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Tag: niente

goccedisally: niente da capire

Dic 9
Senza categoria


Però Giovanna io me la ricordo. Per davvero…
Non enigmatica come quella della canzone di De Gregori
Ma solare e spumeggiante come un mare di energia
Esuberante Giovanna? e brillante, spiritosa e intelligente
Un po? cicciotella forse? ma fa parte dell?esuberanza e del resto,
conosco gente in carne felice di esserlo.

Ho girato l?angolo e ho visto un fantasma, troppa paura a tirarlo per un lembo troppo sgomento che cerca una misura. Congettura?.respira profondo?calma: non è che non mi riconosce, perché sono cambiata, non è che non mi saluta perché offesa con me. E? proprio che neanche mi vede.
Sta in una palla di vetro che non è ?sottovuoto? ma semplicemente un altrove che contempla solo il sé e neanche un se.
Dicono sia normale uno ogni diecimila abitanti.
Ha tagliato i capelli, sono buona? li ha rasati. E? dimagrita da far paura, trascina il passo per strade conosciute con la sua sacca in spalla, si capisce che non ha una meta precisa ma s?intuisce anche che non ha intenzione di abbandonare quell?ultima resistenza: vestirsi, lavarsi, prendere un autobus, attraversare una strada.
Si sente squillante la sua risata alla fine del liceo sulla sua faccia come una giornata di sole ma degrada in un intrigo di cose nascoste e indeformabili che avvolgono ormai del tutto quella che era la luce nei suoi occhi. Inutile investigare?

- Ch?è successo?
- che è successo?
- che è successo?.
- che è successo?? chiedono impressionati i folletti del bosco.

- Che sarà stato….
- che mai sarà stato?
- ma che sarà stato mai?.
- che è stato?
- che è stato?.? fanno eco gli elfi della foresta?

- Un amore contrastato?.un contrastato amore?.
sussurrano le fate tra le chiome.
- Una madre cattiva ?.una cattiva madre?.
sospira la luna.
- Una prof. puttana?.una puttana di prof?
bisbigliano i puffi sotto i funghi.

Infelice?infelice, gracchiano le megere?.
E c?ha pure una certa età ormai?.graffiano gli gnomi sotto vento.

-Ma non basta?
?.non può essere?
-Troppo poco?
S?agita un coro tra le stelle trepidanti.

-Eppure?eppure?eppure?
anche niente alle volte è sufficiente
Basta un niente alle volte?..mormorano tra loro le foglie in nidiata.

E tutti lì a cercare una spiegazione per Giovanna che scivola via pesante come una nave da guerra, dura come un calcio nello stomaco, distante come il pianeta nettuno perduto in un?altra galassia, insondabile come l?abisso su cui sta in equilibrio sommario.

Crack fa il ghiaccio che si spacca
frumfrum fanno le campanule nel vento
ole fanno le farfalle quando sbattono le ali.


Le festività pasquali sono quasi passate. Tanto meglio, perchè la settimana di Pasqua è una di quelle cose che mi mette a disagio.
Affronterò il rischio puerile del ridicolo e cercherò di spiegare il perché. Cercherò di spiegarlo soprattutto a me stessa.
Si comincia col Venerdì Santo, ma anche dal giovedì, che già circolano gli auguri:
- Buona Pasqua! Auguri!
- Scusa, ma auguri che: deve ancora morire!?
Deve ancora uscire la processione coll?Addolorata, e tutti a fare uno scampolo di Via Crucis, tra la quattordicesima e la sedicesima posta, è tutto un fioccare di “auguri”, auguri?
-Auguri che?.. glie’ stanno a fa ‘rfunerale!
Il Venerdì Santo il macellaio ha preso l’abitudine di fare orario continuato, così non s’ ingorga e alle due e trequarti trovi la gente che si accaparra i pezzi migliori d’agnello: questo sì che è pensare pragmatico!
Alle cinque tutti al Pianeta per uovo e colomba, alle sei in pasticceria ad ordinare la pastiera di ricotta colla vaniglia e il cedro candito. Si finisce che mentre l’Addolorata accompagna il Cristo al Sepolcro si appuntano gli ultimi dettagli per la domenica di Pasqua, il menù, l’abbigliamento, un brulicare di brusii sopra il de profundis. Insomma il venerdì è già proiettato nella domenica di resurrezione. E saltiamola questa crocefissione, che porta pure male!
Sorvoliamola.
Del resto se sai che poi risorge non ci stai poi a pensare più di tanto, che vuoi che sia: sembra quasi una finta. Sì va bè lo mettono in croce ma poi risorge bianco e luminoso, non ci pensare.
Sarà per questo che preferisco le rinascite alle resurrezioni.
Nei miei pensieri non c’è mai stata resurrezione. Cristo per me è ancora lì sulla via del Golgota che si porta addosso il dolore universale delle cose senza senso, di un male che investe il mondo senza colpe da poter espiare, senza spiegazioni per poter giustificare, senza la magra consolazione di una resurrezione della materia in un paradiso sensato.

Un Cristo che accetta supplizio e sudario assumendo su di sé tutta la sofferenza, le atrocità, il male dell?umanità non per il senso estremo di alleviare quell’umanità dal peso duro e spietato dell’esistenza.
Un Cristo che si veste da capro espiatorio.
In un atto che non a caso si chiama Passione.
Ma un Cristo che porta su di sé i segni della lacerazione come segno di solidarietà e comunanza.
Non ho la pretesa di aver spiegato o di aver capito in poche parole perché non riesco a dare un senso alla pasqua. Forse perché vorrei una pasqua tutti i giorni.
Quando fai un gesto gentile. Quando sei onesto con gli altri ma soprattutto con te stesso.
Quando sei beneducato.
Quando pensi che lo Stato non è un entità astratta ma sei tu stesso e quello che fai di buono per lo Stato lo fai per te stesso.
Quando ti rendi conto che, anche se siamo tanti e diversi, viviamo tutti su questa faccia di terra, tutti in balia delle onde.

massimo sansavini: dietro le maschere


La musica ci accompagna, le canzoni fanno da colonna sonora alla nostra vita. E?’ una grande ovvietà ma ricordiamo momenti di vita legati alle note che ne fanno da spartito.
C’è sempre qualcuno che canta sul momento più bello della nostra vita, per quella volta che siamo stati felici. Finiamo col legare quella canzone indissolubilmente a un volto, un’ espressione, e ce n’è una anche per quando abbiamo pianto, per quando abbiamo perso, per quando sapevamo che una canzone non ci avrebbe consolato, per quella sensazione di mondo che ti crolla addosso o peggio che t’ ignora. Poi ci sono le canzoni che ti calzano precise, per i tuoi momenti di vita, che sembra quasi che chi le scrive sta pensando a te.
E c’ è sempre una canzone nel juke box, o al supermercato per farci scivolare su una qualche nostalgia. Di tanto in tanto è la radio, improvvisamente a svegliarci un ricordo, e qualche volta siamo proprio noi stessi che, guidati da un chissà che, allunghiamo la mano verso i nostri cd, i nostri dischi, i nostri nastri e ne scegliamo uno a caso che poi non è proprio un caso: è una voglia di passato, di rivivere emozioni attraverso canzoni.

Ultimamente mi sono convinta che poi ognuno di noi ha un lifemotive che a volte neanche conosce o riconosce. Musica e parole che non sono legate a un momento particolare ma ce l?abbiamo nelle ossa ed è un po’  una filosofia, il tessuto che lega le ossa. Una canzone che c’ entra poco con gli altri, che non ha legami particolari ad un preciso momento di ebbrezza o di malinconia. Non sai perché o quando lo è diventata solo che di tanto in tanto ti ritrovi a canticchiarla, la senti che è lì che ti stava aspettando solo ed esclusivamente per farsi riconoscere, per abbracciarti. Non è la canzone di un momento, è la canzone della tua vita.

Niente da Capire è la mia canzone.

Le stelle sono tante, milioni di milioni,
la luce dei lampioni si confonde con la strada lucida.
Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte,
con l’anima in riserva e il cuore che non parte.
Però Giovanna io me la ricordo ma è un ricordo che vale dieci lire.
E non c’è niente da capire.
Mia moglie ha molti uomini,
ognuno è una scommessa perduta ogni mattina nello specchio del caffè.
Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce,
ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce,
però Giovanna è stata la migliore,
faceva dei giochetti da impazzire.
E non c’è niente da capire.
Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve,
che freddo amore mio, pensaci bene a far l’amore.
È giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male,
io non ti invidio niente,
non ho niente di speciale.
Ma se i tuoi occhi fossero ciliege io non ci troverei niente da dire.
E non c’è niente da capire.
È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi,
mi dicono che stai vincendo e ridono
da matti, ma io non lo sapevo che era una partita,
posso dartela vinta e tenermi la mia vita.
Però se un giorno tornerai da queste parti,
riportami i miei occhi e il tuo fucile.
E non c’è niente da capire

F. De Gregori- Frandesco De Gregori, Niente da Capire(1974)

il sunshine è di Giancarlo Piranda