È vero ci sono quelli che prima o poi se ne vanno sempre
A volte ritornano
Ma poi se ne rivanno
Perché? Perché è nel loro destino

Ormai è tempo che ti chiamo lampo viaggiatore, lampo, e viaggiatore: niente a che fare con la velocità. Tutt’ altro.
E’  qualcosa che ha a che fare con la materia, con il modo di trattare, attraversare la materia, e renderla immateriale, ha a che fare con il modo di unire cielo e terra e cose diversissime tra loro e di incidere, separare ciò che invece avrebbe ragione di essere integro e indivisibile.

 Viaggiatore perché per il viaggio non c’ è bisogno di spiegazione, basta il desiderio.
Ti ricordi di me?
Io no, non mi ti rammento più, né al mattino che apro gli occhi né alla sera quando li chiudo.
Non sei più il mio primo e ultimo pensiero.
Non mi compiaccio più d’ immaginarti all?alba, con la città che sbadiglia e le cose che rinvengono dal torpore notturno, lievità e pallore, piccole nebbie inconsistenti e sospese, foglie sospese su pozze d’ acqua appena percorsa da un fremito, rugiada che s’ estingue, sospesa e te sospeso, che aspetti che la sbarra si alzi per lasciarti tornare a casa, fumando una sigaretta di pace fatta con la notte appena finita e i tuoi occhi seguono le volute di fumo fino a trovare una traccia di me nei tuoi pensieri perduti sulle mie tracce.
Non indugio più nella memoria dei pensieri che annidano dietro i tuoi occhi e inseguono ricordi prima che spunti il sole ad annebbiarli.
Non ti faccio più quelle assurde telefonate, negli orari in cui sono sicura e certa di non trovarti.
Non sei più nei miei sogni.
Sei, ormai, solo il ricordo di un sogno, e del resto non sogno quasi più.
E’  vero, come un lampo viaggiatore hai attraversato la mia vita, ma come qualcosa di troppo abbagliante sono rimasta a guardarti muta e sbalordita e per un istante di fronte alla luce feroce ho chiuso gli occhi e tu, come lampo viaggiatore, quando li ho riaperti eri già più avanti stagliato contro l’ orizzonte, che per definizione sta sempre un po’  più in là.
Ti chiamo lampo perché sei stato luce ed energia pura, viaggiatore perché non mi hai mai dato la mano, e lo so, sarebbe meglio dire che sono stata io a driblare. Sono stata io ad inventarmi le tue mani impegnate coi bagagli.
Semplicemente non penso più a te.
Solo di tanto in tanto, qualcosa succede, come un lampo viaggiatore.
Come quella volta in metropolitana.
Seduta di fronte a me una giovane donna e alle sue spalle un uomo, che ti somigliava nel fisico e negli occhi, nei capelli argentei e nello spessore del pensiero che transumava attraverso gli occhi.
Nella penombra della carrozza che si andava affollando la mano dell’ uomo teneva la mano di lei passandole sopra la spalla, discreto e silenzioso, spesso sporgeva l’ orecchio verso la bocca della donna per ascoltare al di sopra del rumore delle rotaie ciò che lei diceva, poi alzava la testa e le spalle, gli occhi che cercano un punto non si sa dove, lampo e viaggiatore, prima di chinarsi di nuovo e avvicinare la sua bocca all’ orecchio di lei. Del resto l’ ascoltava con gli occhi, e anche con quella mano le cui dita ascoltavano intimamente le dita di lei, un dialogo fitto e coeso ma anche composto e impenetrabile.
Guardandoli, per l’ ennesima volta, fa forse in modo più feroce, mi sono resa conto di quello che mi è mancato e involontariamente mi sono ritrovata con gli occhi pieni di lacrime. Come se l’ uomo fosse stato capace di ascoltare anche altri discorsi attorno a lui, i suoi occhi si sono diretti verso i miei, per un istante me li sono trovati dentro gli occhi.
Forse ha capito, forse no…chi se ne frega.

nell’immagine dipinto di simone perini
Riferimenti: lampo e viaggiatore