proprio diritto ad ottenere, non spera. I suoi consociati sono, esistono, in funzione di ciò che ottengono e della soddisfazione dei desideri che esprime, i quali da legittimi diventano vitali, assoluti, estremi. Senza scrupoli di sorta.

Abituati a chiedere ed ottenere tutto noi non sappiamo più affrontare l’ idea della privazione, della morte, della sofferenza fisiologica.
L’ elaborazione del lutto avviene prima del lutto.
Il desiderio è solo l’ argomento di un’ equazione.
Quanto questo può farci bene?
Quanto è normale?
Quanto naturale?

nella foto: manifesto di luca autelli


Lo so già, adesso qualcuno penserà che sono impazzita.
Però a me ha fatto tenerezza questo ragazzo di ventitre anni o poco più, che ubriaco da far paura, da non accorgersi di infilare la diramazione sbagliata finisce sulla corsia contromarcia.
Pene d’ amore, non capite…?
Un cuore a pezzi, una mente offuscata, e, dai…chi non l’ ha provato, una gran voglia di morire e infischiarsene di tutto.

Certo lo so pure io, a centosessanta all’ ora, quando affianchi magari in piena curva un’altra macchina, che magari ha un andatura di solo un po’ inferiore alla tua, tanto che il sorpasso stenti a stirartelo, e la curva è più curva di quello che prevedevi e stai già a pregare che non ti finisca lo sterzo e che quel disgraziato di fianco ti dia strada, bè in questi casi la sola certezza che ti aiuta è che sei in autostrada. Il che vuol dire matematica certezza, ma che dico, dogma lapalissiano, che nessuno possa venirti incontro a spararmi la luce dei suoi fari negli occhi .
Allora penso a quegli automobilisti che per un attimo essenziale sono piombati in un mondo alla rovescia.
In verità era notte e non devono essere stati molti, e di notte alla fin fine non si corre poi tanto, si cerca di viaggiare comodi, però ci penso a queste persone che si sono trovate l’ altra notte su quel tratto dell’ autostrada Roma-Napoli, con un evento imprevisto, e in fondo, incalcolabile di fronte.
Quando si viaggia di notte si pensa un po’  a quelli propri, così per tenersi svegli e l’ atmosfera è pure adatta.
Oppure non si vede l’ ora di arrivare.
Insomma, che qualcuno ti possa venire addosso non te l’ aspetti proprio. Temi di più il colpo di sonno. Ti cauteli per le tue distrazioni.
E infatti sulle prime può sembrarti un sogno.
E benché agnostica penso che qualcuno di lassù ci ha messo un occhio, e forse pure una mano. Anche se di solito sono propensa a pensare che lassù hanno altro da fare che stare a parare le stronzatine che combiniamo noi.
Eppure mi pare tanto una bella cosa che siano tutti usciti illesi. Sulle autostrade si muore per molto meno.
Invece tutti sono tornati a casa. Tutti i papà dai loro bambini e tutti i figli nelle braccia delle loro mamme e i fidanzati dalle fidanzate e i fratelli dai fratelli. Magari qualcuno aveva litigato e ha fatto pace, qualcuno si è riconciliato con se stesso. E come si dice? Tutto è bene quello che finisce bene.
Mi piace pensare anche che qualcuno sia anche tornato migliore. Ma forse è pretendere troppo, me ne rendo conto.


Eh sì, quand’ero picccola io tutt’al più in casa ti permettevano di tenere un gattino o un uccellino in gabbia. I più fortunati avevano un pappagallino, qualcuno il cagnolino…una cosa alla volta, che non desse molto fastidio. Tutto era comunque complicato e maledettamente malinconico.
Ho fatto salti di gioia quando dopo mille rassicurazioni circa il suo accudimento mia madre mi ha permesso di tenere un gatto ma soprattutto, ho dovuto farle mille giuramenti che non avrebbe mai oltrepassato la soglia delle stanze da letto, non lo avrei fatto giocare con le mie pantofole, non avrei fatto briciole delle mie merende.
E comunque non avrebbe dovuto graffiare la tappezzeria.
Rovinare le tende.
Rompere i soprammobili.
Saltare sui mobili.
Riuscì comunque a sbarazzarsene prima che facesse l’anno in casa nostra.

Adesso sento che un’amichetta di mia figlia ha:
un gatto e una cagnetta sguinzagliati per casa.
un pesciolino rosso nella boccia.
due criceti bianchi non so bene di che nazionalità.
tre canarini rossi ( rossi?) in gabbia.
due coccodrilli in cantina
topi in soffitta.
Resto in bilico tra lo zecchino d’oro e Bernard Show.


Come Bacone ho sempre pensato che l’ignoranza fosse la mamma della superstizione.
Che mi succede adesso? Che faccio…. sto diventando scema? Che avesse ragione mia madre che a una certa età uno si rincoglionisce?
Il fatto è che ho ricevuto una convocazione a Roma per il 17, ho guardato il calendario ed ho visto che è un venerdì. Reazione? Panico, puro panico e sto facendo di tutto per rinviarlo, posticiparlo anticiparlo? qualsiasi cosa.
E?  lecito chiedermi: che stia diventando superstiziosa? Altro panico.
Superstiziosa non lo sono mai stata. Non ho mai cambiato strada causa attraversamento gatto nero, non ho mai versato sale sull’ olio versato, né mi sono mai assoggettata a lunghi e tortuosi percorsi alternativi pur di non passare sotto scale o impalcature. Addirittura una volta ho fatto un esame di venerdì 17 alle ore 17. Mai avuto amuleti e portafortuna, mai riti propiziatori mai scaramanzie…adesso tutt’a un tratto mi ritrovo infilata in anguste riflessioni che vanno inevitabilmente verso la domanda: sarà per questo che non tutto mi è andato esattamente per il verso giusto? Non sarà ora di prendere qualche precauzione?
Ma si può?
Lo chiedo a voi: non sarà meglio che, se proprio dovesse essere inevitabile io parta per Roma venerdì 17 come la signora nella foto?
ma fate di meglio: ditemi che sono diventata scema, in coro se possibile.

ps: Baccolo.Lo so che cosa ti stai chiedendo: ma se non è un pesce che cavolo è?
Ti lascerò lastricato sul tuo pietoso tappeto di arrovellamenti fino a giovedì.

( a proposito,quella della foto è haether parisi)


Ezio Greggio oltre al tapiro d’oro dovrebbe consegnare anche lo scroto d’asino.
All’inizio degli anni sessanta il tasso di analfabetismo in italia era parecchio alto.
Governo ed istituzioni si davano parecchio da fare per abbassarlo e fu introdotto l’obligo scolastico. Oggi si è pressocchè concordi nell’affermare il ruolo positivo che ebbe la televisione nell’uniformare il linguaggio degli italiani e ad innalzare il loro livello culturale tra virgolette..
Questo succede a guardare i tempi passati, perchè per quanto riguarda quelli attuali se la televisione non resetta un po’ le sue professionalità il giovane italiano che esce da scuola e accende la televisione rischia di cadere dalla padella alla brace.
A parte lo spostamento ormai consueto degli accenti di alcune parole, fenomeno sopportabile del resto continuerò a dire regìmi e non règimi, cìrcuiti e non circuìti, si sentono veri e propri strafalcioni dettati dall’ignoranza pura delle cose della vita.
Qualche settimana fa su una rete fininvest la giovane presentatrice di un piccolo servizio sulla vita di Valentino ha detto con piglio determinato che lo stilista diventò in breve tempo così richiesto e famoso che grandi personaggi come Jacqueline Kennedy e Jacquie Onassis vollero farsi disegnare da lui il vestito per le loro nozze: che dire, sdoppiamento di persona?


Letto un pezzo sui rapporti tra la metafisica e la realtà e il romanzo di Kundera mi è sembrato bello introdurre nell’atmosfera questa bella canzone di vasco Rossi(ottimamente interpretata anche da Fiorella Mannoia). Bonne lièson(si scrive così?)

Sally cammina per la strada senza nemmeno….
…. guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia
…. di fare la guerra
Sally ha patito troppo
Sally ha già visto che cosa….
“ti può crollare addosso”!
Sally è già stata “punita”…
per ogni sua distrazione o debolezza…
per ogni “candida carezza”…
“data” per non sentire…. l’amarezza!

Senti che fuori piove
senti che bel rumore…

Sally cammina per la strada sicura
senza pensare a niente!
…. ormai guarda la gente
con aria indifferente…
…. sono lontani quei “momenti”…
quando “uno sguardo” provocava “turbamenti”…
quando la vita era più facile…
e si potevano mangiare anche le fragole….
perché la vita è un brivido che vola via
è tutt’un equilibrio sopra la follia….
…… sopra la follia!

Senti che fuori piove
senti che bel rumore…

Ma forse Sally è proprio questo il senso… il senso…
del tuo “vagare”…
forse davvero ci si deve sentire….
alla fine…. un Po’ male!….
Forse alla fine di questa “triste storia”
qualcuno troverà il coraggio
per affrontare “i sensi di colpa”…
e Cancellarli da questo “viaggio”….
per vivere davvero ogni momento…..
con ogni suo “turbamento”!….
e come se fosse l’ultimo!

Sally cammina per la strada… “leggera”…
ormai è sera…
“si accendono le luci dei lampioni”…
“tutta la gente corre a casa davanti alle
televisioni”…
ed un pensiero le passa per la testa
“forse la vita non è stata tutta persa”…
forse qualcosa “s’è salvato”!!…
forse davvero!… non è stato “poi tutto sbagliato”!
“forse era giusto così!?!”….
…… eheheheh!……
forse ma forse ma sì….

Cosa vuoi che ti dica io
senti che bel rumore…

adoro questa canzone.
Riferimenti: Kundera e l’insostenibile leggerezza dell’essere


Mia figlia ti vola incontro come un treno che deraglia, i piedini non poggiano terra e ti chiedi se il fulcro che le da la spinta sta per terra o nell’ aria. E’ una tipina tutta precisa, puntigliosa e petulante, assomiglia un poco a Sally Brown e come Sally Brown ogni tanto prende le botte dalla vita che non risponde al suo desiderio di perfezione alla perfezione. Allora mi torna tutta scompigliata ferita più nell’orgoglio che nel fisico. Ma si riprende subito e medita vendette e riabilitazioni eclatanti. In parte le assomiglio.
Adesso mi sarei aspettata di vederla alle prese con i perché? e invece è tutta presa dai da dove viene? e dai come è fatto?
Così la sera salta sul lettone comincia l’ arrembaggio:
-Mamma, da dove viene lo specchio?
-Viene dal vetro. Ci si incolla dietro una lamina d’argento ed è fatto lo specchio.
-Aaah… -fa lei tra meraviglia, soddisfazione e un piccolissimo seme d’incredulità- e da dove viene il vetro? Non è che l ‘ inizio, lo sento.
- Il vetro si fa con la sabbia (bambina mia)con altissime temperature..
- E l’ argento??-L’ argento sta sottoterra con tanti altri minerali nelle miniere…
E così via andiamo avanti passando per mobili, legni, suppellettili, fiori, alberi, ceramiche, varia e variegata materia composta da molecole più o meno inermi colorate da atomi speciali fino a che non arriviamo al mare. Prima o poi si arriva sempre al mare, quasi sempre quando la pazienza è ai minimi termini e le mie conoscenze anche. Eccola la domanda paurosa, che segue quelle ben più innocenti sull’acqua, i laghi e le sorgenti.
-Mamma, eeh… il mare come s’è fatto?Eccola lì, lei pigliosa e attenta che attende con semi di sfida la risposta esaudiente:
-Il mare…? Già, come si sarà fatto il mare…
Vado alla ricerca di una soluzione idonea, di un imperativo categorico che metta fine ai punti interrogativi, almeno per la serata, scavo nelle mie reminiscenze e recupero un espediente che mi sembra abbastanza calzante, senza dover chiamare in causa Newton e compagni. Mi viene in aiuto una scena da film di Mosè.
-Il mare l’ ha fatto Dio. Ha alzato l’ indice verso un deserto, una terra arida dove non cresceva un filo d’erba e ha detto: Sia fatto il mare! E così è venuto fuori il mare.
Abbastanza semplice, comprensibile, no?
Lei mi guarda, tenendosi il mento tra le mani, pensierosa ma solo per un margine di secondo, il tempo di formulare un’ ultima domanda, il colmo della meraviglia, della curiosità e dell’incredulità dipinta sulla sua faccina e trascinata nella sua vocina imperiosa:
-Mamma, ma come fa Dio a essere così mago?


a proposito di che? a proposito di una circolare che il preside di una scuola di Avezzano ha avuto la pessima idea di concepire nei suoi più reconditi pensieri, certamente nottetempo, organizzare su un foglio bianco, probabilmente marca Pigna, e sottoscrivere tramite la punta di una penna sicuramente firmata.
La circolare in questione mette alla berlina l’uso da parte delle studentesse della scuola, s’intende d’impegno superiore, dei pantaloni a vita bassa, dei correlati ombelichi al vento e maliziosità posteriori appena contenute.
La cosa, come è naturale che fosse, ha impegnato i salotti televisivi e dalla discussione sarebbe certamente scaturita una gran polemica se non ci fosse venuto in soccorso il presidente della consob(o codacom o simile) il quale ha invitato tutti, Preside compreso, a minimizzare la cosa poichè nei Paesi del resto d’Europa gli adulti sono avvezzi a tollerare ben altri sfizi.Pare, ad esempio, che ai londinesi in giro per la metropolitana non di rado capiti di incappare in teen-agers con un topone addomesticato sulla spalla.
Ora, molto umilmente,io mi domando: perchè dall’estero dobbiamo sempre imparare e importare il peggio?
Ps: il suddetto Presidente ha due bambine alle quali, parole sue, non permette di guardare la televisione. meditiamo gente .