Nell’ ultima lezione abbiamo visto come dio o qualcuno per lui abbia inventato l’ uomo, ma anche la formica la paprica, l’ albero di fichi e tante altre cose belle. L’ umano, ultimo arrivato è apparso subito ad un primo esame il più dotato e il meglio attrezzato a prendere possesso del mondo con il suo contenuto e si è detto che questo è potuto accadere grazie alla sua intelligenza, poiché dio essere intelligentissimo, lo ha voluto simile a lui.
A livello sperimentale possiamo provare a mettere sui piatti della stessa bilancia l’ uomo e la formica e le rispettive confederazioni. Cosa notiamo a prima vista? Che nella società delle formiche ogni individuo fa la sua parte e la vita sociale va avanti senza grossi intoppi, senza lotte, scontri rivendicazioni o recriminazioni per portare a buon fine quelle azioni che rendono la sopravvivenza delle formiche stesse possibile. Non si può dire la stessa cosa delle società umane.
L’ intelligenza è quindi un handicapp?
A questo punto devo dire anche due parole sulla mia posizione personale e chiarire che io non credo assolutamente che sia l’ intelligenza l’ ‘ attributo che ha permesso all’ uomo di raggiungere la posizione che ha nella catena evolutiva, ma piuttosto la conquista delle mani e di una modalità di comunicazione articolata in sillabe che gli consente di assemblare parole.
Questa intelligenza, che farebbe la differenza tra l’ umano e gli altri esseri viventi mi sembra qualità troppo indefinita, troppo labile e incerta per poterci puntare sopra qualcosa. Il concetto stesso di intelligenza sfugge, ancora ai giorni nostri a qualsiasi definizione non essendo ancora noi scienziati grandi teste pensanti d’ accordo sui contenuti, e mi avrebbe meravigliato il contrario.

Ad ogni modo, per alcuni l’ intelligenza è data da un miscuglio tra capacità di apprendimento e memoria che darebbe luogo ad una capacità di elaborazione che ha reso possibile parlare in momenti recenti della storia dell?evoluzine di intelligenza artificiale:i computer in pratica non sarebbero altro che una proiezione-copia dell’ intelligenza umana, creati dall’uomo a riprova della sua intelligenza per intercessione di dio.
Per altri l’ intelligenza non è altro che la capacità di scegliere tra diverse opzioni: quante maggiori sono le scelte a disposizione e quanto maggiore è la velocità con cui si sceglie tra la diverse opzioni, tanto più l’ individuo è intelligente. Secondo questa teoria uno scarafaggio è più intelligente dell’ uomo, se si pensa alla velocità con cui sceglie la direzione verso cui fuggire. Ma siamo sicuri che quello scelga e non vada a casaccio?
Eppure occorre orientarsi nella giungla, altrimenti non se ne esce o non si ritrova casa o si gira sempre attorno allo stesso albero, insomma non si va avanti.
Dal punto di vista metafisico è dio l’ essere intelligentissimo: significa che la materia limita l’ intelligenza?
Per platone il concetto è semplice, l’ intelligenza è ciò che distingue le diverse classi sociali ed è distribuita da dio in maniera diseguale. Aristotele, più egalitario, sostiene che tutte le persone, tranne gli schiavi, esprimono intelligenza più o meno uguale e le differenze dovute alle influenze ambientali. Ma per questa via immaginiamo tutti dove si arriva.
Dal punto di vista etimologico l’ intelligenza è la capacità di entrare dentro le cose, “leggerle dentro”.
Per avere una definizione più scientifica dell’ intelligenza bisogna attendere lo sviluppo delle scienze mediche che hanno aperto il cranio umano e…Ohhh e… Uhhh ma quante belle circonvoluzioni che c’ ha questo cervello che deve dipendere da questo che l’ uomo è tanto intelligente. Bastò aprire il cervello di una scimmia per ricredersi, ci si rivolse allora alla gallina per consolarsi e in fondo, si disse, la scimmia è un nostro parente lontano, ma guarda invece quanti passi avanti abbiamo fatto.
Paragonando poi il tubo neurale di un lombrico col sistema nervoso molto sviluppato dei primati si continuò a pensare che bisognava insistere che l’ intelligenza stava tutta lì, nel cervello dell’ umano, e nelle sue circonvoluzioni ma non si riusciva a trovare il posto esatto dove stava l’ intelligenza. Tuttavia noi scienziati continuavamo a uscire scemi, troppi misteri insoluti troppi punti interrogativi e soprattutto sempre la stessa domanda: se la formica non ha il cervello dell’ uomo perché la società di cui sono parte sembra perfetta, contrariamente a quella umana? Che cos’ ha di più la formica? La formica è un automa si disse, guidata dai feromoni e senza altre ambizioni. Che vita è?
La biologia potè intervenire con l’ invenzione del microscopio elettronico che permette di indagare fin dentro la struttura più minuta delle cellule negli anni quaranta-cinquanta per cercare di individuare un qualche organulo responsabile dell’ intelligenza, ma alla fine degli anni ‘ 70 una coppia di noti studiosi di intelligenza applicata mogol e battisti decretò: e no, non è questione di cellule ma della scelta che si fa, correlando per la prima volta il fattore intelligenza alla capacità di individuare tra una diversa gamma di opzioni quella vincente.
Vincente per chi, per cosa?
Inizialmente era solo la lotta per la sopravvivenza e qui si distingue un ambito collettivo in cui è la specie ad evolversi secondo direttive intelligenti, ed una individuale in cui è il singolo a cercare di predominare sui propri simili. Ma può col tempo diventare una lotta per il posto al sole, per la prima fila, per la merenda del compagno e simili e qui diventa facile fare assumere all’ intelligenza sfumature che abbiamo definito astuzia e furbizia quale massima espressione della capacità cognitivo-relazionale.
La capacità dell’ individuo di adattarsi all’ ambiente in cui vive rende pressoché tutte le specie viventi intelligenti dal fringuello di darwin all’ asinello di pantelleria e questo non ci piace tanto a noi scienziati che abbiamo presupposto l’ intelligenza qualità distintiva che rende l’ uomo essere superiore alle altre specie animali e qualchevolta anche alle stesse specie umane.
Una volta stabilito che non esiste una locazione materiale dell’ intelligenza resta difficile farne una radiografia esatta e ci si è dovuti arrendere all’ evidenza e accettare diverse definizioni che abbracciano più che altro i risultati e gli effetti distinguendo intelligenza creativa, cognitiva, collettiva, sensoriale e via dicendo in modo tale che ci sia spazio per tutti.
Voglio concludere con un cenno alle possibilità di misurare l’ intelligenza che per molto tempo hanno occupato le menti di psicologi e antropologi e che hanno dato vita a tutta una serie di test sul quoziente intellettivo i famigerati Q.I. che hanno stroncato molte carriere brillanti e che ultimamente vengono considerati incongruenti, mentre si fa strada al contempo e con maggiore elasticità, l’ idea di poter comprendere l’ intero concetto di intelligenza solo come rappresentazione sociale la cui funzione è quella di razionalizzare un mondo complesso e difficile quale quello che siamo riusciti a cucirci addosso nel corso dei secoli e che i macdonalds non hanno certo contribuito a semplificare. Un esercizio utile per dimostrare la propria intelligenza pare essere quello di imbrogliare le matasse per poi dimostrare di saperle sbrogliare, complicare a priori le cose per poi dimostrare di saperle risolvere e anche, infine dissertare sulla navigazione mentre la nave affonda. Esercitazione preferita dei politici intelligenti, mi si consenta la divagazione.

La prossima volta parleremo della forma opposta all’ intelligenza, la cretinaggine e delle sue leggi.