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Categoria: goccedisally

L’ultima trovata della nostra società plaudente figlia di berlusconi e nipote di craxi, cresciuta nel mulino bianco e pasciuta a merende ferrero è:   “il meglio è nemico del bene”

L’ho sentita più volte questa cosa. la prima volta non ci ho fatto caso più di tanto, anzi ci ho quasi creduto, ipnoticamente, e ho pensato: perché fare un ottimo ragù, se basta farne uno buono? e visto che ne basta uno buono, perchè metterci dentro il macinato?  Forse, è sufficiente una coscia di pollo, o addirittura l’aroma di una coscia di pollo. E visto che non c’è dentro che l’aroma di una coscia, perché stare lì a girarlo e sorvegliarlo questo ragù, mentre rassetti i letti, ti lavi, ti trucchi o stiri e togli qua e là un po’ di polvere: mettiti a leggere un bel libro appassionante tra un bicchiere di tè freddo, una sigarettuzza e i piedi a mollo coi sali quelli buoni, quelli sì buoni…al peggio il mio ragù sarà bruciato, con quel bell’aroma di bruciato di montagna

Questa storia mi assomiglia tanto a quell’altra, in voga qualche anno fa: i figli….conta la qualità del tempo, non la quantità. Amica, per fare un uovo sodo ci vogliono sette minuti sette…se poi vuoi una coque bastano tre molto intensi.  Era difficile capire che la quantità a volte fa parte della qualità, e così, in molti casi, non si ebbe né la quantità né la qualità.

E prima ancora fu difficile capire che se la forma può anche non avere contenuti, è difficile che in questo mondo possa esistere un contenuto senza forma. Eppure su questo principio ci abbiamo fatto una e più rivoluzioni, a dimostrazione che la forza dell’ignoranza conta più delle idee.

E quest’idea del meglio che è nemico del bene è tornata più volte, da più voci, e adesso circola libera nell’etere e suscita plausi e cerca consensi e più consenso trova, più plauso suscita e più ingrassa: a me pareva ingenuamente che il male fosse nemico del bene, sebbene, lo ammetto il mio mondo è fatto di un’infinita scala di grigi, che vanno da un bianco ad un nero e nel mio mondo il male è nemico del bene e non fare è peggio che fare male.

A me, cresciuta con altogradimento e un mangianastro sfasciato che facevo merenda col panino con la frittata preparato da mamma e tutt’al più dalla tata, avevano detto di fare del mio meglio e non mi avevano parlato di certe inimicizie. Mi hanno detto che quando si punta al meglio  forse si evita il peggio, il bene viene da sé, solo se ci si adopera per il meglio.   E poi si chiedono da dove nasce questa crisi….forse bisognerebbe far leggere loro le leggi del professor Cipolla…forse bisognerebbe chiedersi perché bisogna accontentarsi di un semplice “bene” che magari guarda al meno peggio  e non si è più capaci di fare del proprio meglio.

Bisognerebbe allineare i pensieri, evitare le parole a vanvera o, come solito suol dirsi

le “parole in libertà”.

Strano concetto, perchè, alla libertà di parola ci abbiamo tenuto, e ci teniamo, guai a chi ci tappa la bocca ma…le “parole in libertà”, sono un pensiero che un po’ ci raccapriccia.

Tornando ai pensieri, che andrebbero allineati, per esempio con la storia. Una storia, per esempio, è il sogno spinelliano di un’Europa unita e solidale, i cui Stati membri si baciano e s’abbracciano e mai penserebbero di fagocitarsi l’un l’altro, così come lui vide succedere sotto i suoi occhi, grazie ad una Germania che, all’epoca, aveva anch’essa un sogno, ma un po’ più bellicoso.

Un’altra storia è, la storia degli Stati.

E quando si parla di architetture costituzionali, istituzionali, andrebbe tenuta presente per capire se si ha a che fare con castelli in aria, castelli di sabbia o castelli comuni. Che poi, un conto è il castello che si vorrebbe costruire, altro è quello che si è capaci di far venire fuori.

Ma quando si parla di modificare l’architettura delle istituzioni, non so, davvero non so, se chi ne parla ha in mente il nodo cruciale. Per esempio, candidare i rappresentanti parlamentari per non più di due mandati legislativi rappresenta una soluzione a qualcosa?

Torniamo allo Stato, entriamoci dentro.

Lo Stato nasce da un’idea personalistica del territorio, una enorme signoria in cui il proprietario è tutto, è Padrone e Signore. Chi abita, circola, utilizza, il suo territorio lo fa grazie ad una liberalità del Signore stesso, che comunque va contraccambiata mediante tasse e gabelli, servizi e prestazioni obbligate.

Nello spazio di pochi secoli ( e questo è un punto a favore della confusione e dello stordimento che ci sta attorno) questa concezione è radicalmente cambiata, almeno nelle intenzioni.

Lo Stato, nell’epoca attuale, è vissuto come un territorio comune e un Ente erogatore di servizi per la popolazione che occupa il territorio. Da un lato è proprietà di tutti, dall’altro è un ‘entità indistinta e già solo per questo irresponsabile.

Il Parlamento. I primi Parlamenti, quando nascono, hanno la funzione di limitare il potere aristocratico, il signoraggio, la sovranità più o meno illuminata. Ricordate la conquista del suffragio universale? Qualcuno poi ha pensato bene di assegnare a quest’organo il compito di fare le leggi, oggi, il Parlamento, nell’architettura costituzionale fa le leggi. Eccome se fa le leggi…perchè nessuno dica che il Parlamento non fa un accidente, lui fa leggi in continuazione, sforna fogli stampati come una stampante rotta.

Chiunque a naso capisce che c’è qualcosa che non va. Ovviamente, per gli Stati costituzionali, il Parlamento con i suoi riti e le sue elezioni, resta un tassello importante della difesa delle garanzie per cui si pensa di ovviare ai disservizi avanzando l’ipotesi impedendo una sorta di “carrierismo” politico.

Cambiare tutto per non cambiare nulla. Ma se i primi parlamentari avevano a cuore che la popolazione non morisse di gabelli, e i secondi che interessi corporativi venissero presi in considerazione, se non del tutto tutelati, i parlamentari di oggi cosa sono? Espressione di interessi organizzati nei e dai  partiti politici, attenzione, i partiti politici: c’è una bella espressione di Pasquino che li definisce la cinghia di trasmissione tra i cittadini e le istituzioni. I partiti politici sono ancora in grado di organizzare consensi e tutelare interessi? E nel processo decisionale sono in grado di esprimere competenze? Le giuste competenze?

Oggi che non c’è più ( o non dovrebbe esserci) la Corte, atta solo ad organizzare feste, rifocillare le truppe e riscuorere balzelli, ma uno Stato che deve esprimere un’amministrazione complessa di tutele e garanzie, di manutenzioni e manufatti pubblici, di “redistribuzione delle ricchezze” come si diceva pomposamente un tempo, oggi che lo Stato non è più una macchina da guerra ma deve essere un’efficiente macchina di cittadinanza, perchè un politico non dovrebbe essere uno formato alla politica?

In fondo il medico, o l’ingegnere, l’avvocato e il maestro, per fare quello che fanno studiano e si preparano alla professione. Per fare funzionare la macchina dello Stato bastano invece i voti, il consenso popolare, ottenuto magari con promesse di posti e favori vari. E il Parlamento perde di senso. I ministeri, con a capo i ministri espressi da questo tipo di Parlamento, perdono di senso. E la macchina amministrativa, funziona ancora da sè, senza il controllo popolare, anzi con la complicità a volte inconsapevole di ministri spesso impreparati e confusi. I burocrati restano al loro posto, padroni assoluti di un’organizzazione che li pasce e li arricchisce, a spese del povero cittadino, ancora una volta gabbato, vessato e ridotto in catene: pagare, devi solo e sempre pagare. La legittimazione questa volta è: lo Stato Sociale.

Io vorrei proprio capire quanto dei soldi che vengono prelevati coattivamente vanno allo Stato Sociale e quanto agli stipendi dei vari burocrati imboscati nella pubblica amministrazione.

 

 Sento tanto in questi giorni parlare di Europa, scomodando persino lo spirito di Spinelli a voler giustificare la strada intrapresa e il voler a tutti i costi, a qualsiasi costo, non volerla abbandonare.

Ora, tolto che i sogni di Spinelli, o di Mazzini, non devono per forza essere i nostri, tolto che mutatis mutandis, bisogna coltivare sogni ( magari i propri) ma non perdere mai di vista la realtà, forse, dico forse, occorre tenere presente un paio di cose:

se parliamo di sogni, di solito quelli che si avverano più che sohni sono premonizioni, salti nel futuro, disegni avveniristici. Icaro sognava di volare, noi oggi lo facciamo, ma non con ali di cera. Questo è il contatto con la realtà.

La realtà dell’Europa è solo il sogno. Chi ha pensato che l’Europa potesse diventare l’Unione degli Stati d’America “de noartri” non ha fatto i conti con due elementi molto importanti: il primo è la lingua, il secondo è il nazionalismo. Gli Stati Uniti fanno i conti con una lingua unica, cosa che a noi manca e la sua popolazione si sente unificata dall’essere migrante, dal provenire da un posto altro. Contrariamente alla popolazione Europea, che trova nel nazionalismo la propria prima identità,  la popolazione statunitense si identifica nell’atto della dichiarazione dei diritti dell’uomo. Ovviamente queste sono quisquiglie.

Non bisogna dimenticare però che i primi atti di un abbozzo di Europa unita, riguardarono necessità commerciali, di libera circolazione delle merci e da accordi commerciali partirono i primi trattati unificatori.

Un’altra necessità  prioritaria riguardava la possibiltà di conflitti tra gli Stati Europei e di possibili ambizioni espansionistiche che l’Unione Europea avrebbe limitato o del tutto annullato, e questa è l’anima del sogno di Spinelli.

Credo che il problema della soluzione delle controversie tra Stati mediamente industrializzati venga nella realtà neutralizzato dalla gestione del nucleare e che il piano delle conflittualità si sia solo spostato: dal lato strettamente bellico ci sono moltissimi Paesi che non hanno l’atomica e su cui si può tranquillamente andare a giocare alla guerra con le più svariate scuse, dal lato dell’orto di casa propria  si è scoperto che ci sono tanti modi per fare una guerra, per conquistare e invadere l’orto del proprio vicino e la politica monetaria è  uno di questi modi.

Per cui alla fine, i paradosso mi sembra questo: l’Europa unita, incastonata nel mondo occidentale industrializzato esporta democrazia nei Paesi sottosviluppati a suon di missili (???) mentre al tempo stesso  sviluppa in casa propria raffinate forme di dittatura. Portiamo aiuti, fabbrichiamo ospedali e scuole nel cuore dell’Africa mentre i nostri imprenditori si suicidano schiacciati dalle politiche monetarie europee, la nostra scuola muore e i nostri ospedali chiudono.

Vorrei tanto sapere che ne pensa Altiero Spinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuda indubbiamente, il traditore.

Ma, Giuda che tenta disperatamente di sfuggire al suo destino, Giuda senza via d’uscita?

Giuda con davanti solo un albero ad aspettarlo.

L’umanità oggi ha più cose in comune con Giuda, forse, goccedigocce che con Cristo.

 

 

Non sempre la realtà supera la fantasia…

 

 

Spy_game 2001

 

La cattiva

notizia

è che le fabriche

chiudono.

 

La buona notizia

è  che diminuiscono  le morti bianche!

 

 

 

 

 

                              
 
BUON ANNO
 DA TUTTO
IL CONDOMINIO

 

 

 

Caro coach

a questo punto mi sembra più che giusto darti mie notizie. Apprezzo molto gli sforzi che fai per farmi saltare al mio “livello superiore”, ho aperto il file che mi hai inviato e ho seguito  diligentemente le istruzioni dettate dalla tua voce pacata ed armoniosa.

Ammetto che ho rimandato per giorni l’operazione, ma poi alla fine ci sono riuscita e mi sono ben disposta a seguire il percorso che mi indicavi per acquisire più consapevolezza, raggiungere il successo e ottenere tutto quello che voglio dalla vita.

Ottimo il rilassamento, mi ci voleva proprio: e le spalle ringraziano. I problemi sono iniziati subito però, perchè la tua voce mi ha portato speranzosa al momento della mia nascita, e non è proprio andata come dici tu…guardati attorno, guarda tutte le persone che ti circondano…senti il loro amore?

Adesso ti racconto come sono andate veramente le cose.

Mia madre aveva circa vent’anni, giovane, inesperta e al suo fianco oltre a mio padre e al medico amico di famiglia c’era anche mia nonna, la mamma di mia madre, la rompiballe. Mio padre subì la classica delusione del maschio mediterraneo e meridionale, di fronte alla figlia femmina, mia nonna credo che accentuò la cosa, poichè ovviamente, venivano a scarseggiare i motivi di orgoglio matriarcale, femmineo, subliminale.

Mia madre spingeva poco e mi mancava l’aria, quando finalmente nacqui fu anche peggio. Il nervosismo impazzava perchè nessuno faceva quello che ci si aspettava, iniziarono a litigare per il  nome. Ah, dimenticavo: c’era anche la mamma di mio padre, la suocera.

La stanza era affollata e si respirava a malapena. Aggiungici che mio padre fumava e anche parecchio. Deluso, nervoso, preoccupato per questo parto maldestro e indubbiamente rottodicazzo(si può dire?) dallo starnazzare delle donne.

E l’ostetrica non la vogliamo contare? Una spiccia, e sbrigativa, come tutte le ostetriche e le caposala, senza tanti complimenti imperava sulla puerpera senza minimamente capire i bisogni di una che tutto vorrebbe tranne che farsi lacerare le carni da uno sconosciuto di 4 chili, per giunta femmina, che non ne ha voluto sapere di girarsi quand’era ora.
Quando nasci col forecipe, la tua testa assume momentaneamente la forma di una pera. Ulteriore motivo di disappunto per i congiunti presenti. E il momento può durare mesi.

Del concepimento nulla so e non oso immaginare, ma la nascita ti assicuro fu fonte di grandi e duraturi dissapori. Se la memoria non m’inganna volarono bestemmie, catini e sguardi al vetriolo.

Non c’era amore per me, alla fermata. Dovevo capire l’antifona e andarmene in volata. Invece restai, e fu solo il primo, di una serie interminabile di errori.

Non c’era amore, quindi, quando arrivai. La scena in cui mi vedi non esiste, per cui mi sono stoppata e sono uscita perchè non è il mio film. Per tua informazione non ho pianto.

Domani mattina ho un colloquio di selezione, un altro palliativo. Ma pensa, il dramma sarebbe se mi scartassero.

 

 

                     Caso volle…
volle caso….
 ”…ciò che i bambini fanno con lucertole e gattini
gli dei
lo fanno con gli umani…”
ovvero: si divertono.
E non riesco a pensare ad un altro caso, un altro accidente
 che non faccia a caso nostro. Non riesco a pensare a un grande giardino dove il padreterno raccoglie i fiori più belli,
i migliori e più profumati.
che grande egoista sarebbe questo dio, a volere solo per sè, ciò che di meglio c’è.
Penso piuttosto a un dio capriccioso, disordinato e caotico, che nel suo caos fa un po’ di pasticci, ma che gli vengono
bene perchè in fondo le circostanze finali possono risultare per lui divertenti.
E poco si cura del mondo, di chi resta, di chi lascia.
Agli dei piace giocare,
giocando a volte il gioco si rompe
che importa, ce n’è subito un altro.
Sono così tanti i giochi su questa terra.
Non siamo altro che il trastullo degli dei e a loro così
poco importa della nostra sorte. Giocano a dadi, giocano con i secondi e con i millesimi di secondi. Giocano.
Tante volte mi dico: bastava un attimoprima.
Bastava un attimo dopo. Ma qualcuno ha scoccato un arco, ed è stato l’attimo giusto. La sorte. Il fato. Il caso.
Non come me, che sono sempre in ritardo.

 

A1NR6EWCA6YHX1TCAPDX3ZFCALRVHZICAFHOWX1CA1QRSO8CAAOBD8DCAERNR9OCA6PIYB8CAE8A5Y3CAFZHWMJCAMLM94FCAEVBXP3CAWHE1SJCA374Q02CA8OT0UECA127C88CAVGYU5MCA90M5OPCA6IVK35Soltanto un cardo

 può crescere dove

il terreno è

roccioso e rugoso

ma se lì

rose non ci trovi

la  colpa è  del cardo

o dell’arida roccia?

 

 

 

(e chi vuole intende intenda…)

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dormo…

mangio…

sbadiglio…

e tutte quelle altre cose

che fanno anche gli altri animali

 

ma faccio anche un’altra cosa.

 

PENSO….

 

E per ciò stesso mi rendo

 simile

all’immagine di dio.

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