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Tag: goccedibaccanale


L?espressione brutta e perfidiosa, l?hai mai sentita?
Brutta come il peccato, che se il peccato esiste va a rintanarsi nella tana?
Lei non solo era brutta e perfidiosa, ma pure maledetta, da sua madre in letto di morte e si sa che le maledizioni di mamma ti colgono come una mannaia. La zingara aveva completato l?opera: nella tua mano destra vedo il carcere, nella sinistra il manicomio. Insomma: lassù di certo non c?era qualcuno che amava Leonarda Cianciulli da Montella, classe 1893, anzi pare ci fosse proprio qualcuno che la detestasse, lassù.
Nonostante non fosse certo una bella donna, e di certo di carattere non facile per quanto volesse apparire spensierata, trovò un uomo che la sposò e la portò in città, evidentemente non badava lui a certi dettagli e andava al sodo, almeno sul principio. Inizialmente questo marito aveva persino un buon lavoro da impiegato ma quando nel 1931 l?ennesimo terremoto fece tremare la terra d?irpinia, i coniugi persero tutto e decisero di trasferirsi al nord, a correggio. Lui non trovò un altro lavoro ma si mise a bere e leonarda cianciulli da montella si arrangiava col commercio degli abiti usati e i dolci fatti in casa fin quando il marito non l?abbandonò del tutto.
Diciassette gravidanze, solo quattro figli sopravvissuti. Anche questo le aveva predetto la zingara e lei, la sora Leonarda, allo zingarume cominciò a crederci sul serio, tanto da prendere lezioni di magia e divinazione e darle a sua volta alle vicine tra un biscotto fatt?in casa e una merenda. Faceva anche il sapone, la leonarda, perché come sai a quei tempi il sapone si faceva in casa., più sotto ti dico gli ingredienti, come anche dei famosi biscotti.
Quello che conta è che a un certo punto una delle fattucchiere profetiche l?avverte: stai attenta ai tuoi figli superstiti, qualcuno vorrà portarteli via, morte miseria e sventura aleggiano ancora sulla tua famiglia: tu dovrai difenderli, sacrificio umano necessita?
Infatti arriva la cartolina di precetto per il figlio più grande, siamo nel 1939, da qualche parte c?è la guerra e leonarda si dimentica dell?altra profezia, quella della mano sinistra e quella della mano destra.
Una delle amiche più care di leonarda si chiamava faustina setti, un?anziana signora che non si rassegnava alla solitudine e avrebbe voluto trovar marito. Leonarda in piena amicizia la consiglia: vedi è difficile che tu possa trovare qualcuno qui in paese, proviamo intorno, tra i migranti, leggiamo gli annunci, che c?è né tanti e vediamo qualcuno a cui rispondere. La corrispondenza iniziò, sotto la vigile e attenta direzione di leonarda e arrivò il giorno dell?incontro e quello fissato della partenza. Faustina parte ma non arriverà mai a pola, perché passando a salutare la sua cara amica e confidente consolatrice anche per lasciarle le poche cose che non si porta dietro, si becca un colpo di scure tra capo e noce di collo: leonarda atterra la vittima.
La trascina in uno stanzino.
La seziona in nove parti con un seghetto, ne raccoglie il sangue in un catino.
Al centro della cucina, come sempre, bolle l?acqua nella pignata. Quella per il sapone.
Leonarda getta dentro i pezzi della comare, ci aggiunge sette chili di soda caustica e rimescola con cura.
Il sangue serve per i biscotti.Coagulato ed essiccato al forno, macinato e mescolato con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova., un poco di margarina, impastare il tutto per una gran quantità di pasticcini croccanti da servire alle amiche in visita. Ma neanche lei disdegna l?assaggio.
E? il 18 dicembre del 1939.
A francesca soavi, Leonarda, aveva promesso un lavoro nel colleggio femminile di piacenza.
Solita prassi: scappatine dall?amica per i saluti e le raccomandazioni affidamento dei pochi beni, è il 5 settembre del 1940, la sera gran festino a base di biscotti freschi.
L?ultima vittima, ultima semplicemente perché il trucco dei biscottti venne fuori, si chiamava virginia cacioppo, ex-cantante lirica con velleità di ritrovare il proprio passato da artista. La cara leonarda le propone un incontro con un misterioso impresario al teatro di firenze. Impresario inesistente, teatro inesistente. La prega come al solito di non far parola con nessuno, e virginia entusiasta mantiene la parola fino al giorno della partenza quando si reca valigia pesante e tacchi a spillo, a casa di leonarda per i soliti saluti. Dal diario di Leonarda dal carcere apprendiamo che la carne di virginia era grassa e bianca, a operazione ultimata vi aggiunse un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili.
Poiché anche leonarda aveva una coscienza, le saponette così ottenute non le vendeva ma le dava in omaggio ad amiche e conoscenti, così come pure i dolci.
Una vicina di casa intrigante e un commissario ostinato porteranno in carcere leonarda cianciulli classe 1894. Durante il processo Leonarda dovette dimostrare di essere capace di dissezionare un cadavere senza l?aiuto di nessuno: la dimostrazione durò dodici minuti e le fruttò trent?anni di reclusione e tre anni di manicomio giudiziario.
Muore nel 1970 lasciando un diario e un libro di ricette.

Il male non è un inedito.

goccedibaccanale: colpa di tommy

Apr 17
Senza categoria


Non c?è bisogno che ti dica cos?è un baccanale, non è vero?

esorcizzare
Ti ricordi i bei tempi in cui si facevano rituali sacrificali?
La vittima di solito era sacra ciò non impediva di sacrificarla sull?altare della divinità anzi la si uccideva proprio perché era sacra, ma anche, diventava sacra perché sacrificabile.
Sembrerebbe una contraddizione, probabilmente lo è, fatto sta che istituzionalizzando per questa via l?omicidio la vittima acquisiva in virtù del rituale un valore sociale e solidale, forse per questo era sacra: la violenza separa, la vittima unisce. Ciò che diventa simbolo redime.
Cose strane poi possono succedere e infatti sono successe.
Con il 1° testamento il sistema sacrificale comincia a vacillare.
Ti ricordi caino e abele? Ebbene: caino era pastore faceva sacrifici di frutti della terra, abele era allevatore, soleva sacrificare il vitello più grasso, ancora a essere sacrificato era un essere vivente anche se non proprio umano. Cosa succede? Caino uccide abele, fuori dal rito ed è forse anche la morte di un?istituzione. Da allora niente più riti con sacrifici di esseri viventi: dio fermerà, all?ultimo momento, la mano di abramo sul collo di isacco e cristo diventerà sacro, ma a sacrificio avvenuto e sarà l?ultima immolazione rituale.
Il rito, da allora in poi si servirà di simulazioni, per strane vie metafisiche espelle l?omicidio e comincia a usare la memoria: il sacrificio si perpetua in virtù del ricordo del sacrificio, della sua imitazione. Alla vendetta si sostituisce il perdono, alla vittima del rito il suo simbolo, alla violenza una sorta di umanesimo indifferente e distratto, al prodigio il miracolo. E la resurrezione con la redenzione.
Perché noi adesso siamo diventati civili e non potremmo tollerale spargimenti di sangue sugli altari, abbiamo dimenticato i sistemi con cui si incanala la violenza, la si controlla, la si circoscrive: istituzionalizzandola. Noi logicamente abbiamo dimenticato certi sistemi tribali.
?Se il sacrificio appare come violenza criminale, non c?è invece quasi violenza che non possa essere descritta in termini di sacrificio, per esempio nella tragedia greca? (renè girard).
Ma questo alla storia non basta, occorre dimenticare non solo il sacrificio ma anche ciò che il sacrificio esorcizza, la violenza, quella criminale, quella pulsione di violenza e morte di cui, forse non a ragione parla freud, insieme al rito abbiamo creduto di poter espellere anche lei.
Neanche nel criminale crediamo poi tanto: chi compie crimini efferati di solito è malato, folle, incapace d?intendere e volere oppure recuperabile in meno di dieci anni, perché il nostro sistema penale è volto al recupero e al reinserimento di chi usa la violenza nella società ?civile?.
Questo rischia di essere un lungo post, mi rendo conto, ma è tutta colpa di tommy se mi sono trovata a riflettere su temi che di solito affronto indirettamente, con ironia e maschera.

realtà e finzione
Qual?era la domanda? Ah, già…come si fa?
Come si fa a mentire così spudoratamente: questa è la domanda che ci ha inginocchiati tutti quanti.
Eppure tutti quanti mentiamo: a scuola, anzi già da prima, e poi in ufficio, coi colleghi, con la moglie con l?amante, coi nostri figli, con noi stessi: non quando c?è di mezzo la vita? Ne siamo sicuri? Quante volte feriamo con banale crudeltà?
Allora diciamo: come si fa a mentire così spudoratamente, così cinicamente da potersi definire spietata? E poi ancora: come si fa a commettere crimini così efferati e in maniera così gratuita?
Questo post rischia di diventare molto lungo ma è per colpa di tommy che mi sono messa a indagare sul rapporto tra la mente umana e la sua capacità immaginifica di creare immagini fantastiche, mondi fantastici e di pari, sulla capacità della mente umana di distinguere poi tra immaginazione e realtà, prima ancora che tra bene e male.
Per esempio: posso giocare a fingermi altro da quello che sono, questo mi viene facile e in fondo, qui su internet lo facciamo tutti, nomi di fantasia, nickname…e così anch?io, ma se firmassi un mio assegno col nome sally brown il mio assegno non varrebbe nulla e soprattutto, qualcuno intorno a me dovrebbe seriamente preoccuparsi della mia salute mentale, ovvero, ci sono dei limiti all?immaginazione, ai giochi di fantasia, e questi limiti sono stabilmente e inevitabilmente segnati dalla realtà quotidiana. Posso immaginare di essere cenerentola ma alla mezzanotte la realtà avrà il sopravvento e mi riporterà alla mia essenza: la realtà vera.
Capire dove sta la realtà a volte è un compito assai arduo, per le cose concrete possiamo anche metterci d?accordo, ma le astrazioni? Anche interpretare la semplice esistenza di una realtà fuori di noi è stato un compito complesso, bisogna chiamare in causa certi filosofi che di realtà e verità s?intendono, ma che per altri versi hanno contribuito spesso a creare un clima binario intorno alle cose, oppure questo clima binario ci appartava già? Si direbbe di sì.
Il doppio, a volte ci piace dimenticarlo, fa parte di noi fin dalla nostra nascita, si riflette nell?ambiguità delle parole del linguaggio, che spesso hanno un doppio significato, anche diversissimo o addirittura opposto. Prendi la parola crimine: significa delitto, reato, ma nella sua radice (kri-ma) ha il significato di giudizio, condanna e la parola latina (cer-no) significa esamino, decido.
Adorno parla di ?universo delle finzioni ben fondate? il cui potere di fascinazione può essere infranto solo con l?astuzia.

Di solito noi abbiamo un pessimo rapporto con la realtà nella sua essenza, noi tutti esseri umani.
Per sopravvivere abbiamo bisogno di favole, sogni, illusioni, droghe, evasioni, fughe, distorsioni e contorsionismi, più o meno appropriati, spiegazioni, strutturazioni, e altri aggiustamenti: la realtà pura e semplice ci sta spesso molto stretta. La capacità della nostra mente di creare immagini astratte ci aiuta molto in questo e a volte può essere addirittura potenziata con sostanze opportune.
Così come abbiamo un pessimo rapporto con la verità.
Tutti quanti siamo in grado di fingere, più o meno bene, ma la capacità di immedesimazione in qualcosa che è altro da noi è insita nell?uomo, creare il personaggio, calarsi nel personaggio e farlo vivere su un palcoscenico è un?arte che sappiamo molto apprezzare in teatro o al cinema. A volte il palcoscenico è la vita?.tanto di cappello all?attore-autore della pièce.
Spesso si tratta di rappresentazioni innocue, che servono a darsi tono e carattere. Una ragazza aveva un fidanzato che l?aveva convinta di essere un agente segreto, come un bambino mai cresciuto, come i bambini che amano immaginare nei loro giochi di avere poteri magici. A volte invece la rappresentazione immaginifica di sé può portare a conseguenze drammatiche, quando richiede, per la sua affermazione e conferma, l?esecuzione di azioni efferate nel nostro comune sentire.
La finzione attraversa la nostra vita storicamente e quotidianamente, è l?acciaio che infiltra le nostre costruzioni sociali e insieme crea la sua prima contraddizione. Mia suocera diceva sempre: fingere non è da uomo retto ma chi fingere non sa non è perfetto e mia madre nella sua opera educativa rivolta ai figli ha sempre insistito sul valore prioritario della verità: non devi mai dire bugie, le bugie non si dicono. Salvo a scoprire poi che il mondo degli adulti è tempestato di bugie e mezze verità, verità nascoste, verità non dette.
Il re è nudo sono in pochi a poterlo dire senza tema di smentita e senza perdere la testa, e questo dentro e fuori di metafora, anche a questo serve la rappresentazione scenica: la verità va mascherata, sempre o quasi sempre e ovunque.
Finzione e simulazione sono forse le risposte che diamo al potere di fascinazione che la realtà esterna ha su di noi e il cui incantesimo cerchiamo di rompere.

il mostro

Di che cosa è capace l?uomo quando si allontana dal bene, s?è detto durante l’ultima via crucis, o meglio di che cosa è capace l?uomo quando si allontana dalla capacità di immedesimarsi nel dolore altrui e poi il prete ha proseguito: non è la statua del cristo morto che deve colpirci ma ogni uomo che cade vittima della violenza. E quel cristo morto tra le braccia della madre dovrebbe parlarci parecchio, di via crucis e sofferenze gratuite, ancora oggi mia madre quando deve dire di qualcosa che è fuori limite, di inutile accanimento dice allibita tra sé: cristo in mano ai giudei, cristo in mano ai giudei…

Si può spiegare molto con la follia, con l?allontanamento della mente dal senno, dal bene, dalla retta via, ma la follia a volte non ci basta, non ci spiega, non rende ragione di crimini assurdi e continuiamo a chiederci ma come si fa?
La follia ci fa paura e ci impoverisce, il pensiero di questa follia che colpisce a casaccio e senza ragioni apparenti prima ancora del folle, ci piega le ginocchia, ci colpisce allo stomaco e ci lascia stremati non è molto ma è l?unica spiegazione che ci lascia uno spiraglio anche se non ci ripara più di tanto e ce ne rendiamo conto benissimo.
La chiamiamo follia perché non ha motivi né giustificazioni, serpeggia nella storia e ci coglie sempre impreparati e senza difese: la follia è un equilibrio che si rompe, un patto con sé e con l?altro che viene meno, è l?argine che si rompe e fa venire fuori, mostra d?improvviso l?anima nera che avevamo sotterrato: ecco, il mostro.
Cosa ancora più mostruosa è che nessuno è indenne: il mostro è in tutti noi, il mostro è la natura del nostro essere misterioso ed estremamente labile. I confini sono delimitati irrimediabilmente dai tabù che riusciamo a creare e di volta in volta confermare. I limiti sono segnati dalla capacità di creare inibizioni con l?educazione, la cultura, l?ammaestramento. Oltre quei limiti ci sono i draghi. E? un territorio di orrore che rappresenta le origini primordiali di un essere incivile privo di sentimenti comunitari e incapace di provare pietà, che gioisce all?odore del sangue.
Menzogna, maschere, ipocrisia: abbiamo barattato quella notte con quest?altra che illuminiamo di buoni sentimenti e garantismo, nel suo complesso la chiamiamo civiltà. Ma sotto sotto restiamo ancora a giocare coi limiti, tra simulazioni e dissimulazioni infantili, fascinazioni e incantesimi, relegando tutt?al più a fantasie sessuali più o meno audaci, più o meno espresse o messe in atto, quello che con ipocrita pudore chiamiamo trasgressione, e che resta l?unico territorio a cui è possibile delegare residui di bestialità che ci concernono, salvo poi a scandalizzarci quando le cose riguardano gli altri. Fermo restando la distinzione tra realtà e fantasia, tra verità e immaginazione. Fermo restando che quando si scantona nelle confusioni queste vanno addebitate alle varie patologie riconosciute. E le conseguenze che ne derivano, anche quando sono atroci e devastanti le trattiamo come normale conseguenza di una devianza, che siccome siamo diventati tanto civili da aver dimenticato quanta brutalità ci possa essere in un uomo, è malattia da curare. Anche la delinquenza pura e semplice, è malattia da curare.
Il mostro lo cerchiamo, lo invochiamo, lo additiamo, a volte lo creiamo, e la caccia al mostro è lo sport che ci piace di più per esorcizzare il mostro in noi.

redenzione o resurrezione?

A conclusione di questo maldestro delirio dovrebbe essere chiaro che non c?è rimedio al male comunque lo si voglia chiamare, comunque si materializzi., fa parte della vita e della natura umana in balia di onde non sempre comprensibili o motivabili. Possiamo però chiederci a che punto siamo.

Ed è colpa di tommy, senz?altro, se adesso dovremo renderci conto che la nostra società così civile, dove i bianchi sono così buoni da non aver più bisogno di momenti reali e sentiti di catarsi, forse ha bisogno di recuperare i suoi tabù, le sue paure ancestrali, il timor panico di cui ha perduto definitivamente il senso e il significato.
E? colpa di tommy se dovremo renderci conto che non abbiamo più limiti. Perché il mostro non ha gli occhi storti e la faccia agghiacciante ma mani e occhi come i nostri, figli come i nostri, compagni come i nostri e mangia come noi, parla come noi, si veste come noi e cammina come noi. Lui ci imita in tutto e si confonde tra di noi, dentro di noi.
Ma il mostro è anche fuori di noi, è questo consumismo che impazza e fa impazzire, che anestetizza ogni nostra sensazione e ci fa sempre essere attenti a qualcos?altro, ci fa sempre stare da qualche altra parte e consumiamo di tutto, complice la televisione e i media, questi altri assassini senza scrupoli, consumiamo emozioni di altri, divoriamo sentimenti che immaginiamo possano appartenerci, ma in realtà deleghiamo a lei le occasioni per farci coinvolgere, e nello stesso tempo ci liberiamo di esse in una specie di catena di momenti catartici troppo veloci per essere veri, irretiti da osceni meccanismi che riescono a fare di ogni momento lieto o tragico che sia, un evento.

Stabilito che la malattia è inevitabile dovremmo essere in grado di capire che tipo di cura vogliamo.
E forse, sempre per colpa di tommy se si dovrà fare un passo indietro e ammettere che non sempre si può recuperare alla società civile chi ha violato le regole. Chi non ha saputo tenere il mostro a bada una volta potrebbe non essere in grado di tenerlo a bada mai più. La foto di tommy è soltanto l?ultima di una lunga raccolta di foto di bambini che stanno a testimoniare una crudeltà che sempre più spesso colpisce gli inermi e gli innocenti e per la cui tutela si fa sempre meno e che ci da il senso dell?ingiustizia. Io non vorrei che anche la kermesse televisiva a cui abbiamo assistito sia un modo per esorcizzare e dimenticare ancora una volta.
Il nostro codice penale si sa, è improntato all?idea della rieducazione e del recupero, ottima ed eccellente intenzione, dare una seconda possibilità è sempre apprezzabile e molto educato: ma poiché la vittima non avrà mai una seconda opportunità forse è ora di pensare che sconti di pena, riduzioni e premi, riti abbreviati e altri tipi di scorciatoie non debbano essere poi così tanto automatici.
Perché per colpa di tommy è ora di occuparsi anche di abele.