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mi sento in quell’antipatica situazione in cui si trova il re sullo scacchiere quando da qualunque parte si volta è senza via di scampo.

e sennò perchè lo chiamerebbero matto?


Al liceo il nostro professore di greco ci permetteva di tenere i libri sotto al banco durante il compito in classe.

Sosteneva che anche a copiare bisogna saper copiare.

E se guardo a quest’  epoca di copia e incolla, di prendi da qui e mettilo lì, devo dire che è stato un veggente, un progressista, forse anche di sinistra, uno che guardava avanti strizzando l’ occhio al passato ( come si usa dire), da bravo classicista con un grande amore per il passato. Uno figo, va…e chi l’avrebbe mai detto?
Per questo mi sento di ringraziarlo, oggi, pubblicamente e di chiedergli scusa per avergli dedicato quell?orrenda poesia dal titolo : Il Porcello con gli Stivali, dovuta alla sua faccia rubiconda e ai suoi stivaletti colore rosso Val del Brenta.
Grazie davvero Ciccio Gallo, per le lezioni di greco e per quelle di vita.


Hai notato che quando sei in ritardo il tempo corre più in fretta?
Ho un maledetto treno da prendere.
Tra me e la stazione ci sono trenta chilometri.
Come al solito, in piena notte.
Questa è una strada che faccio in venti minuti, mi dico per rassicurarmi. Ma che ne so io del tempo, che ne sappiamo noi di questa entità artificiosa e misteriosa?
Chi mi dice che non si diverta con noi altri a dilatarsi e zipparsi, a seconda degli umori?
Il buio sembra mettermi in difficoltà, il motore sembra inchiodato.. è come se non avanzassi nell’ aria ma nell’ acqua, che dico? Nell’ olio.
L’ occhio va continuamente alle cifre luminose sulla mia destra…il tempo corre più di me, questo è un dato. E continuo a ripetermi, ce la faccio… ce la faccio in venti minuti. Dio, quant’è lenta questa macchina!
Di giorno corre che è una bellezza, c’ha lo scatto della pantera…
Di notte evidentemente è un’ altra cosa, c’ è anche la nebbia, c’è la fretta.
E solo una falce di luna.
Poi devo trovare un posteggio sicuro dove poter lasciare la macchina qualche notte e qualche giorno senza che me la freghino, se la porti il carroattrezzi o mi mettano la multa. Il tempo intanto continua a correre a dispetto della mia fretta.
Davanti alla stazione è tutto a pagamento, devo mettere in conto anche questo. Devo ricordarmi di obliterare il biglietto.
Però ce la faccio. E il treno è finanche sul primo binario.
E’  lì che mi aspetta, pare che non abbia nessuna intenzione di partire senza di me.
Finalmente! Ci salgo, recupero il mio posto, carrozza 5 numero 84 (per chi avesse voglia giocarseli) mi siedo e chiudo gli occhi in attesa del meritato respiro di sollievo. Invece sento avanzare torbido un dubbio… avrò spento i fari della macchina?