Il tema della puntata di Matrix, bravo Telese a fare parterre: gli anni ’80.

Ora, è risaputo che in questi ultimi anni non scrivo più volentieri, non mi dilungo, mi tengo fuori dalla mischia e anche dal blog. Però una riflessione sulle parole di Pietrangelo Buttafuoco devo farla.

Gli anni ’80 li ricordo tornando a casa su una ’500 rossa. La scritta gigantesca mi guarda da sopra al semaforo: ” torna a casa in tutta fretta, c’è un biscione che ti aspetta” , che già quello spreco di dimensioni è una novità, già quello sfarzo di altezze è una minaccia. Io a casa ci torno, ma la televisione non l’accendo. Così mi perdo il drive_in, ma anche Fonzy uno, e due e tre. Mi perdo l’Altra domenica, ma anche Dallas. Mi perdo il Mulino Bianco e continuo a mangiare Colussi e Fieste, ascolto la radio. La televisione mi fa venire uno strano magone, lo stesso che mi viene quando viaggiando in treno vedo il saliscendi di pendolari che sembrano commessi viaggiatori, ma non ne hanno la malinconia, sono allegri e vivaci nelle loro cravatte sgargianti e bizzarre, comprate a pacchi alla Rinascente, alla Standa, da Coin o ai magazzini Zoom. Hanno belle camicie, belle 24ore, eleganti cappotti e begli orologi. Tutto in pratica e abbordabile confezione grandi magazzini. E non fanno neanche i commessi viaggiatori. la maggior parte di loro fa l’impiegato, viaggiano dai paesi limitrofi verso il capoluogo, dove andranno a prendere posto su una sedia fornita dalla legge sull’occupazione giovanile. Che tristezza.

Ma gli anni ’80 sono anche quelli in cui si può arrestare un cittadino italiano e tenerlo in carcere, senza avere accertato la sua colpevolezza, senza avere accertato gli indizi, senza trattarlo da cittadino: prove pratiche di trasmissione, le chiamo. Come imparare a calpestare i diritti senza che gli altri ne facciano ammenda. Come abituare la gente. Come frodarla. Non mi serve pensare al caso Tortora, perché sono sicura che di “casi Tortora” in Italia ce n’è parecchi.

 

Io non farei l’inno agli anni ’80, ma davvero li guarderei come una linea di demarcazione: c’è un prima e c’è un dopo. La tv commerciale è stata una sorta di droga, che ha fatto dimenticare a tutti i propri sentimenti e le proprie “autentiche ” emozioni. La tv commerciale ha insegnato a delegare. Ha cercato di essere rassicurante e ottimista, anche leggermente di sinistra. Avevamo talmente voglia di dimenticare, voltare pagina, addomesticare il dolore che non ci siamo accorti che il nemico era altrove: nell’ignoranza.

 

Gli anni ’80 accomunano di una stessa sorte vittima e carnefice, stendendo su ambedue lo stesso velo, confondendone la sofferenza, gli aneliti ideali, dimenticandoli nel baratro dell’ignoranza e dell’incoscienza. A noi al momento mancano i soldi per sopravvivere, non la speranza per vivere.