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Tag: goccedisunshine


My lady D’arbanville
Why do you sleep so still?

Stasera che non mi sono lavata i denti voglio stupirti con effetti speciali.
E con un paio di confessioni.
Poche, perché te l’ ho detto subito: su di me solo indizi

I’ll wake you tomorrow
And you will be my fill, yes,
you will be my fill.

La prima non mi riguarda direttamente, riguarda mio figlio che da grande vuole fare il fuochista, ma non come quello sulle navi di de gregori, proprio quello dei fuochi d’artificio. E così. Per impratichirsi ha iniziato a tirarmi giù il terrazzo a colpi di rauti legati insieme venti per volta e avvolti in carta di giornale.


My lady D’ arbanville
Why does it grieve me so?…

La seconda è che vorrei andare a vivere in un trullo.
Il trullo mi piace fino in fondo.

But your heart seems so silent
Why do you breathe so low….
Why do you breathe so low….

Un bel trullo rotondo e semplice…

My lady D’arbanville
Why do you sleep so still?…

La pianta circolare, da sempre, è indice di abbattimento delle barriere, il non plus ultra della disinibizione e della schiettezza.

I’ll wake you tomorrow
And you will be my fill, yes, you will be my fill….

La pianta circolare nella sua primitivitezza e con tutta la sua rozza essenzialità rappresenta il massimo della democrazia.

My lady d’arbanville
You look so cold tonight…

Naturalmente ci andrei a vivere da sola, perché come è noto non sono molto democratica e ai miei spazi, distinti e separati ci tengo in modo più viscerale che la pianta di un qualsiasi trullo.

Your lips feel like winter
Your skin has turned to white…

La terza cosa è che tra le due sfigate della storia della canzone, lady d’arbanville e marinella, io preferisco la prima che mi rallegra, mi mette in sintonia, mi da forza e volontà.

I loved you my lady
Though in your grave you live….

Non mi stancherei mai di ascoltarla.
Lo so, lo so bene che tra la prima e la seconda passa la stessa differenza che passa tra una telenovela brasiliana e un film d’autore.

I’ ll always be whit you
This rose will never die, this rose never die…
This rose will never die, this rose never die….

Non è neanche una ballata extravagante, è una cosa semplice semplice, all’ apparenza, di una ingenuità che non richiede altra riflessione.

My lady D’arbanville
Why do you sleep so still?…

Sono grossolana, semplice e rudimentale come l’ uomo nelle caverne di fronte al mistero del tuono.

Why do you sleep so still?…

Credo nella magia della ripetitività….

Why do you breathe so low

e della reiterazione ad oltranza… Why do you breathe so low

credo nella suadenza dei suoni….

You look so cold tonight…

piuttosto che nel loro significato, vivo d’ immagini e assonanze….
Your lips feel like winter…

più che di contenuti e argomenti…
Your skin has turned to white…

Non credo invece alle varie traduzioni libere, troppo libere quelle che girano su internet, quella in italiano e quella francese sono ugualmente indecenti. Vogliono a tutti i costi costruire una storia:
Come si fa a tradurre “Why do you sleep so still?” in “io sono il tuo destino”? sarà anche suggestivo, ma non c’entra niente, è un’altra canzone.

Credo nel potere insinuante e anestetizzante dell’ipnosi…
Why do you breathe so low…

Credo nel potere dell’esorcismo…
Though in your grave you live…

Credo nell’immediatezza dei tempi al passato…
I loved you my lady…

I lovedfa tutto da solo.

Allora appoggio la testa allo schienale della poltrona e chiudo gli occhi. E mi immergo con lo stesso spirito di bob de niro nell ‘ultimo fotogramma di c’era una volta in america, in un altro film di sergio leone. Con il gran canyon che non è il gran canyon ma che comunque si perde a vista d’occhio nell’orizzonte e lee van cleef in sella al suo cavallo va incontro a clint eastwood, fucile e fondina e il sole incendia gli speroni, le fibbie e le facciate bianche delle case, e clint dice con voce sommessa:
sei stato poco attento, colonnello…
e mortimer dice con voce insinuante:
indio, tu il gioco lo conosci già…
E le mele fanno la loro parte e cadono dall’albero e gianmaria volontè anche, e muore senza fare troppe storie.
E il colonnello dice con voce arresa ma non sconfitta:
un’altra volta ragazzo, un’altra volta…
ed è già tutto passato, tutto finito.
E tutto trova equilibrio, tutto trova misura e compensazione,
i conti tornano, tutti quanti, sulle chiappe del cavallo che si allontana verso il fondo della sterminata vallata e diventa un puntino lontano, come il dolore, che in fondo capisci che è una cosa che te la puoi portare sulle spalle in sella al tuo cavallo e attraversare le cose immutabili che sono sempre nuove, e le cose immobili che non stanno mai ferme, e le cose nuove che non cambiano mai. Passerà anche questa stazione, come passa il dolore, diceva un’altra ballata italiana, che gli italiani ci sanno fare con le parole.
La musica inonda la vallata
I loved you my lady…
Though in your grave you live….

…e una risata di scherno che si perde in lontananza si fa beffe delle parole.

La la la la la la…

Ed è così che infine posso dire al mio schiavo:
ti sei perso il senso del gioco, amore mio
ti sei perduto  la fantasia…

e allontanarmi in sella al mio cavallo in pace col mondo verso il fondo della vallata dove, certamente, mi aspetta rossella o’hara.


C’ è charlie parcker sul piatto che gira, un tempo si sarebbe potuto dire e sarebbe stato un bel dire ma oggi, con tutte queste diavolerie tecnologiche la magnificenza che viene fuori dalle mani si fluidifica e non sai neppure da dove, come arriva. Si smaterializza in una strana stregoneria che sa di fantascienza, e la magia delle mani sembra dissolversi…

Artigiano. La parola artigiano mi fa impazzire, credo che sia una delle più belle parole che ci siano.
Se credessi in dio lo penserei come un artigiano rifinito, in grado di fare un po’  di meglio rispetto a quanto avrebbe fatto se esistesse davvero e davvero fosse stato lui a fare l’ uomo a sua immagine e somiglianza. M’ investo di bassa autostima collettiva e dico: come artigiano non doveva essere un granchè.
Ma quest’ idea del dio artigiano credo esista già nella coscienza collettiva, perché guarda caso, suo figlio cristo, è figlio putativo di un falegname, quindi un artigiano. Uno che fa le cose con le mani: essenzialità dell?umanità. E siccome credo che i veri padri siano quelli che i figli li crescono e non quelli che li fanno, io credo nel cristo, credo nel figlio del falegname e non nel figlio di dio.
Ecco perchè in fondo nel natale ci credo.
Perchè credo in un cristo che nasce alla terra tutti i giorni, da quando l’ uomo è comparso sulla terra, credo che faccia i salti mortali per moltiplicare i pani e i pesci. Credo in un cristo che scaccia i trafficanti dai templi, e mette il dito nelle piaghe, credo in un cristo che sa camminare con lievità sulle acque, non sempre limpide, e portare fino in fondo la sua croce sulle spalle, credo che a volte abbia paura perché la notte è buia e fonda senza la luce di una cometa, ma alla fine, quando trova uno straccio di coda di cometa, riesce a fare anche miracoli.
Certo, non sempre si possono fare i miracoli, la notte e la paura a volte prendono il sopravvento e tutto diventa più cattivo e la sensazione di un? umanità malvagia e povera prevale, lo capisco, ma pensa che le comete sono poche e gli uomini tantissimi, e la sfiga, che pure è di questo mondo, ci vede molto bene.
Il mio presepe quindi, lo dedico a tutti quelli che soffrono, anche se non lo sanno, perchè possano trovare nuova linfa per la loro via crucis.

Buon natale, da tutto il condominio. Le parole che ho in mente sono di questa canzone:

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.
(C’ è tempo, ivano fossati)


Dovremmo eterna gratitudine a chi riesce a dare parole ai nostri pensieri, musica ai nostri sentimenti. Sono i nostri portafortuna e la nostra riserva di marmellata. Sono anche coloro che stringono tra le mani le nostre più belle foto di famiglia o quelli che le strappano.
Senza di loro, poeti e cantautori, musici e mistici come sapremmo raccontare le nostre vite?
Questa per esempio, mi sembra una bella cosa per raccontare e ricordare la nascita di mia figlia, che compie gli anni proprio in questi giorni.

Benvenuto raggio di sole, a questa terra di terra e sassi
a questi laghi bianchi come la neve, sotto i tuoi passi stanchi
a questo amore a questa distrazione, a questo carnevale
dove nessuno ti vuole bene, dove nessuno ti vuole male.
A questa musica che non ha orecchi, a questi libri senza parole
benvenuto raggio di sole, avrai matite per giocare
e un bicchiere per bere forte, e un bicchiere per bere piano
un sorriso per difenderti e un passaporto per andare via lontano
Benvenuto a questa finestra, a questo cielo sereno
a tutti i clackson della mattina, a questo mondo gi troppo pieno
a questa strana ferrovia, unica al mondo per dove può andare
ti porta dove porta il vento, ti porta dove scegli di ritornare
A questa luna tranquilla, che si siede dolcemente
in mezzo al mare c’è qualche nuvola ma non fa niente
perché lontano passa una nave, tutte le luci sono accese
benvenuto figlio di nessuno, benvenuto in questo paese.

benvenuto raggio di sole, francesco de gregori


Prima che una liberazione, fu una guerra d’invasione come oggi in iraq, come in afganistan e gli altri.
Ci furono morti anche tra i civili, donne e bambini, sotto i bombardamenti degli “alleati”, proprio come in iraq.
Ma il più degli italiani sono stati contenti e quand’ero bambina si raccontava la favola degli americani che avevano liberato l’ italia dall’orco assassino per amore di democrazia, libertà e fratellanza.

Ah l’amerika! Che paese meraviglioso!!!..

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

Franco battiato, povera patria (come un cammello in una grondaia, 1991)


Vacanze……come dire? Vacanze!
Come dirlo in altro modo, con questo senso di doppio senso e ambiguità che tanto caro è agli umani, difficile da sondare, ma come dirlo in altro modo se non: vacanze. Le vacanze, come gli esami, possono non avere mai fine.

E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
poi scuse accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi vivi ridi o sei perduta
col suo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov’è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

fabrizio de andrè(indiano) , hotel supramonte 1981

Oggi chi mi accoglie è questa canzone di fossati che guarda caso ha un alter ego femminile che si chiama fiorella mannoia e a me sta benissimo perché sono una che vede doppio, pensa doppio, parla doppio. Sentir cantare le canzoni di fossati dalla mannoia mi spiana la strada. Ho un’anima bianca ed una nera da far convivere in uno scantinato e ho cominciato a pensare che fossati e mannoia siano la stessa persona, semplicemente con voci diverse per momenti e occasioni diverse.
Oggi, dicevo, ho gradito in modo particolare l’ atmosfera di questa canzone e la soavità della voce di fossati, calda ed evocativa. I suoi toni mi hanno ristorata e rinfrancata, le parole mi hanno fatto rituffare in un flusso di vita, uno qualunque…non gli ho chiesto chi fosse, chè comunque è universale.
La dedico al mio capo scombinato, disorganizzato e disordinato che pretende i miracoli a maggio perché giugno è alle porte e forse sta pensando di licenziarmi perché per i miracoli non sono attrezzata. Potrei anche gradire l’idea perché forse mi sono lievemente scoglionata di fare otto ore sottopagata e guardata male quando approfitto della 62 sui telelavoratori. Gli dirò che la mia postazione non è mai stata ergonomica e ultimamente causa l’ oberarmi di mansioni sono costretta a trascurare il mio amato blog. Fakkiù, gli dirò.
Gli dirò: capo, con tutto il rispetto, ma qui dentro si lavora molto meglio quando non ci sei.
Fakkiù.

I Treni A Vapore

Ivano Fossati – Dal Vivo Volume 3 (2004)

Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
altre notti sono vele piegate a navigare.
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare.
Delle città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà.
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà.
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest’inverno passerà.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà

Per quell’ inverno che arriverà io invece raccolgo fiori, poi per il resto ci troviamo su tutto.


Ragazze birbanti che corrono via e non si sa dove vanno, si sa soltanto che
che non tornano mai,soprattutto, non ritornano mai uguali.
Ragazze bizzarre e graziose: ce n’ è per tutti gusti qualcuna riesce perfino a far finta di essere assennata.
A volte solo per un ora un uomo può cambiare per un’ ora soltanto la sua faccia straniera.
Loro navigano lontano, lontano
piccole onde indolenti non tornano mai uguali
vanno sempre da un’ altra parte
navigano navigano piccole onde presupponenti
si fanno trasportare forse spinte dalla promessa di dolci parole
e da una mano menzognera, indifferenti nei loro occhi blu e
si può pensare a loro come all’ ultima cosa
che ti piacerebbe guardare nell’ultimo istante della tua vita
ma loro, indifferenti e indolenti, se ne vanno
sempre da un’ altra parte
e non ritornano
attenzione però…potresti ritrovarti in ginocchio

(libero adattamento di sally)

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise,
They got pretty blue eyes.
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange -
Looks strange, looks strange.

Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand,
Pulls you down on your knees,
While you’re down a pool appears.
The face in the water looks up,
And she shakes her head as if to say
That it’s the last time you’ll look like today.

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Sail away, away.

The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know,
The water gets below.
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that I know.

Angels never know it’s time
To close the book and gracefully decline,
The song has found a tale.
My, what a jealous pool she is.
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away.

Sail away, away
Ripples never come back.
They’ve gone to the other side.
Look into the pool,
Ripples never come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they’ve gone to the other side.

Ripples
Genesis A Trick Of The Tail (1976)

Sono rimasta senza caffè. Ho trovato del decaffeinato solubile che ha lasciato mio padre. Ci ho versato sopra l’acqua calda con molta diffidenza l’ho assaggiato. Dopo mi sono chiesta come si fa a gradire simili schifezze. Può essere l’età?


La musica ci accompagna, le canzoni fanno da colonna sonora alla nostra vita. E?’ una grande ovvietà ma ricordiamo momenti di vita legati alle note che ne fanno da spartito.
C’è sempre qualcuno che canta sul momento più bello della nostra vita, per quella volta che siamo stati felici. Finiamo col legare quella canzone indissolubilmente a un volto, un’ espressione, e ce n’è una anche per quando abbiamo pianto, per quando abbiamo perso, per quando sapevamo che una canzone non ci avrebbe consolato, per quella sensazione di mondo che ti crolla addosso o peggio che t’ ignora. Poi ci sono le canzoni che ti calzano precise, per i tuoi momenti di vita, che sembra quasi che chi le scrive sta pensando a te.
E c’ è sempre una canzone nel juke box, o al supermercato per farci scivolare su una qualche nostalgia. Di tanto in tanto è la radio, improvvisamente a svegliarci un ricordo, e qualche volta siamo proprio noi stessi che, guidati da un chissà che, allunghiamo la mano verso i nostri cd, i nostri dischi, i nostri nastri e ne scegliamo uno a caso che poi non è proprio un caso: è una voglia di passato, di rivivere emozioni attraverso canzoni.

Ultimamente mi sono convinta che poi ognuno di noi ha un lifemotive che a volte neanche conosce o riconosce. Musica e parole che non sono legate a un momento particolare ma ce l?abbiamo nelle ossa ed è un po’  una filosofia, il tessuto che lega le ossa. Una canzone che c’ entra poco con gli altri, che non ha legami particolari ad un preciso momento di ebbrezza o di malinconia. Non sai perché o quando lo è diventata solo che di tanto in tanto ti ritrovi a canticchiarla, la senti che è lì che ti stava aspettando solo ed esclusivamente per farsi riconoscere, per abbracciarti. Non è la canzone di un momento, è la canzone della tua vita.

Niente da Capire è la mia canzone.

Le stelle sono tante, milioni di milioni,
la luce dei lampioni si confonde con la strada lucida.
Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte,
con l’anima in riserva e il cuore che non parte.
Però Giovanna io me la ricordo ma è un ricordo che vale dieci lire.
E non c’è niente da capire.
Mia moglie ha molti uomini,
ognuno è una scommessa perduta ogni mattina nello specchio del caffè.
Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce,
ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce,
però Giovanna è stata la migliore,
faceva dei giochetti da impazzire.
E non c’è niente da capire.
Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve,
che freddo amore mio, pensaci bene a far l’amore.
È giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male,
io non ti invidio niente,
non ho niente di speciale.
Ma se i tuoi occhi fossero ciliege io non ci troverei niente da dire.
E non c’è niente da capire.
È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi,
mi dicono che stai vincendo e ridono
da matti, ma io non lo sapevo che era una partita,
posso dartela vinta e tenermi la mia vita.
Però se un giorno tornerai da queste parti,
riportami i miei occhi e il tuo fucile.
E non c’è niente da capire

F. De Gregori- Frandesco De Gregori, Niente da Capire(1974)

il sunshine è di Giancarlo Piranda


Avrei imbandito per te una tavola ricca di cibi sofisticati e abbondanza di frutti esoticici.
Tu hai preferito rinchiuderti in cucina a rovistare tra i rifiuti come un gatto randagio.
E come un gattino randagio sorpreso nel buio mi hai sgranato addosso lucenti occhi impauriti sotto il pelo arruffato e bagnato.
Sei rimasto sospeso e rigido sulle tue unghie contratte, indeciso
se mantenere quell?equilibrio o conficcarmele nella pelle.Credevo che fossi il mio buongiorno.
Ero solo una della fila.
Un palo tra i tanti pali della tua staccionata, su cui il sole passa e getta un’ ombra indifferente.
Mi hai regalato solo una sequenza già nota, che non devo far altro che allungare la mano e premere un dito su play, per riviverla.
Ho dita leggere sui tuoi fianchi. Il mio profilo esausto è rimasto abbandonato sul tuo ventre attratto senza rimedio dalle viscere nelle viscere.
Gocce di rugiada su labbra imbastite di un amore acre e narciso.
E non chiedo altro che ti dimentichi di me.

Narciso parole di burro
si sciolgono sotto l’alito della passione
Narciso trasparenza e mistero
cospargimi di olio alle mandorle e vanità modellami…

Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità

Narciso parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni
Narciso sublime apparenza
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità ispirami.

Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità
abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità

Conquistami

Carmen Consolo- Narcisse( Parole di burro)
État de Necessité-2001


Non sono molte le convinzioni che ho per la vita, quelle ferme, basilari e incontrovertibili. Solo due o tre e tra queste senz’altro al primo posto c’è che esiste un popolo di mare e un popolo di terra.
Certo, non è acqua calda che ho scoperto io, è cosa vecchia.
Ma di questa cosa sono fortemente convinta e certa, ce l’ho nei succhi gastrici ormai digerita.

La gente di mare coltiva il rispetto e il risvolto delle cose. Il mare è ciò che separa ed isola ma è anche ciò che congiunge, il ponte.
Per la gente di mare oltre il mare c’è sempre qualcosa, un’altra terra magari e il motivo per attraversare quel mare. Per la gente di terra oltre la terra c’è ancora terra.
Per la gente di mare le cose si alternano. Si avvicendano senza necessariamente seguire una corretta consecutio tempora.
Le stessa parola finisce sempre coll’avere due significati diversi, opposti a volte.
A seconda…

Un’altra cosa di cui sono convinta è che esista una cultura dell’ immedesimazione ed una della distanza. Concetti base, ingredienti sostanziali per ricette completamente diverse.
Gli ingredienti vanno mescolati con sapienza, capire le dosi è essenziale.
E’  un mestiere.

La giusta distanza, appunto, tra distanza ed immedesimazione, tra noi e gli altri, tra noi e le cose.
Sembra niente e sembra facile, ma dalla giusta distanza può dipendere la riuscita di un’ impresa.
Questo lo sanno bene i fotografi, che una bella fotografia non è solo un fatto di luci ma anche di rapidi calcoli sulle distanze.
La tenuta dei rapporti, ma soprattutto la conoscenza delle cose avviene solo grazie alla nostra capacità di che non vuol dire estraneità, anzi, paradossalmente, ti porta all?opposto, all?intima conoscenza o meglio – all’ interiore conoscenza.

Che adoro Fossati per quella storia che ha scritto una canzone per me, ormai lo sa tutto il globo.
La verità è che lo stimo perché appartiene a quella razza che si misura sulle distanze.
Che si prova sulle distanze.
Che cura le distanze e le coltiva con l’ acqua e a volte, pure col dolore.

Lui non lo dice mai questo fatto, ma qualche volta ce lo infila tra le parole.

>Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perchè voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
altre notti sono vele piegate a navigare
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare
Delle città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perchè so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani
Mi sogno i sognatori che sognano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest’inverno passerà
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà

erano i treni a vapore
per fiorella mannoia, l’alter ego di fossati.