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Categoria: capriccidibacco

neonato sul ramoIl viaggio che avevo in mente, non è il viaggio turistico, consumistico:  ullallà, guarda là

Non è il viaggio fatto per avere qualcosa da raccontare e tante foto da mostrare…

Il viaggio che avevo in mente somiglia più ad un esplorare.

Nel viaggio turistico, con tanto di guida e comitiva, gli itinerari percorsi sono noti, non tanto perchè c’è una mappa, che comunque non è il territorio, ma perchè su quella mappa ci sono segnati i punti dove c’è qualcuno che ti aspetta, che sa che arrivi, che può confortarti, che ti procura un letto, un bagno caldo e una bibita bollente se fa freddo, ghiacciata se scoppia l’afa. Sulla mappa c’è scritto dove puoi trovare gli ombrelli, e siccome qualcuno ti aspettava, s’è premunito di confezionare magliette e piattini e quadretti formato souvenir.

Esplorare, è diverso. L’ esistenza di una mappa sta solo a significare che quel tragitto che stai facendo l’ha già fatto qualcun altro prima di te. Ti ha disegnato linee e sentieri che possono più o meno corrispondere, foreste e laghetti a occhioecroce, macchie e sorgenti approssimative. Burroni e precipizi sono sempre in agguato, e se una montagna ti sbarra il passo, sulla mappa non c’è scritto come scalarla. Qualcun altro l’ha fatto senz’altro prima di te, te lo dice la mappa, ma non ti ha lasciato i suoi passi sulla salita, le sue orme, i suoi agganci. Non ci sono paletti, nè segnali piantati nel terreno. Nessuno ti aspetta. E se qualcuno ti incontra, non è per un appuntamento preso quaggiù. E quando finisce la mappa, il territorio diventa inesplorato.

Quando si viaggia così, dovrebbe venire facile evitare i luoghi comuni.

Per esempio. Sono certa che il 50% delle madri ha intimato almeno una volta al proprio figlio: se esci da quella porta non rimetterai più piede qui dentro!

Mentre l’altro 50%  non ha resistito dall’ultimatum: questa casa non è un albergo, in queste condizioni fatti il borsone e vattene!

Io appartengo a questo secondo %. Si stenta a crederci. Eppure sabato pomeriggio, con la bile alla gola per i continui silenzi, per la porta della stanza chiusa a chiave, per la continua fuga di fronte a quella che chiamo “divisione dei compiti”, per tutti i buongiorno non detti, i sono tornato, i buonanotte, i “sto bene” rimasti muti.  L’ho detto. E non solo,  ho disfatto letto, rimosso lenzuola, requisito ciabatte e pc e rovesciato libri, cd, vestiti e accessori, trasportato mobili come avessero le rotelle: erinna,  furia, arpia e dea furente, implacata e implacabile. Quattro piatti rotti, la lavastoviglie scheggiata, pentole ammaccate. Sono passata in cucina.

Poi sono rimasta a guardare mio figlio alle sei del mattino dormire, raggomitolato sul pavimento in fondo al pienerottolo, con la testa poggiata sullo zaino e le scarpe  da ginnastica ordinate, accanto alla porta.

E’ così che poi la furia si quieta. E’ così che ti ricordi di tuo figlio.

E’ così che poi uno pensa che la punizione non deve servire solo a chi la subisce ma anche a chi la infligge. Per capire come si è arrivati dove si è arrivati. Per capire di là dove si va.

Perchè anche se il viaggio, l’ha già fatto un altro prima, è un altro viaggio. Perchè a volte la strada è verticale e il viaggio continua da un’altra parte, a un’altra altitudine.

Poi siamo andati a fare colazione all’area di servizio in una quieta mattina di domenica.

con sublime ferociaRiflettevo sul fatto che quando ho inaugurato “capriccidibacco” l’ho fatto ironicamente, sulla scia di uno scherzo nato tra me e il blogger baccolo con la banda dei suoi amici, bilibauro e gli altri, di cui non ho avuto più notizie.
Probabilmente sono diventati grandi, hanno chiuso il blog, l’hanno cancellato, si sono dedicati ad altro. Oppure hanno semplicemente cambiato nome.
Alla sua nascita si occupava di argomenti faceti con la costante di avere l’immaggine di un nudo, poichè, dicemmo, il nudo attira sempre.
Baccolo è sparito, rientrato nei suoi ranghi. Io dopo un breve periodo  (due anni?) di assenza sono tornata a scrivere sul blog più o meno assiduamente, ne apro altri, li chiudo, ma prevalentemente mi occupo di “schizzi-1″, che è stato il mio primo blog. Sto ancora lavorando per sistemare i link, che risistemando la piattaforma tiscali erano saltati, sto lavorando sulle correzioni ai post, perchè sempre per lo stesso motivo, i punti interrogativi hanno preso il posto degli ‘.
 
Lavori di ristrutturazione, insomma. Mi sono resa anche conto che i contenuti di cdb hanno preso un altro senso, vanno verso altre direzioni. E’ giusto così. E’ successo naturalmente che, quello che penso tra me e me, venga a finire in questa stanza.
 
Quando ero piccola mi piaceva allargare le braccia e cominciare a girare su me stessa sempre più velocemente, con gli occhi chiusi e i palmi delle mani allargati. Qualcuno mi diceva: smettila che poi ti gira la testa. E infatti quando smettevo, traballavo, la testa mi girava e mi piegavo sulle ginocchia, poi mi lasciavo scivolare a terra. Fino a quando non mi rialzavo.
Ed è sempre stato così. Continua ad essere così. Passo da momenti di entusiasmo a momenti di scoramento, da momenti di estremo entusiasmo a momenti di estremo scoramento, scoraggiamento, stanchezza: che sia un po’ depressa? Aspetto la ripresa. E quando arriva le vado incontro. Non credo, non ho mai creduto che questa cosa sia un problema, è il mio modo di essere, il mio modo di vivere le cose che mi succedono. Sono nell’onda e il mare si muove.
E’ primavera inoltrata, gli uccellini cantano e i fiori profumano. Eppure sento intorno a me una strana aria immota, un’aria di morte nonostante l’esplodere dei colori. Deve essre la fioritura precoce del glicine, i cui fiori sono già appassiti e macerati nell’acqua delle ultime pioggie, lasciando un odore dolciastro, quasi nauseante. Devono essere le farfalle che volavano di fiore in fiore fino a qualche settimana fa e adesso sono sparite. Deve essere il tempo che cambia e quello che vola.
Il problema della maggior parte delle persone è di vivere come se le cose non cambiassero mai, opponendosi ai cambiamenti, combattendoli fino allo strenuo delle loro forze. A volte fanno dei piccoli cambiamenti, tagliano i capelli o spostano i mobili solo per poter continuare a pensare che nulla cambia, o addirittura per rassicurarsi circa la propria capacità di affrontare i cambiamenti. Le persone non sono capaci di affrontare i cambiamenti. Non sono capaci di affrontare un trasloco senza stress. Figuriamoci i cambiamenti di umore. Eppure l’umore che cambia è solo il segnale di qualcos’altro che cambia.
Io sono nell’onda. Il problema è di chi si sente sulla terra ferma.

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gocce2Facile.Ciò che sembrava  difficile è stato facile in realtà.
Ciò che sembrava estremamente facile invece è stato difficile da realizzare.
Mi sforzo nell’immaginare le linee, l’interpretazione richiede comprensione,  l’interpretazione, richiede una certa esasperazione. Il che non dovrebbe riuscirmi difficile. L’esasperare mi è congeniale.gocce2
Non Capisco.Abbiamo due mani, due orecchie, due gambe. Due occhi, e soprattutto due emisferi cerebrali e non capisco perchè non si possano fare due cose contemporaneamente, io perlomeno non ci riesco e mi danno. Balle chi dice di farcela. Dovrei essere capace di scrivere il blog e nello stesso tempo trovare quell’impercettibile difetto che renderà vive e perfette le dita di dexter, dovrei poter studiare tedesco mentre leggo le news, dovrei - e qui mi rendo conto, chiedo troppo - poter andare a fare la spesa e nello stesso tempo mettere i piatti in lavastoviglie. Dovrei cercarmi un nuovo lavoro adesso che l’azienda sta sbaraccando e nello stesso tempo farmi il pediluvio. Invece, se sto immersa appena appena nei miei pensieri, metto lo zucchero al posto del sale.
spruzzo d'acquaInvece. Da quando imparo a respirare esploro le cavità polmonari, mi addentro nelle loro profondità e scopro capacità inpensabili, un fondo che non pensavo di avere e chissà domani…bullet
Ho sorpreso un nuovo muscolo facciale, lascio che parli, domattina potrei averlo dimenticato. E fino a domattina c’è tutta una notte. Dormire. Distendersi a letto e appropriarsi dello spazio, espandersi, srotolare il vecchio ramo rinsecchito in un tralcio che si guadagna terra e aria per una misteriosa forza della natura alla ricerca della luce, si districa l’io buono insieme ai muscoli, si distendono e si rassettano, si riappacificano e si rinforzano. Sensazione nuova.bulletgocce2
Quanta parte del nostro corpo ci è ignoto?bullet
Gli occhi. Dopo una giornata passata ad osservare, carpire immagini, bruciare flash di luci e colori, completare linee, interpretare suoni, presagire perimetri e contorni, si chiudono. Si rivoltano finalmente e si godono la visione del cervello,a cercare altre immagini, a indagare la massa di volute grigie tra il fosforescente dei capillari e l’incandescente delle sinapsi: eccovi neuroni, di che parlate? Mostrate anche a me ciò che avete visto, e che io ho ignorato: le giostre e i fantasmi, il rosso che è stato fastidioso, il blu che non sono riuscita a cogliere, il verde impercettibile. Il fastidio, la stanchezza, la paura.
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Dopo tutta una giornata di distanze quello che ci vuole è  buttare un occhio nel proprio cervello, ed è quello che faccio: lo guardo dall’interno, ne scopro le infiammazioni, i contatti bruciati, andati per sempre, quelli che possono essere riparati con un po’ di pazienza, ne osservo gli sviluppi. Soprattutto ci avviluppiamo nel silenzio più totale trasferendoci immagini inimmaginabili.

gocce2
L’oroscopo dell’internazionale prescrive sublime ferocia.
       
Mi sono immaginata felice
Ho scoperto il mio mantra
Mi sono inventata immortale
Impasto ferocia
da infornare sublimata
servire fredda ma senza ghiaccio 
 impasto ferocia
 
 
capricci di bacco ha incontrato gocce