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Categoria: Argomenti vari

Giuda indubbiamente, il traditore.

Ma, Giuda che tenta disperatamente di sfuggire al suo destino, Giuda senza via d’uscita?

Giuda con davanti solo un albero ad aspettarlo.

L’umanità oggi ha più cose in comune con Giuda, forse, goccedigocce che con Cristo.


Quest’ anno sono quarant’ anni di Piper, la mitica discoteca romana diventata una leggenda da cui si sa è passato er mejo del pop italiano e non.
Io all’ epoca dell’ inaugurazione ero troppo piccina, poi le discoteche non mi sono mai piaciute tanto. Sono tipo da piano bar io, da pub fumoso, da cicktu cickt se si può scrivere così.
Ma neanch’ io posso ignorare quel grande evento che è stato il Piper, un grandissimo evento e soprattutto una meravigliosa macchina per creare eventi.
Sul terreno dov’ è nata,  Tognazzi avrebbe voluto farci un mega ristorante con parcheggio custodito ma quando un affermato uomo d’affari – prima di Proietti uomo d’affari era ancora un titolo celebrativo – e un brillante avvocato hanno detto che lì, proprio lì, doveva sorgere la più grande discoteca europea, s’ è fatto gentilmente da parte.
Visconti ci andava per sentire Patty Pravo.
Cantanti dagli affascinanti accenti esotici e camicie coi volants hanno iniziato lì una strabiliante carriera. Da lì hanno preso il volo splendide carriere e la maggior parte dei brani che ci avrebbero fatto ballare. E allora non era come adesso, un successo durava, si cantava e si ballava almeno per due anni.
Lo confesso al Piper non ci sono mai stata. Quando si andava a Roma si andava a Trastevere, si andava per piccoli locali e trattorie. Poi a noi, decentrati e provinciali, ci aspettavano ancora le famose feste in casa con le sedie accostate tutt’  attorno alle pareti e lo stereo appena sballato. Erano i primi tempi dei giapponesi, di Stereoplay, di Ciao 2001 e il d.j. non esisteva ancora, c’ era appena – quello che mette i dischi- un po’ imbranato con le ragazze, appassionato di decibel e musica, a cui potevi urlare
“… E metti un lento!
Le luci erano quelle del lampadario, sotto un finto rigoroso ma sostanzialmente bonario controllo dei genitori. Loro lo sapevano che quelli erano i primi approcci all’altro sesso, che in un certo senso era un passaggio obbligato che dovevano rispettare e sopportare.
Qualcuno più fortunato poteva permettersi una discreta e sofisticata illuminazione da abat-jour.
Un nostro compagno di scuola superò i confini dell’ immaginario mettendo dei faretti colorati al posto delle lampadine e collegando dei fili all’ amplificatore in modo da ottenere un effetto psicadelico- roba da scuola radioelettra.

Riferimenti: piperstory