Nel letto, i nostri corpi si guardarono come due eserciti che si scrutano con ansia e timore. Il sole del giorno del combattimento sgretola l’ ultima oscurità. La foschia mostra, infine lontano, ancora vaghe, le forme sensibili del nemico. La lontananza si incresta di acciaio, di pericolo, di morte e forse, di vittoria. Un sentimento di stupore scompiglia le fila che affronteranno lo scontro. Fiduciosi nella cavalleria che caracolla ancora intatta, con finta pigrizia, gli arcieri si preparano. Il sole comincia a disegnare il campo che, prima dell’ imbrunire, biancheggerà di ossa.
Malgrado l’ odio, gli avversari non possono astenersi dall?ammirare il sole che rifulge trafitto sulle lance. Più imponente e più terribile di qualsiasi riflesso, sulle altre spade, brilla l’ oscurità della morte. Nelle brusche strette delle redini i destrieri intuiscono che questa non sarà una cavalcata ma un galoppo al cui termine calpesteranno agonie. Guardando il suo esercito allineato, i suoi carri da combattimento, l’ ordine della cavalleria, ciro il grande pianse perché di lì a cent’ anni nessuno dei suoi superbi guerrieri sarebbe stato più vivo. La baciai, la baciai, la baciai.
Con lentezza i carri si ergono di lance. Al passo, i cavalieri tesaurizzano il vigore delle loro cavalcature. Si odono le grida dei comandanti di squadrone. Ma io piangevo perché di lì a cent’ anni, sotto la terra, avrei continuato a ricordarla. Mi baciò, mi baciò, mi baciò.
Per dare esempio e fiducia al loro esercito, i comandanti incitano con i petti i dardi avversari. E, quanto più inermi si mostrano agli occhi dei loro uomini, tanto più invincibili sembrano. E lo sono. La mia saliva si mescolò di nuovo con la saliva della sua saliva, rettile e uccello, lacrima e miele di mare. La sua lingua mi circondò l’ orecchio e scese lungo il collo, il calore del mio petto divenne insopportabile. Con sguardo enigmatico, il generale contempla gli squadroni, gli ufficiali nervosi, i granatieri coperti dai loro berretti d’ orso, gli elmi di rame rosso con l’ aquila incoronata dalla piuma scarlatta. Le loro giubbe si alzano, si ergono. Risuonano le trombe. Gli aiutanti di campo scendono al galoppo distribuendo ordini. Richiusi gli occhi. I corazzieri iniziano l’ avanzata. I cavalieri, in un rintronare di speroni, passano dal trotto al galoppo, avanzano contratti sulle loro cavalcature, salendo e scendendo, scendendo e salendo, con tutto il vigore del corpo concentrato nella mano che tende la lancia, che vorrebbe allungarla, farla crescere, più di qualsiasi lancia dell’ avversario. Lei si scostò, impose la mia schiena sul letto, tentò di montarmi sopra. Graffiando il sole con le loro lance, dividendo irrimediabilmente il giorno, lasciandosi dietro un polverone d’ oro, il nemico galoppa, scendendo e salendo, salendo e scendendo, scendendo e salendo. La misi di schiena, le scostai i capelli dalle labbra, le morsi la nuca, cominciò a gemere. In un crepitio di lance, acciaio contro acciaio, vigore contro vigore, gioventù contro gioventù, cozzano le avanguardie. Uomini che un istante prima guardavano il sole, contemplano la notte senza occhi. Petti indomiti, cintole di ferro, cosce che ignorano la fatica, rotolano spezzati. La penetrai ancora di più. Saliva di sauri agonizzanti si frammischia a saliva di cavalieri agonizzanti. La stanza si riempì di gemiti di ussari falcidiati, di gambe mutilate, di ventri svuotati, di squadroni in disordine.
Sulla vastità dei campi dove i vinti finivano i vincitori, si levarono le nostre grida di appena nati.

da la danza immobile
manuel scorza
ed. feltrinelli 1984

ilbassorilievo: amanti di gabriele rovai