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Categoria: Società

Quelli che ci tengono a sottolineare che loro hanno la coscienza pulita.

Ho sempre il dubbio che è perché non la usano.

Non conoscevo questa storia e anche il mio consorte, Alberto, che me l’ha raccontata, l’aveva dimenticata. Gli è ritornata alla mente, una storia di oltre 30 anni fa, solo grazie al popolo dei forconi che da qualche parte in tv hanno denunciato che l’agenzia delle entrate non solo pignora sedie e tavoli ma, evidentemente tirando in mezzo assistenti sociali e quant’altro, toglie i bambini ai genitori in difficoltà. La racconto qui, cambiando i nomi dei protagonisti, alcuni vivi e vegeti, solo perché di quanto raccontatomi non ci sono prove, ma solo evenienze, sospetti, sentori. Eppure, sono convinta che, se non c’è del vero in questa storia, comunque c’è molto di verosimiglianza.

Siamo in un piccolo paese agricolo, a 150 chilometri da capoluogo, Concepita ha due bambini che cresce senza padre, per vivere fa la lavapiatti in un ristorante, ma è circondata dalle amorevoli cure di sorelle e fratelli. Uno di questi si chiama Umberto e fa il guardiano del cimitero, è zoppo,  e quel posto, ai tempi in cui un handicappato non era ancora un differente abile,  lo ha ottenuto grazie all’intervento generoso di un’impiegata del settore tecnico del comune. La donna in Paese ci resta poco, il marito fa carriera, anche politica e la bella famiglia si trasferisce nel capoluogo. La vita cittadina e facoltosa li rende più belli, eleganti e virtuosi. Hanno un’unica disgrazia, non possono avere figli.

Un bel giorno un’assistente sociale si ricorda che Concepita ha la disgrazia di non avere marito, di non avere un uomo stabile, di essere una povera disgraziata che fa la sguattera dal “Tricolore”: che forse è una casa la sua? Magari per arrotondare fa anche le marchette. Magari si ubriaca. Magari i figli li maltratta pure, quelle povere anime.

Così a Concepita vengono tolti i figli, immediatamente dichiarati adottabili e….scomparsi nel nulla. I parenti pensano in un bell’attico del capoluogo. I parenti si disperano e si strappano i capelli attorno a Concepita e a quello che ritengono “il torto subito”. I parenti le dicono che non deve perdere la speranza. Tutti i parenti, tranne Umberto, che in quella sua posa strana, che lo fa sembrare il piede di una attaccapanni, guarda in terra il marciapiede. Concepita muore di strazio e di stenti, senza mai aver potuto rivedere i suoi figli. Ma chi se ne frega, era solo una povera sguattera, senza titoli e senza diritti. I suoi figli invece avranno avuto il meglio che la vita poteva loro offrire: l’amore di mamma e papà, i migliori corsi di studi e tutto l’indotto.

E’ così che va la vita. La giustizia è un invenzione degli uomini (deboli). In natura esiste solo la legge del più forte.

 

Il tema della puntata di Matrix, bravo Telese a fare parterre: gli anni ’80.

Ora, è risaputo che in questi ultimi anni non scrivo più volentieri, non mi dilungo, mi tengo fuori dalla mischia e anche dal blog. Però una riflessione sulle parole di Pietrangelo Buttafuoco devo farla.

Gli anni ’80 li ricordo tornando a casa su una ’500 rossa. La scritta gigantesca mi guarda da sopra al semaforo: ” torna a casa in tutta fretta, c’è un biscione che ti aspetta” , che già quello spreco di dimensioni è una novità, già quello sfarzo di altezze è una minaccia. Io a casa ci torno, ma la televisione non l’accendo. Così mi perdo il drive_in, ma anche Fonzy uno, e due e tre. Mi perdo l’Altra domenica, ma anche Dallas. Mi perdo il Mulino Bianco e continuo a mangiare Colussi e Fieste, ascolto la radio. La televisione mi fa venire uno strano magone, lo stesso che mi viene quando viaggiando in treno vedo il saliscendi di pendolari che sembrano commessi viaggiatori, ma non ne hanno la malinconia, sono allegri e vivaci nelle loro cravatte sgargianti e bizzarre, comprate a pacchi alla Rinascente, alla Standa, da Coin o ai magazzini Zoom. Hanno belle camicie, belle 24ore, eleganti cappotti e begli orologi. Tutto in pratica e abbordabile confezione grandi magazzini. E non fanno neanche i commessi viaggiatori. la maggior parte di loro fa l’impiegato, viaggiano dai paesi limitrofi verso il capoluogo, dove andranno a prendere posto su una sedia fornita dalla legge sull’occupazione giovanile. Che tristezza.

Ma gli anni ’80 sono anche quelli in cui si può arrestare un cittadino italiano e tenerlo in carcere, senza avere accertato la sua colpevolezza, senza avere accertato gli indizi, senza trattarlo da cittadino: prove pratiche di trasmissione, le chiamo. Come imparare a calpestare i diritti senza che gli altri ne facciano ammenda. Come abituare la gente. Come frodarla. Non mi serve pensare al caso Tortora, perché sono sicura che di “casi Tortora” in Italia ce n’è parecchi.

 

Io non farei l’inno agli anni ’80, ma davvero li guarderei come una linea di demarcazione: c’è un prima e c’è un dopo. La tv commerciale è stata una sorta di droga, che ha fatto dimenticare a tutti i propri sentimenti e le proprie “autentiche ” emozioni. La tv commerciale ha insegnato a delegare. Ha cercato di essere rassicurante e ottimista, anche leggermente di sinistra. Avevamo talmente voglia di dimenticare, voltare pagina, addomesticare il dolore che non ci siamo accorti che il nemico era altrove: nell’ignoranza.

 

Gli anni ’80 accomunano di una stessa sorte vittima e carnefice, stendendo su ambedue lo stesso velo, confondendone la sofferenza, gli aneliti ideali, dimenticandoli nel baratro dell’ignoranza e dell’incoscienza. A noi al momento mancano i soldi per sopravvivere, non la speranza per vivere.

 

 

 

 

 

 Sento tanto in questi giorni parlare di Europa, scomodando persino lo spirito di Spinelli a voler giustificare la strada intrapresa e il voler a tutti i costi, a qualsiasi costo, non volerla abbandonare.

Ora, tolto che i sogni di Spinelli, o di Mazzini, non devono per forza essere i nostri, tolto che mutatis mutandis, bisogna coltivare sogni ( magari i propri) ma non perdere mai di vista la realtà, forse, dico forse, occorre tenere presente un paio di cose:

se parliamo di sogni, di solito quelli che si avverano più che sohni sono premonizioni, salti nel futuro, disegni avveniristici. Icaro sognava di volare, noi oggi lo facciamo, ma non con ali di cera. Questo è il contatto con la realtà.

La realtà dell’Europa è solo il sogno. Chi ha pensato che l’Europa potesse diventare l’Unione degli Stati d’America “de noartri” non ha fatto i conti con due elementi molto importanti: il primo è la lingua, il secondo è il nazionalismo. Gli Stati Uniti fanno i conti con una lingua unica, cosa che a noi manca e la sua popolazione si sente unificata dall’essere migrante, dal provenire da un posto altro. Contrariamente alla popolazione Europea, che trova nel nazionalismo la propria prima identità,  la popolazione statunitense si identifica nell’atto della dichiarazione dei diritti dell’uomo. Ovviamente queste sono quisquiglie.

Non bisogna dimenticare però che i primi atti di un abbozzo di Europa unita, riguardarono necessità commerciali, di libera circolazione delle merci e da accordi commerciali partirono i primi trattati unificatori.

Un’altra necessità  prioritaria riguardava la possibiltà di conflitti tra gli Stati Europei e di possibili ambizioni espansionistiche che l’Unione Europea avrebbe limitato o del tutto annullato, e questa è l’anima del sogno di Spinelli.

Credo che il problema della soluzione delle controversie tra Stati mediamente industrializzati venga nella realtà neutralizzato dalla gestione del nucleare e che il piano delle conflittualità si sia solo spostato: dal lato strettamente bellico ci sono moltissimi Paesi che non hanno l’atomica e su cui si può tranquillamente andare a giocare alla guerra con le più svariate scuse, dal lato dell’orto di casa propria  si è scoperto che ci sono tanti modi per fare una guerra, per conquistare e invadere l’orto del proprio vicino e la politica monetaria è  uno di questi modi.

Per cui alla fine, i paradosso mi sembra questo: l’Europa unita, incastonata nel mondo occidentale industrializzato esporta democrazia nei Paesi sottosviluppati a suon di missili (???) mentre al tempo stesso  sviluppa in casa propria raffinate forme di dittatura. Portiamo aiuti, fabbrichiamo ospedali e scuole nel cuore dell’Africa mentre i nostri imprenditori si suicidano schiacciati dalle politiche monetarie europee, la nostra scuola muore e i nostri ospedali chiudono.

Vorrei tanto sapere che ne pensa Altiero Spinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                             

                           Per scoprire che la Chiesa è ipocrita Lucia Annunziata ha dovuto aspettare la morte e i funerali di Lucio Dalla
 
Annunziata?  Ma dove vivi?
 
E’ è un’ingenua o la prima ipocrita è lei
 
 
Va bene. Allora, faccio la seria: A chiunque si dovesse chiedere, come Lucia Annunziata, perchè la Chiesa ha (ipocritamente) acconsentito a fare i funerali in Chiesa
ad un uomo gay( che però gay non si è mai dichiarato e non ne aveva l’obbligo)
 
CONSIGLIO, di chiedersi piuttosto come mai un noto criminale di nome Luigi De Pedis( indubbio che fosse criminale, indubbio che la criminalità riguarda tutti) sia sepolto nella basilica romana di Sant’Apollinare.
Ho finito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La cattiva

notizia

è che le fabriche

chiudono.

 

La buona notizia

è  che diminuiscono  le morti bianche!

 

 

 

 

 

                              
 
BUON ANNO
 DA TUTTO
IL CONDOMINIO

 

 

 

da mario a supermario?

E la manovra

 

salvaslip?

Ma certo! E di Lisistrata che ne facciamo?

 

Perchè non mi vengano in mente i famosi versi di Dante poeta

quelli che dicevano “non donna di province ma bordello..”

e  “nave senza nocchier in gran tempesta” tutti tristi pensieri che gli passavano per la testa quando pensava all’Italia, ecco dicevo, perchè non mi venisse in mente Dante pensando alla mia patria dovevo tornare ai giorni di Fanfani, a quando i politici e i loro compari si facevano in quattro per nascondere qualche piccolo scandaletto che comunque capita, e comunque nell’immediato ne prendevano le distanze e comunque, dalle loro facce si capiva che avevano cose serie da pensare. Fanfani stesso, che aveva sposato una signora molto più giovane e avvenente di lui dando adito a qualche chiacchera, subito messa a tacere poichè comunquela signora non era una squinzia qualunque: era dotata d’intelletto senza bisogno di scrivere ai giornali.

 

Anche i nomi d’allora, anche dal punto di vista dell’onomatopea erano nomi che davano dignità alla politica: insomma, una cosa è chiamarsi bocchino, e una cosa è chiamarsi De Gaspari, parliamoci chiaro.

 

E veniamo ai giorni nostri. Non mi pare vero.

Non mi pare vero di vedere facce che non sembrino facce da pagliacci al governo, non mi pare vero di leggere su quelle facce un saper fare e un saper intendere che da tempo non leggevo più sulle facce di chi si occupa di politica.

Trucchi e parrucchi, quelli si: le nostre giovani e sgallettate ministre. I nostri aitanti e promettenti segretari di partito. Tutta gente dall’aria di avere le mani in pasta a dare l’idea di non capire affatto cosa dovesse venire e come fare a far venir fuori qualcosa di degno ad essere mangiato. Tutta gente lì a giocare con la farina, a fare incetta di zucchero salvo ad azzuffarsi col gatto perchè rompe le uova.

Si dice che l’età media di questo nuovo governo sia sui sessanta. Era ora che l’età, l’esperienza, il saper fare avessero la meglio sull’approssimazione e l’entusiasmo giovanile prerogativa semplicistica di un giovanilista presidente che non sembra mai essere sceso dalle navi su cui faceva il menestrello.

Certo facce rassicuranti.

Anche la velocità con cui si è svolta la cosa, giovedì Monti senatore a vita e sabato al governo, sa di funzionale organizzazione, grande esecutività e ponderata sapienza.

Finalmente qualcuno che sa dove mettere le mani, su questa barca senza nocchiero.

Finalmente belle facce vere, pulite e fattive. Facce che sanno di pensiero e d’intelletto. Fronti che dicono: noi gli ingredienti per fare la torta li mettiamo nella torta, perchè altrimenti, noi l’abbiamo studiato e anche un po’ sperimentato nella vita, la torta non viene.

Ora però, a parte i legami che mi possono venire in mente tra Napolitano e Vittorio Emanuele

vorrei avvisare l’Italia, anzi meglio, i politici dell’Italia, che, dopo i tecnocrati

restano solo i militari.

Caro coach

a questo punto mi sembra più che giusto darti mie notizie. Apprezzo molto gli sforzi che fai per farmi saltare al mio “livello superiore”, ho aperto il file che mi hai inviato e ho seguito  diligentemente le istruzioni dettate dalla tua voce pacata ed armoniosa.

Ammetto che ho rimandato per giorni l’operazione, ma poi alla fine ci sono riuscita e mi sono ben disposta a seguire il percorso che mi indicavi per acquisire più consapevolezza, raggiungere il successo e ottenere tutto quello che voglio dalla vita.

Ottimo il rilassamento, mi ci voleva proprio: e le spalle ringraziano. I problemi sono iniziati subito però, perchè la tua voce mi ha portato speranzosa al momento della mia nascita, e non è proprio andata come dici tu…guardati attorno, guarda tutte le persone che ti circondano…senti il loro amore?

Adesso ti racconto come sono andate veramente le cose.

Mia madre aveva circa vent’anni, giovane, inesperta e al suo fianco oltre a mio padre e al medico amico di famiglia c’era anche mia nonna, la mamma di mia madre, la rompiballe. Mio padre subì la classica delusione del maschio mediterraneo e meridionale, di fronte alla figlia femmina, mia nonna credo che accentuò la cosa, poichè ovviamente, venivano a scarseggiare i motivi di orgoglio matriarcale, femmineo, subliminale.

Mia madre spingeva poco e mi mancava l’aria, quando finalmente nacqui fu anche peggio. Il nervosismo impazzava perchè nessuno faceva quello che ci si aspettava, iniziarono a litigare per il  nome. Ah, dimenticavo: c’era anche la mamma di mio padre, la suocera.

La stanza era affollata e si respirava a malapena. Aggiungici che mio padre fumava e anche parecchio. Deluso, nervoso, preoccupato per questo parto maldestro e indubbiamente rottodicazzo(si può dire?) dallo starnazzare delle donne.

E l’ostetrica non la vogliamo contare? Una spiccia, e sbrigativa, come tutte le ostetriche e le caposala, senza tanti complimenti imperava sulla puerpera senza minimamente capire i bisogni di una che tutto vorrebbe tranne che farsi lacerare le carni da uno sconosciuto di 4 chili, per giunta femmina, che non ne ha voluto sapere di girarsi quand’era ora.
Quando nasci col forecipe, la tua testa assume momentaneamente la forma di una pera. Ulteriore motivo di disappunto per i congiunti presenti. E il momento può durare mesi.

Del concepimento nulla so e non oso immaginare, ma la nascita ti assicuro fu fonte di grandi e duraturi dissapori. Se la memoria non m’inganna volarono bestemmie, catini e sguardi al vetriolo.

Non c’era amore per me, alla fermata. Dovevo capire l’antifona e andarmene in volata. Invece restai, e fu solo il primo, di una serie interminabile di errori.

Non c’era amore, quindi, quando arrivai. La scena in cui mi vedi non esiste, per cui mi sono stoppata e sono uscita perchè non è il mio film. Per tua informazione non ho pianto.

Domani mattina ho un colloquio di selezione, un altro palliativo. Ma pensa, il dramma sarebbe se mi scartassero.