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Categoria: Musica

Giuda indubbiamente, il traditore.

Ma, Giuda che tenta disperatamente di sfuggire al suo destino, Giuda senza via d’uscita?

Giuda con davanti solo un albero ad aspettarlo.

L’umanità oggi ha più cose in comune con Giuda, forse, goccedigocce che con Cristo.

sunshine

per qualche imperscrutabile ragione enzo avitabile non include più questo brano nei suoi concerti.

già da parecchi anni.

gentilmente declina le richieste.

impossibile reperire anche il testo sul web.

questione di scelte, forse di sopravvivenza.

perchè non siamo tutti uguali. Nessuna legge, nessun dettato costituzionale, nessuna scritta dietro le spalle o davanti alle ginocchia sarà capace mai di renderci tutti uguali.

se non bastasse quella mescola di acido desossiribonucleico a diversificarci, c’è l’ambiente, la cultura. l’educazione, il cielo astrale e il grande libro del destino.

Non siamo e non saremo mai tutti uguali. Neanche di fronte alla morte.

 

 

 

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e  adesso grazie al cavalieredelsecchio  posso inserire anche il testo, completando così l’ arredo della stanza. Grazie Colonnello, è così che dovrebbe funzionare.

Sento quelle note blu
Che sai fare solo tu
Questa notte nella via
Uh uh Charlie
super melodia
Sarà magico lo so
E tra un poco volerò
Tu sei genio sei pazzia
Be-bop Charlie
Super fantasia
Charlie suona ancora
Lasciami capire
Fammi un po’ sognare
Mentre sto a guardare
Qui la gente dorme e tu
Forse non ci vieni più
Ma non ti è nuovo e già lo sai
Be-bop Charlie bird of paradise
Fammi un po’ sognare
Mentre sto’ a guardare
Charlie,
Charlie suona forte
Charlie suona forte
Passa, passa tra le porte
Charlie non è male
Farli un po’ svegliare.
 

 

 

alice and catPorto con me la voce giovane di un
 francesco de gregori
ventiquattrenne che canta
“alice”.
Uno scorcio della  calabria da  
dove si vede la costa siciliana
declinare e assottigliarsi
sempre di più, fino a diventare una lingua di terra
che s’inoltra nel mare, e il  mare s’infila nel foro che
s’è formato al centro come il foro della pasta della
pizza quando la stendi a dismisura, col pilone che si
staglia come un vecchio gigante mitologico
all’entrata dello stretto e il sole che va a tramontare
dietro le isole eolie.
Una vecchia copia in due tomi del  don chisciotte
che avevo trovato nella libreria di mio nonno.
Il ragazzo che voleva che imparassi a giocare a tennis l’ho già lasciato tantissimi anni fa.
Nessuna bandiera.
Sono cittadina del mondo, viaggiatrice, a bordo di una palla schiacciata ai poli  in questo immenso universo. La
palla gira e io con lei, a volte la cosa è inebriante, altre volte mozzafiato, ma più spesso sembra di stare immobili, di
andare alla deriva su uno scoglio. E lì, lì c’è il momento che si possono raccogliere i pensieri e pregare il padreterno,
chiunque esso sia, per tutti quelli che un anima invincibile non ce l’hanno.  
 

 

 

 

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 http://youtu.be/l-_oWDRj6nI

(prima o poi imparerò….)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunitàSullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzieColtivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere
(de andrè-fossati, smisurata preghiera-1996)
 
 
 
 

 

  

 

 

 

 

 


My lady D’arbanville
Why do you sleep so still?

Stasera che non mi sono lavata i denti voglio stupirti con effetti speciali.
E con un paio di confessioni.
Poche, perché te l’ ho detto subito: su di me solo indizi

I’ll wake you tomorrow
And you will be my fill, yes,
you will be my fill.

La prima non mi riguarda direttamente, riguarda mio figlio che da grande vuole fare il fuochista, ma non come quello sulle navi di de gregori, proprio quello dei fuochi d’artificio. E così. Per impratichirsi ha iniziato a tirarmi giù il terrazzo a colpi di rauti legati insieme venti per volta e avvolti in carta di giornale.


My lady D’ arbanville
Why does it grieve me so?…

La seconda è che vorrei andare a vivere in un trullo.
Il trullo mi piace fino in fondo.

But your heart seems so silent
Why do you breathe so low….
Why do you breathe so low….

Un bel trullo rotondo e semplice…

My lady D’arbanville
Why do you sleep so still?…

La pianta circolare, da sempre, è indice di abbattimento delle barriere, il non plus ultra della disinibizione e della schiettezza.

I’ll wake you tomorrow
And you will be my fill, yes, you will be my fill….

La pianta circolare nella sua primitivitezza e con tutta la sua rozza essenzialità rappresenta il massimo della democrazia.

My lady d’arbanville
You look so cold tonight…

Naturalmente ci andrei a vivere da sola, perché come è noto non sono molto democratica e ai miei spazi, distinti e separati ci tengo in modo più viscerale che la pianta di un qualsiasi trullo.

Your lips feel like winter
Your skin has turned to white…

La terza cosa è che tra le due sfigate della storia della canzone, lady d’arbanville e marinella, io preferisco la prima che mi rallegra, mi mette in sintonia, mi da forza e volontà.

I loved you my lady
Though in your grave you live….

Non mi stancherei mai di ascoltarla.
Lo so, lo so bene che tra la prima e la seconda passa la stessa differenza che passa tra una telenovela brasiliana e un film d’autore.

I’ ll always be whit you
This rose will never die, this rose never die…
This rose will never die, this rose never die….

Non è neanche una ballata extravagante, è una cosa semplice semplice, all’ apparenza, di una ingenuità che non richiede altra riflessione.

My lady D’arbanville
Why do you sleep so still?…

Sono grossolana, semplice e rudimentale come l’ uomo nelle caverne di fronte al mistero del tuono.

Why do you sleep so still?…

Credo nella magia della ripetitività….

Why do you breathe so low

e della reiterazione ad oltranza… Why do you breathe so low

credo nella suadenza dei suoni….

You look so cold tonight…

piuttosto che nel loro significato, vivo d’ immagini e assonanze….
Your lips feel like winter…

più che di contenuti e argomenti…
Your skin has turned to white…

Non credo invece alle varie traduzioni libere, troppo libere quelle che girano su internet, quella in italiano e quella francese sono ugualmente indecenti. Vogliono a tutti i costi costruire una storia:
Come si fa a tradurre “Why do you sleep so still?” in “io sono il tuo destino”? sarà anche suggestivo, ma non c’entra niente, è un’altra canzone.

Credo nel potere insinuante e anestetizzante dell’ipnosi…
Why do you breathe so low…

Credo nel potere dell’esorcismo…
Though in your grave you live…

Credo nell’immediatezza dei tempi al passato…
I loved you my lady…

I lovedfa tutto da solo.

Allora appoggio la testa allo schienale della poltrona e chiudo gli occhi. E mi immergo con lo stesso spirito di bob de niro nell ‘ultimo fotogramma di c’era una volta in america, in un altro film di sergio leone. Con il gran canyon che non è il gran canyon ma che comunque si perde a vista d’occhio nell’orizzonte e lee van cleef in sella al suo cavallo va incontro a clint eastwood, fucile e fondina e il sole incendia gli speroni, le fibbie e le facciate bianche delle case, e clint dice con voce sommessa:
sei stato poco attento, colonnello…
e mortimer dice con voce insinuante:
indio, tu il gioco lo conosci già…
E le mele fanno la loro parte e cadono dall’albero e gianmaria volontè anche, e muore senza fare troppe storie.
E il colonnello dice con voce arresa ma non sconfitta:
un’altra volta ragazzo, un’altra volta…
ed è già tutto passato, tutto finito.
E tutto trova equilibrio, tutto trova misura e compensazione,
i conti tornano, tutti quanti, sulle chiappe del cavallo che si allontana verso il fondo della sterminata vallata e diventa un puntino lontano, come il dolore, che in fondo capisci che è una cosa che te la puoi portare sulle spalle in sella al tuo cavallo e attraversare le cose immutabili che sono sempre nuove, e le cose immobili che non stanno mai ferme, e le cose nuove che non cambiano mai. Passerà anche questa stazione, come passa il dolore, diceva un’altra ballata italiana, che gli italiani ci sanno fare con le parole.
La musica inonda la vallata
I loved you my lady…
Though in your grave you live….

…e una risata di scherno che si perde in lontananza si fa beffe delle parole.

La la la la la la…

Ed è così che infine posso dire al mio schiavo:
ti sei perso il senso del gioco, amore mio
ti sei perduto  la fantasia…

e allontanarmi in sella al mio cavallo in pace col mondo verso il fondo della vallata dove, certamente, mi aspetta rossella o’hara.


Ragazze birbanti che corrono via e non si sa dove vanno, si sa soltanto che
che non tornano mai,soprattutto, non ritornano mai uguali.
Ragazze bizzarre e graziose: ce n’ è per tutti gusti qualcuna riesce perfino a far finta di essere assennata.
A volte solo per un ora un uomo può cambiare per un’ ora soltanto la sua faccia straniera.
Loro navigano lontano, lontano
piccole onde indolenti non tornano mai uguali
vanno sempre da un’ altra parte
navigano navigano piccole onde presupponenti
si fanno trasportare forse spinte dalla promessa di dolci parole
e da una mano menzognera, indifferenti nei loro occhi blu e
si può pensare a loro come all’ ultima cosa
che ti piacerebbe guardare nell’ultimo istante della tua vita
ma loro, indifferenti e indolenti, se ne vanno
sempre da un’ altra parte
e non ritornano
attenzione però…potresti ritrovarti in ginocchio

(libero adattamento di sally)

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise,
They got pretty blue eyes.
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange -
Looks strange, looks strange.

Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand,
Pulls you down on your knees,
While you’re down a pool appears.
The face in the water looks up,
And she shakes her head as if to say
That it’s the last time you’ll look like today.

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Sail away, away.

The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know,
The water gets below.
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that I know.

Angels never know it’s time
To close the book and gracefully decline,
The song has found a tale.
My, what a jealous pool she is.
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away.

Sail away, away
Ripples never come back.
They’ve gone to the other side.
Look into the pool,
Ripples never come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they’ve gone to the other side.

Ripples
Genesis A Trick Of The Tail (1976)

Sono rimasta senza caffè. Ho trovato del decaffeinato solubile che ha lasciato mio padre. Ci ho versato sopra l’acqua calda con molta diffidenza l’ho assaggiato. Dopo mi sono chiesta come si fa a gradire simili schifezze. Può essere l’età?


La musica ci accompagna, le canzoni fanno da colonna sonora alla nostra vita. E?’ una grande ovvietà ma ricordiamo momenti di vita legati alle note che ne fanno da spartito.
C’è sempre qualcuno che canta sul momento più bello della nostra vita, per quella volta che siamo stati felici. Finiamo col legare quella canzone indissolubilmente a un volto, un’ espressione, e ce n’è una anche per quando abbiamo pianto, per quando abbiamo perso, per quando sapevamo che una canzone non ci avrebbe consolato, per quella sensazione di mondo che ti crolla addosso o peggio che t’ ignora. Poi ci sono le canzoni che ti calzano precise, per i tuoi momenti di vita, che sembra quasi che chi le scrive sta pensando a te.
E c’ è sempre una canzone nel juke box, o al supermercato per farci scivolare su una qualche nostalgia. Di tanto in tanto è la radio, improvvisamente a svegliarci un ricordo, e qualche volta siamo proprio noi stessi che, guidati da un chissà che, allunghiamo la mano verso i nostri cd, i nostri dischi, i nostri nastri e ne scegliamo uno a caso che poi non è proprio un caso: è una voglia di passato, di rivivere emozioni attraverso canzoni.

Ultimamente mi sono convinta che poi ognuno di noi ha un lifemotive che a volte neanche conosce o riconosce. Musica e parole che non sono legate a un momento particolare ma ce l?abbiamo nelle ossa ed è un po’  una filosofia, il tessuto che lega le ossa. Una canzone che c’ entra poco con gli altri, che non ha legami particolari ad un preciso momento di ebbrezza o di malinconia. Non sai perché o quando lo è diventata solo che di tanto in tanto ti ritrovi a canticchiarla, la senti che è lì che ti stava aspettando solo ed esclusivamente per farsi riconoscere, per abbracciarti. Non è la canzone di un momento, è la canzone della tua vita.

Niente da Capire è la mia canzone.

Le stelle sono tante, milioni di milioni,
la luce dei lampioni si confonde con la strada lucida.
Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte,
con l’anima in riserva e il cuore che non parte.
Però Giovanna io me la ricordo ma è un ricordo che vale dieci lire.
E non c’è niente da capire.
Mia moglie ha molti uomini,
ognuno è una scommessa perduta ogni mattina nello specchio del caffè.
Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce,
ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce,
però Giovanna è stata la migliore,
faceva dei giochetti da impazzire.
E non c’è niente da capire.
Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve,
che freddo amore mio, pensaci bene a far l’amore.
È giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male,
io non ti invidio niente,
non ho niente di speciale.
Ma se i tuoi occhi fossero ciliege io non ci troverei niente da dire.
E non c’è niente da capire.
È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi,
mi dicono che stai vincendo e ridono
da matti, ma io non lo sapevo che era una partita,
posso dartela vinta e tenermi la mia vita.
Però se un giorno tornerai da queste parti,
riportami i miei occhi e il tuo fucile.
E non c’è niente da capire

F. De Gregori- Frandesco De Gregori, Niente da Capire(1974)

il sunshine è di Giancarlo Piranda


Quest’ anno sono quarant’ anni di Piper, la mitica discoteca romana diventata una leggenda da cui si sa è passato er mejo del pop italiano e non.
Io all’ epoca dell’ inaugurazione ero troppo piccina, poi le discoteche non mi sono mai piaciute tanto. Sono tipo da piano bar io, da pub fumoso, da cicktu cickt se si può scrivere così.
Ma neanch’ io posso ignorare quel grande evento che è stato il Piper, un grandissimo evento e soprattutto una meravigliosa macchina per creare eventi.
Sul terreno dov’ è nata,  Tognazzi avrebbe voluto farci un mega ristorante con parcheggio custodito ma quando un affermato uomo d’affari – prima di Proietti uomo d’affari era ancora un titolo celebrativo – e un brillante avvocato hanno detto che lì, proprio lì, doveva sorgere la più grande discoteca europea, s’ è fatto gentilmente da parte.
Visconti ci andava per sentire Patty Pravo.
Cantanti dagli affascinanti accenti esotici e camicie coi volants hanno iniziato lì una strabiliante carriera. Da lì hanno preso il volo splendide carriere e la maggior parte dei brani che ci avrebbero fatto ballare. E allora non era come adesso, un successo durava, si cantava e si ballava almeno per due anni.
Lo confesso al Piper non ci sono mai stata. Quando si andava a Roma si andava a Trastevere, si andava per piccoli locali e trattorie. Poi a noi, decentrati e provinciali, ci aspettavano ancora le famose feste in casa con le sedie accostate tutt’  attorno alle pareti e lo stereo appena sballato. Erano i primi tempi dei giapponesi, di Stereoplay, di Ciao 2001 e il d.j. non esisteva ancora, c’ era appena – quello che mette i dischi- un po’ imbranato con le ragazze, appassionato di decibel e musica, a cui potevi urlare
“… E metti un lento!
Le luci erano quelle del lampadario, sotto un finto rigoroso ma sostanzialmente bonario controllo dei genitori. Loro lo sapevano che quelli erano i primi approcci all’altro sesso, che in un certo senso era un passaggio obbligato che dovevano rispettare e sopportare.
Qualcuno più fortunato poteva permettersi una discreta e sofisticata illuminazione da abat-jour.
Un nostro compagno di scuola superò i confini dell’ immaginario mettendo dei faretti colorati al posto delle lampadine e collegando dei fili all’ amplificatore in modo da ottenere un effetto psicadelico- roba da scuola radioelettra.

Riferimenti: piperstory


Avrei imbandito per te una tavola ricca di cibi sofisticati e abbondanza di frutti esoticici.
Tu hai preferito rinchiuderti in cucina a rovistare tra i rifiuti come un gatto randagio.
E come un gattino randagio sorpreso nel buio mi hai sgranato addosso lucenti occhi impauriti sotto il pelo arruffato e bagnato.
Sei rimasto sospeso e rigido sulle tue unghie contratte, indeciso
se mantenere quell?equilibrio o conficcarmele nella pelle.Credevo che fossi il mio buongiorno.
Ero solo una della fila.
Un palo tra i tanti pali della tua staccionata, su cui il sole passa e getta un’ ombra indifferente.
Mi hai regalato solo una sequenza già nota, che non devo far altro che allungare la mano e premere un dito su play, per riviverla.
Ho dita leggere sui tuoi fianchi. Il mio profilo esausto è rimasto abbandonato sul tuo ventre attratto senza rimedio dalle viscere nelle viscere.
Gocce di rugiada su labbra imbastite di un amore acre e narciso.
E non chiedo altro che ti dimentichi di me.

Narciso parole di burro
si sciolgono sotto l’alito della passione
Narciso trasparenza e mistero
cospargimi di olio alle mandorle e vanità modellami…

Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità

Narciso parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni
Narciso sublime apparenza
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità ispirami.

Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità
abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità

Conquistami

Carmen Consolo- Narcisse( Parole di burro)
État de Necessité-2001


Non sono molte le convinzioni che ho per la vita, quelle ferme, basilari e incontrovertibili. Solo due o tre e tra queste senz’altro al primo posto c’è che esiste un popolo di mare e un popolo di terra.
Certo, non è acqua calda che ho scoperto io, è cosa vecchia.
Ma di questa cosa sono fortemente convinta e certa, ce l’ho nei succhi gastrici ormai digerita.

La gente di mare coltiva il rispetto e il risvolto delle cose. Il mare è ciò che separa ed isola ma è anche ciò che congiunge, il ponte.
Per la gente di mare oltre il mare c’è sempre qualcosa, un’altra terra magari e il motivo per attraversare quel mare. Per la gente di terra oltre la terra c’è ancora terra.
Per la gente di mare le cose si alternano. Si avvicendano senza necessariamente seguire una corretta consecutio tempora.
Le stessa parola finisce sempre coll’avere due significati diversi, opposti a volte.
A seconda…

Un’altra cosa di cui sono convinta è che esista una cultura dell’ immedesimazione ed una della distanza. Concetti base, ingredienti sostanziali per ricette completamente diverse.
Gli ingredienti vanno mescolati con sapienza, capire le dosi è essenziale.
E’  un mestiere.

La giusta distanza, appunto, tra distanza ed immedesimazione, tra noi e gli altri, tra noi e le cose.
Sembra niente e sembra facile, ma dalla giusta distanza può dipendere la riuscita di un’ impresa.
Questo lo sanno bene i fotografi, che una bella fotografia non è solo un fatto di luci ma anche di rapidi calcoli sulle distanze.
La tenuta dei rapporti, ma soprattutto la conoscenza delle cose avviene solo grazie alla nostra capacità di che non vuol dire estraneità, anzi, paradossalmente, ti porta all?opposto, all?intima conoscenza o meglio – all’ interiore conoscenza.

Che adoro Fossati per quella storia che ha scritto una canzone per me, ormai lo sa tutto il globo.
La verità è che lo stimo perché appartiene a quella razza che si misura sulle distanze.
Che si prova sulle distanze.
Che cura le distanze e le coltiva con l’ acqua e a volte, pure col dolore.

Lui non lo dice mai questo fatto, ma qualche volta ce lo infila tra le parole.

>Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perchè voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
altre notti sono vele piegate a navigare
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare
Delle città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perchè so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani
Mi sogno i sognatori che sognano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest’inverno passerà
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà

erano i treni a vapore
per fiorella mannoia, l’alter ego di fossati.


Se canta gente come Francesco De Gregori per questa volta è meglio, tu lo lo sai a quest’assurda classifica su chi è meglio e chi è peggio, alla ricerca del migliore in assoluto non ci sto. C’è un tempo per ognuno, tranne per qualcuno che è proprio fuori tempo. Poi ognuno ha un tema e qualcuno delle volte fa anche poesia.

Mamma chissà se valeva la pena
fare tanta strada e arrivare qua
la gente è la solita non cambia scena
la stessa che ho lasciato tanto tempo fa.
Hanno fame di soldi, hanno fame d’amore
e corrono a cento all’ora
i loro figli non somigliano a niente
l’adolescenza subito li divora.
Ma se potessi tornare indietro
indietro io ci tornerei
ma se potessi cominciare daccapo
quello che ho fatto non lo rifarei.
Ora c’è una ragazza di vent’anni che vive qua
con lei dorme la notte
e divido la notte e una notte forse lei mi sposerà.
Ora c’è una miniera
che ci danno mille l’ora per andare giù
e quando usciamo inciampiamo nelle stelle perché le stelle
ormai quasi non le vediamo più.
E meno male che c’è sempre qualcuno che canta
e la tristezza ce la fa passare
se no la nostra vita sarebbe come una barchetta
in mezzo al mare
dove tra la ragazza e la miniera
apparentemente non c’è confine
dove la vita è un lavoro a cottimo
ed il cuore un cespuglio di spine.
E meno male che c’è sempre uno che canta
e la tristezza ce la fa passare
se no la nostra vita sarebbe una barchetta
in mezzo al mare
dove tra la ragazza e la miniera
apparentemente non c’è confine
dove la vita è un lavoro a cottimo
ed il cuore un cespuglio di spine.
( la ragazza e la miniera f. de gregori)