alice and catPorto con me la voce giovane di un
 francesco de gregori
ventiquattrenne che canta
“alice”.
Uno scorcio della  calabria da  
dove si vede la costa siciliana
declinare e assottigliarsi
sempre di più, fino a diventare una lingua di terra
che s’inoltra nel mare, e il  mare s’infila nel foro che
s’è formato al centro come il foro della pasta della
pizza quando la stendi a dismisura, col pilone che si
staglia come un vecchio gigante mitologico
all’entrata dello stretto e il sole che va a tramontare
dietro le isole eolie.
Una vecchia copia in due tomi del  don chisciotte
che avevo trovato nella libreria di mio nonno.
Il ragazzo che voleva che imparassi a giocare a tennis l’ho già lasciato tantissimi anni fa.
Nessuna bandiera.
Sono cittadina del mondo, viaggiatrice, a bordo di una palla schiacciata ai poli  in questo immenso universo. La
palla gira e io con lei, a volte la cosa è inebriante, altre volte mozzafiato, ma più spesso sembra di stare immobili, di
andare alla deriva su uno scoglio. E lì, lì c’è il momento che si possono raccogliere i pensieri e pregare il padreterno,
chiunque esso sia, per tutti quelli che un anima invincibile non ce l’hanno.  
 

 

 

 

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 http://youtu.be/l-_oWDRj6nI

(prima o poi imparerò….)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunitàSullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzieColtivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere
(de andrè-fossati, smisurata preghiera-1996)