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Categoria: Argomenti vari

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Un po’ di pace chiedo…

solo un po’ di pace chiedo…

FLO…!!! Che cos’è sto’ casino????

….e dagli co sto cz di muro di berlino!!!

A5FY1R2CAFZ0UVMCAZU1PX1CAASDFDRCABLMUVZCAD79594CACW60QCCAK5ELFUCA5N75F3CAL5E466CAOKNEC7CA4039TMCAMOU955CAXFMKEWCA2FSK2CCAA9H4ZICAYBS3WVCAWNNTQ6CAENE5VXCASRSBEU

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-ma no… è solo il muro di separazione tra i poteri dello Stato. Tranquillo, continua a dormire.

-speriamo che sia l’ultimo…

 

berlino

I muri servono per scriverci sopra, non si abbattono.

 

                            

tremonti pensiero

tremonti_pensiero

Una piccola casa gialla con le persiane blu, la casa in cui ho vissuto fino a 11 anni. Rappresenta ancora oggi per me la casa della libertà.
Piccola era piccola, quattro stanze quadrate e non tanto grandi, una piccola cucina rettangolare, un ripostiglio ad uso guardaroba con dentro un armadio che sembrava enorme e che per me, rappresentava la stanza dei misteri, e un bagno. Quello sì grande, con un? enorme vasca in cui nuotare e farci correre le papere.

Piccola certo, ma di grande libertà, quella ad esempio di rotolare per le scale con tutto il girello una volta che mia madre dimenticò la porta aperta.
E più in là, la libertà di giocare nella dufin celestaccio di mio padre, giù nel portone-garage; la libertà di dare da mangiare ai topolini che scorrazzavano impavidi nel cortile, affacciata alla finestra della cucina da sopra a una tavolo di formica verde acqua. Quando mi beccava mia madre mi tirava giù a forza di sculaccioni, e poi per un pezzo la finestra della cucina rimase con la tapparella serrata: mi fu concesso in sua vece un balcone, fin quando qualcuno non scoprì che mi sporgevo per raccogliere strane palline verdi che pendevano dai rami degli alberi e fui confinata in camera mia. Quando cominciai a tagliare le frange dei plaid e delle tende raggiunsi un accordo con mia madre, la tapparella della cucina fu rialzata e il tavolo tolto da sotto alla finestra. Al suo posto un piccolo sgabellino.

E ancora? la libertà di allagare il corridoio dopo aver riempito la vasca da bagno, una volta che c?erano i pittori a rinfrescare le pareti, e farci navigare le barchette di carta e i berretti dei pittori che facevano pausa. E quella di sciogliere le zampe alle galline che regalavano vive a mio padre per cercare di farle scappare e quella d?insegnare a volare ai canarini che non mi sembrava bello tenerli in gabbia.
Per parecchio tempo la mia casa a due piani era la più alta di un quartiere fatto di case basse, vasci direbbero a napoli e si vedeva tutto cielo a perdita d?occhio dalle finestre, quelle sì le più grandi che abbia mai visto, e il mare con davanti i binari della stazione e i treni che andavano e venivano fischiettando.

Il cielo a ottobre si faceva nero di stormi di uccelli che andavano a sud, vanno in africa diceva mia madre e ad aprile tornava nero per gli stessi uccelli che tornavano a nord.
Poi le case basse cominciarono ad essere sostituite da alti condomini e quattro e cinque piani, al posto del mercato coperto ci misero una scuola. Il mare andavo a guardarlo sul terrazzo.
Il piccolo cortile cambiò i connotati, chiuso ad elle da un alto condominio moderno, ma restava sempre un piccolo cortile ed era facile imparare le abitudini degli inquilini di fronte.
Al primo piano ci abitava una coppia con due bambine più piccole di me, la mamma stendeva i panni alle corde e noi pischelle chiacchieravamo di bambole, vestiti e gatti. Al secondo piano ci abitava un cardiologo affermato con la moglie, avevano appena sposato l?unica figlia e mi sembravano un po? tristi. La moglie era una donna molto bella, tipo monica guerritore ma con i capelli molto corti e crespi e il collo lunghissimo. A pensarci bene era una via di mezzo tra la guerritore e una donna di modì. A volte la sera restavo a spiarla mentre si spogliava attraverso la luce che filtrava attraverso le fessure delle tapparelle del bagno non perfettamente chiuse, la trovavo malinconica.
Al terzo piano ci abitava un impiegato del dazio con la famiglia, moglie e una figlia mia coetanea. La ragazzina era antipaticissima, venivano da firenze e aveva la puzza sotto il naso, me la ritrovai in classe alle elementari e fu una specie di strazio perché scoprii era anche dispettosa, oltre che vanitosa e viziatissima. Al quarto piano abitava un altro medico, aveva un figlio di qualche anno più grande di me e un po? cicciotto ma simpatico, e qualche volta veniva a giocare sul mio terrazzo. Mi avevano regalato una lavatrice giocattolo a batterie: l? avevamo legata sulla ruota della mia bicicletta che era così diventata un motorino, lui rideva a crepapelle di questa trovata e faceva le facce buffe. Al quinto piano ci abitava la signora nucera, col marito pensionato, non avevano figli ma adoravano i bambini così spesso mi invitavano a pranzo. Purtroppo insieme a me invitavano anche la susi del terzo piano. Mi tirava i calci sotto al tavolo e faceva di tutto per stare sempre al centro dell?attenzione. Così è la vita.

Per il resto tutto filava che era una bellezza, a dimensione umana e direi di bambino. Sul terrazzo c?era una piccola stanza lunga e stretta dove riuscivo a ritagliarmi uno spazio prezioso e tutto mio visto che mia madre non ci saliva mai. Aspettavo gli stormi, correvo a rispondere al telefono, scorrazzavo sulle scale, giocavo a palla sul marciapiede?una casa trafficata di gente di passaggio: passava ginetto, militare in Sicilia: lo trascinavo in terrazza da dove mi mostrava venere e le altre. Passava pucci, il figlio di evamaria amica della mamma, aristocratica mezzo inglese mezzo ebrea in giro per l?europa con i suoi mobili vittoriani al seguito. Pucci era innamorato delle patatine fritte di mia madre e io non vedevo l?ora che suonasse al citofono. Parlava di politica con mia madre, che non ne capiva un granchè se non i soliti luoghi comuni. Una volta pucci disse: siamo tutti un po? razzisti. Mia madre: io no. Però non voleva che giocassi in strada col nipote della modista sotto casa perché figlio di ragazza madre.
Passava mario che lavorava a filadelfia e mangiava solo toast, mi rincorreva intorno al tavolo con le pinze del tostapane; passava la signora castagna prendeva solo caffè aveva le vampe e non faceva che agitare un ventaglio sul collo, lamentandosi di tutto del marito e delle figlie dei generi e della nuora soprattutto. Molti anni dopo trovarono il marito impiccato nel garage: come dargli torto? passavano le sorelle travia, portavano dolci fatti in casa e tante smorfie, ciance e vezzeggiativi: tutti i vezzeggiativi che conosco li ho imparati da loro. Quando venivano le suore mia madre mi zizzava tutta e io le costringevo ad ammirare il mio zoo di peluche, sul leone accanto all?asino tiravano un sorriso forzato, capivo che non amavano i bambini ma dovevano fare finta. La signorina marino portava la sorella che si divertiva a fare il trenino e a giocare a nascondino con me. Mia madre diceva che era un po? ritardata ma io mi divertivo da morire con lei, che rideva e si piegava sulle ginocchia proprio come una bambina. Passava Michele, fuoriuscito da tripoli che aveva trovato lavoro presso una grande ottica. Aveva una stanza in pensione e gli mancava la famiglia, veniva spesso a cenare da noi quando finiva il lavoro e la domenica anche a pranzo. Per anni mia madre cercò inutilmente di trovargli moglie. Si sposò solo quando si trasferì in puglia e aprì un negozio tutto suo. Qualche volta lo vedo ancora, le sue figlie sono grandi e io non lo chiamo più pachino come quando veniva a cena da noi.

Poi un pomeriggio mamma e papà vanno a fare una commissione urgente e decidono che sono abbastanza grande per restare in casa da sola, in compagnia della mia amica vittoria. Giustappunto. La sera prima avevo visto di straforo da sotto al tavolo del tinello, nascosta a proposito dalle frange della tovaglia la storia di un?evasione, il buco nel muro: credo che sia un classico. E allora perché non fare un bel buco nel muro del portone e andare a sbirciare i cappelli della cappellaia matta di fianco? Martello e scalpello e all?opera ma anche il nostro, come quello del film che m?aveva ispirata, fu un buco nell?acqua. Perché per compiere l?opera avevamo scelto l?unico punto in cui c?era il pilastro di cemento armato, non saremmo mai arrivati dall?altra parte, cretina, mi spiegò mio padre con sufficienza. Mia madre invece sentenziò che non si deturpa la roba degli altri. All?epoca infatti eravamo in affitto ma io non me ne preoccupavo e nonostante tutto non sono mai stata tanto bene come nella mia casa della libertà.
Poi non ne ho mai conosciute altre.


L?importante è non perdere la calma.
L?importante è non farsi prendere dal panico.
Perché la vita reale è un?altra cosa
Viaggia fra i paradossi, le curve, le salite, il terreno sdrucciolevole?ma soprattutto i paradossi
Quelli che se ne stanno all?ombra a sbellicarsi dalle risate mentre tu cerchi di spiegare l?inspiegabile.
E se non ti è mai capitato di dover prendere un treno a cavallo di qualche bel wekkendone dei lunghi ponti ti pare inspiegabile la corsa e la ressa davanti alle porte di quel treno che dovrebbe essere solo uno dei tanti approntati dalle nostre ferrovie dello Stato per l?occasione, del resto attesa e prevista. Trenitalia lo annuncia anche per megafono, del resto. L?hai sentito dire sui binari che treni straordinari sono stati ingaggiati per far fronte al traffico viaggiatori intenso. Questo prima che arrivi il treno, quando ancora stai davanti alla biglietteria.
Quando arriva il treno le cose, miracolosamente cambiano.
Innanzi tutto il treno è in ritardo.
Motivo? L?intenso traffico viaggiatori sui binari.
Ancora frastornato non capisci bene il motivo della ressa davanti alle portiere dei vagoni, ma inizi a vedere la gente in piedi nei corridoi, la calca si addensa, pile invalicabili di bagagli bloccano i passaggi eventuali. Finalmente sei sul treno, biglietto pagato in mano, pigiato tra valigie, borsoni e carne umana. Il viaggio si preannuncia di tutto riposo?è chiaro che il pensiero va alle riviste che avevi comprato all?edicola della stazione, ingenuo. Ma qualcuno non demorde, riesce ad accoccolarsi per terra e tira fuori il portatile, quindi capisci che tutto è possibile e che davvero i tempi, dal tempo dei carri bestiame, sono perversamente cambiati.
Il treno accumulerà altro ritardo, la voce dal megafono, causa intenso traffico viaggiatori sul binario. Trenitalia è disposta a predisporre un servizio pulmann?da Bologna a Bari? Così su due piedi? Non sarà una trovata per farci scendere dal treno?
Non sarà un finto intento?
Infatti il treno parte subito dopo a scatti e stenti?.
Non facevano prima ad aggiungere un paio di vagoni al treno? I vagoni non sono studiati a posta per essere composti e scomposti con facilità?
Ma no, dice una signora, un vagone l?hanno tolto a Milano?scompigliando in partenza l?idea della prenotazione?
In treno si muove sempre timidamente col suo carico pressato fuori dalla stazione, adesso il croupier ci darà il benvenuti a bordo?macchè?manco per idea?.
Nessuno a darci il benvenuto e fino a destinazione non udremo voce di capitano né vedremo visiera di controllore, qualcuno osa: hanno paura delle mazzate.
La ragazza coi pantaloni a vita bassa è disperata: Michele dove sei? Sul treno, dice Michele. Ma dove? Sul primo vagone, fa lui. Raggiungimi dice lei, io sto alla vettura uno.
Ma è l?ultima!?!
Dai vieni, qui: raggiungimi!
Ma lui non può avanzare, sta bloccato: ma prova?almeno!
Non ce la faccio?è pieno di valige, è impossibile muoversi!
E? assurdo, dice lei, stiamo sullo stesso treno e dobbiamo stare separati?una scena da strapparsi i capelli. Verrebbe da dire: videochiamalo?.e mi scappa da ridere così anche la ragazza, tenera, carina, scoppia a ridere per non piangere. E tutt? intorno la tensione si allenta, arrivano le battute, la tensione si allenta, passa la voglia di strappare il biglietto in faccia al controllore: ore 18,40 l?intercity Milano-Bari ha un?ora di ritardo, per intanto, ma con garbo ed educazione un signore cede il suo posto ad una signora incinta. Italiani, brava gente.
L?aria condizionata va a tutta manetta, almeno ci fanno respirare?domani avrò il torcicollo, un ragazzo si è sistemato, armi e bagagli, nella ritirata, sta meglio di tutti con le sue cuffiette sulle orecchie.
I corridoi invece sono stracolmi di gente dalla faccia angosciata e lo sguardo perso nel vuoto. Qualcuno sta incazzato: è uno schifo?Uno schifo che rende, dice il solito informato. Pare infatti che il ragioniere delle ferrovie abbia intuito il business dei ponti, grandi ponti di festività, altro che ponte sullo stretto. I viaggiatori che viaggiano sui treni senza obbligo di prenotazione sono per Trenitalia una manna sostenitrice: le ferrovie non fanno nulla e quindi spendono zero per adeguare il servizio al maggiore flusso di viaggiatori. Di contro incassano cifre da capogiro da gente che paga il biglietto per viaggiare in piedi dentro una scatola di pressatella. Nessuno protesta, dice il tizio che comunque sta comodamente seduto in poltrona, e loro ci marciano: si pagano la tredicesima, la quattordicesima e pure la quindicesima.
Stai a vedere che si pagano pure l?Alta Velocità.
Tornando a casa il paradosso è ancora lì che mi aspetta a gambe larghe: un bel comunicato aziendale, testimonial De Sica: Viaggiamo verso i prossimi cento anni.

Ma che me frega?io ho preso il treno ieri sera!


Vacanze……come dire? Vacanze!
Come dirlo in altro modo, con questo senso di doppio senso e ambiguità che tanto caro è agli umani, difficile da sondare, ma come dirlo in altro modo se non: vacanze. Le vacanze, come gli esami, possono non avere mai fine.

E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
poi scuse accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi vivi ridi o sei perduta
col suo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov’è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

fabrizio de andrè(indiano) , hotel supramonte 1981

Oggi chi mi accoglie è questa canzone di fossati che guarda caso ha un alter ego femminile che si chiama fiorella mannoia e a me sta benissimo perché sono una che vede doppio, pensa doppio, parla doppio. Sentir cantare le canzoni di fossati dalla mannoia mi spiana la strada. Ho un’anima bianca ed una nera da far convivere in uno scantinato e ho cominciato a pensare che fossati e mannoia siano la stessa persona, semplicemente con voci diverse per momenti e occasioni diverse.
Oggi, dicevo, ho gradito in modo particolare l’ atmosfera di questa canzone e la soavità della voce di fossati, calda ed evocativa. I suoi toni mi hanno ristorata e rinfrancata, le parole mi hanno fatto rituffare in un flusso di vita, uno qualunque…non gli ho chiesto chi fosse, chè comunque è universale.
La dedico al mio capo scombinato, disorganizzato e disordinato che pretende i miracoli a maggio perché giugno è alle porte e forse sta pensando di licenziarmi perché per i miracoli non sono attrezzata. Potrei anche gradire l’idea perché forse mi sono lievemente scoglionata di fare otto ore sottopagata e guardata male quando approfitto della 62 sui telelavoratori. Gli dirò che la mia postazione non è mai stata ergonomica e ultimamente causa l’ oberarmi di mansioni sono costretta a trascurare il mio amato blog. Fakkiù, gli dirò.
Gli dirò: capo, con tutto il rispetto, ma qui dentro si lavora molto meglio quando non ci sei.
Fakkiù.

I Treni A Vapore

Ivano Fossati – Dal Vivo Volume 3 (2004)

Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
altre notti sono vele piegate a navigare.
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare.
Delle città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà.
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà.
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest’inverno passerà.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà

Per quell’ inverno che arriverà io invece raccolgo fiori, poi per il resto ci troviamo su tutto.


Pensa che bello, tutto quel che tocchi che si trasforma in oro, hai risolto ogni problema!
Questo dovette pensare Re Mida quando chiese che gli fosse concesso questo egregio potere a Dioniso e questi, che di poteri se ne intendeva lo accontentò. Felice, Re Mida! E invece no, perché il poveraccio non poteva più gustare un chicco d?uva che appena lo toccava si trasformava in oro, pregiato sì ma poco commestibile. Né poteva dissetarsi o abbracciare un amico. Guai a pensare di fare una carezza ai suoi figli o baciare una donna.
Un infelice, altro che storie e poco da invidiare.
Così infelice che Dioniso si commosse e gli tolse quel potere ingombrante e lo fece tornare diciamo normale. Che alla fine si meritasse anche le orecchie d?asino è un?altra storia, che dimostra che Mida non usava guardare lontano.

Si dice che questa storia, che in una versione più noir fa morire Mida di stenti, sia stata inventata dai poeti per dimostrare l?inutilità dell?oro. Io credo nella versione originale, greca, dove il mito si sforza di dimostrare il valore del limite.
Il senso del peso e della misura dovevano essere cose molto importanti per i greci.

Eppure trasformare in oro ciò che si tocca è possibile e auspicabile, ma per altri versi ed altri sensi e a questo proposito mi sento di consigliare la lettura dell’Alchimista di Coelho. perchè è vero che i greci la sapevano lunga ma non avevano la nozione del tempo lineare ed è così che piè veloce achille veniva superato da una lenta tartaruga…..


Credo di aver chiuso degnamente le festività natalizie ieri sera: mangiando la cioccolata delle calze dei miei figli davanti al televisore:
-ultima parte della saga di guerre stellari in prima serata
-ultima creazione sui Blues Brothers( non tanto piaciuta) in seconda serata
-spezzone già iniziato di uno spettacolo di Paolo Rossi registrato dal vivo in non ho capito bene che teatro, a seguire( piaciuto molto)
e per finire speciale su De Sica.

Adesso ti posto così come me l?ha mandata la mia amica Coretta questa cosa caruccia caruccia, mi sento grassa e cattiva per la troppa cioccolata mangiata ma ti ricordo che a mezzanotte scade la raccolta degli sms per le popolazioni colpite dal maremoto. Sono oltre 26 milioni gli euro racimolati fin ora.
Da domani restano comunque aperti anche altri canali per chi volesse offrire il suo contributo. Ma cosa c?è di più semplice che un sms?
Ricorda: un sms= un euro di solidarietà

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> GEORGE CARLIN – DOPO L’11 SETTEMBRE
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> Il paradosso del nostro tempo nella storia è che
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> abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
>
> autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.
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> Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
>
> comperiamo di più, ma godiamo meno.
>
> Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
>
> più comodità, ma meno tempo.
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>
> Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
>
> più conoscenza, ma meno giudizio,
>
> più esperti, e ancor più problemi,
>
> più medicine, ma meno benessere.
>
>
>
> Beviamo troppo, fumiamo troppo,
>
> spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
>
> guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
>
> facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
>
> vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.
>
>
>
> Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
>
> ma ridotto i nostri valori.
>
> Parliamo troppo, amiamo troppo poco
>
> e odiamo troppo spesso.
>
> Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
>
> ma non come vivere.
>
> Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
>
>
>
> Siamo andati e tornati dalla Luna,
>
> ma non riusciamo ad attraversare la strada
>
> per incontrare un nuovo vicino di casa.
>
> Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
>
> Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
>
>
>
> Abbiamo pulito l’aria, ma inquinato l’anima.
>
> Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.
>
>
>
> Scriviamo di più, ma impariamo meno.
>
> Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
>
> Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
>
> Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni,
>
> per produrre più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.
>
>
>
> Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
>
> grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e
>
> povere relazioni.
>
>
>
> Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
>
> case più belle ma famiglie distrutte.
>
>
>
> Questi sono i tempi dei viaggi
>
> veloci, dei pannolini usa e getta,
>
> della moralità a perdere, delle relazioni di una notte,
>
> dei corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare
>
> di tutto,
>
> dal rallegrarti al calmarti, all’ucciderti.
>
>
>
> E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in
>
> magazzino
>
> Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare
>
> questa lettera,
>
> e in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con
>
> altri,
>
> o di cancellarle.
>
>
>
> Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora,
>
> perchè non saranno con te per sempre.
>
>
>
> Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno
>
> che ti guarda dal basso in soggezione,
>
> perchè quella piccola persona presto crescerà
>
> e lascerà il tuo fianco.
>
>
>
> Ricordati di dare un caloroso abbraccio
>
> alla persona che ti sta a fianco,
>
> perchè è l’unico tesoro che puoi dare con il cuore
>
> e non costa nulla.
>
>
>
> Ricordati di dire “vi amo” ai tuoi cari, ma soprattutto pensalo.
>
> Un bacio e un abbraccio possono curare ferite
>
> che vengono dal profondo dell’anima.
>
>
>
> Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti,
>
> perchè un giorno quella persona non sarà più lì.
>
>
>
> Dedica tempo all’amore, dedica tempo alla conversazione,
>
> e dedica tempo per condividere i pensieri preziosi
>
> della tua mente.
>
>
>
> E RICORDA SEMPRE:
>
> la vita non si misura da quanti
>
> respiri facciamo,
>
> ma dai momenti che ci tolgono il
>
> respiro.
>
> > Se non manderai questa e-mail ad almeno altre 8 persone,
>
> chissenefrega.
>

> George Carlin

> Nota: George Carlin è un comico, molto famoso negli anni ’70 e ’80
>
> in America, un po’ l’equivalente del nostro Lino Banfi.
>