Oggi sono particolarmente felice, qualcuno mi ha intuita e questo dà un senso alle cose, quindi il post che propinerò al mio blog sarà particolarmente triste.

Citazione di rito:

(….)
Un pensiero abbandonato
lasciato in mutande o con l’abito adatto
senza ripercussioni apprezzabili,
sul comportamento,
non immaginabile subito
ma sicuramente normale,
sicchè si può star sicuri
che l’indifferenza aumenta
mancando lo stimolo
qualsiasi stimolo
là dove ce ne sarebbe bisogno
di uno solo
fosse anche di breve durata.
.

Chi tace è pieno di pretese
e si fa riconoscere per quello che è disteso
a terra con lo stomaco molle
che guarda le nuvole
privo di funzioni specifiche
in quel momento
delle quali non fa parola
per cui ride tenendosi la pancia
e nessuno capisce il perchè
(perchè succede anche questo:
che nessuno capisca il perchè)
spiegandosi senza parole
e senza gesti
spiegandosi semplicemente
(è ragionevole supporlo)
convincente fino a un certo punto.

Ciò non è proprio esatto

(to bee continued…)

Lucio Klobas- Momento vuoto

Arriva un età, o un momento della vita dipende dai punti di vista, in cui è inevitabile si comincia a pensare di fare testamento.
Io da un po’ sto pensando che la cosa più importante da lasciare sia un buon ricordo. A dire la verità ci pensavo già da bambina, non perché fossi un prodigio, ma solo perché per varie contingenze ero costretta a leggere molto, la tv dei ragazzi iniziava alle cinque del pomeriggio, e, non so come spiegarlo, ma il fatto che gente che non c’era più o che viveva in posti lontanissimi da me, mi era presente attraverso ciò che scriveva ha iniziato a darmi il senso esatto dell?eternità.E’ dura da spiegare, mettici un po’ di buona volontà e capiscimi.
Quando ciò che lasci non è solo una lapide, una casa o un conto in banca e quattro mobili antichi, ma un ricordo perpetuo e una traccia sull’ umanità intera, ogni discorso diventa storico, non familiare o privato, personale, comunque destinato al dimenticatoio universale. Ridimensionare questo panorama di egocentrismo latente non è stata cosa facile, però non ho rinunciato a pensare di dover lasciare un buon ricordo di me alle persone che incontro, o, male che vada, un brutto ricordo.

E arriva un momento nella vita in cui, necessariamente, bisogna fare i conti con le omissioni.
Loro arrivano silenziosamente, come è giusto che sia, strisciando, oblique, si stagliano perfidamente ma con l’  imponenza di una fitta fila di alberi contro il sole, il tuo sole, ad oscurarlo.
Senza nessun preavviso, una sera che stai pure guardando un bel film in tv, a mettere in dubbio la perfezione della tua rete di relazioni. Omissioni che avanzano ricurve, omissioni senza la vocazione a guarire, o a perdonare, che spuntano da dietro gli angoli a rivelarti quanta distrazione e quanta sciattezza ci sia nel tuo pensare gli altri, ovvero quanto sia ordinato il tuo modo di non pensare gli altri. Di non pensare il futuro, il tuo e quello degli altri.
Pensi sempre che ci possa essere un domani a cui rimandare quello che dovresti o potresti dire, o fare e invece quel domani qualche volta non c?è e non potrà esserci mai più, irrevocabilità fastidiosa, e ti resterà per sempre un nodo legato in gola. Un?omissione, appunto.
Un tela vuota, liscia e bianca, che non conoscerà dipinto ma non per questo tace.

Riferimenti:http://schizzigocceecapricci.blog.tiscali.it/2005/04/06/gocceprofonde__prima_stanza_1711142-shtml/