Erano sì altri tempi. Tempi che qualcuno osava ancora cantare “i sogni vengono dal mare per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare”, e di sbagliare Raul Gardini aveva il terrore, così aveva confidato ad un amico giornalista in un’ intervista: di sbagliare ho paura, della morte no perché prima o poi quella capita a tutti a tutti.
Lo chiamavano il Contadino, perché da buon romagnolo ne aveva la tempra, ostinata, un po’  rude e forse anche l’ astuzia. Ma da romagnolo nato a Ravenna aveva nel sangue anche lo spirito che alita dal mare, amava la vela e più della vela, amava il vento. Quello che non sai mai da che parte arriverà e che può sempre decidere di cambiare all’ improvviso. Per questo lo chiamavano anche il Corsaro.

Così a Raul è capitato di avere due sogni, non uno soltanto. Uno per il Corsaro ed uno per il Contadino.
E siccome quando sognava lo faceva alla grande, il sogno del Corsaro si chiamò Moro di Venezia. Al timone di quella barca maestosa, che soltanto a metterla in acqua ci volle un’ altra barca di soldi, ci  chiamò Paul Cayard, altro corsaro come lui, uno a cui piace sfidare i limiti, e chi ricorda le sue sfide a Luna Rossa sa di che parlo.
Cayard, per intenderci, è quello che quando non trovò nessun Consorzio disposto a mettergli in mano un timone per l’ American’ s Cup nel 2003, partecipò alla madre delle regate con una barca autofinanziata.
Se esiste al mondo un circo più dispendioso della Formula Uno è senz’ altro quello della Coppa America, una barca costruita con i mezzi di pochi sponsor racimolati qua e là attraverso  l’Europa vuol dire poca competitività: le vele fatte di lenzuola di carta venivano via a strisce nel corso dei match race, ma che fa’ : un altro sognatore.
Nel ‘ 92 il Moro fece scintille, tenne svegli col fiato sospeso migliaia d’ italiani, e per la prima volta l’ Italia si portò a casa la Luis Vuitton Cup, che è già trofeo, che vuol dire “sfidante” e il Contadino ravennate si tolse anche il gusto di far vergognare i neozelandesi, sollevando una questione di correttezza sportiva che ancora oggi brucia.
Anche da contadino Raul resta sempre un po’ corsaro. Spregiudicato e astuto, si muove disinvolto in terra come in mare e questa volta cercherà di navigare l’onda della storia.
Al presente, al futuro e al passato. Come i grandi capitani d?industria del passato s’ innamora del sogno che significa progresso e lo proietta nel futuro, impiegando la sua indole con i mezzi e le condizioni che gli offre il presente.
Anche il sogno del contadino  aveva a che fare con il vento, quello dello spirito imprenditoriale privato, che da solo scala le montagne e scava le rocce, che cambia il panorama e la gente, ma sì diciamolo pure, che fa grande una nazione. E’ questo che voleva e che sognava Raul, quando pensò ad un riordino del settore chimico italiano in un unico grande polo industriale in grado di sfidare i giganti multinazionali: un colosso competitivo sui mercati mondiali, mica quattro palazzi fuori porta, mica la cresta sulla spesa.
Quella dei suoi tempi è passata alla storia col nome di maxi tangente.
E il sogno di Gardini era anche poter dire: la chimica sono io. Egocentrico, forse. Spesso i Grandi lo sono.

Esaltato? Forse. I sognatori spesso sono febbricitanti quando nel loro destino c’ è la passione. Ma intendiamoci, non si trattava di soldi, di potere, era qualcosa che aveva a che fare con l’ immortalità e in questo senso i sogni di Raul erano un solo grande sogno.
Che non avesse fatto i conti con il nuovo corso della politica, Gardini, con le nuove aspirazioni dei politici di ben più basso profilo rispetto ai tempi dei suoi percursori, capitani d’ industria d ‘ 800, quando i politici avevano altre grane ed altri pensieri? Gardini non aveva capito che sfidare l’ Eni, l’ ambìto cane a sei zampe, che già in passato aveva avuto i suoi eventi delittuosi e le sue trame misteriose, voleva dire sfidare il sistema di poteri privati che si maschera dietro il sistema democratico. Pensava di poter dare una fetta di torta, anche bella grande, a gente abituata a gestire già la pasticceria in proprio. I sognatori  spesso sono anche ingenui.
Ai tempi della sconfitta del Moro, Gardini disse che bisogna essere umili nella vittoria e orgogliosi nella sconfitta, per questo forse finito il sogno, la mattina del 23 luglio del 1993 Raul esce di scena come solo i giocatori con la stoffa da gentiluomo sanno fare.
Storie d’ altri tempi, con altri uomini ed altri nomi.
Storie che dovrebbero aiutarci a fare sempre il distinguo tra un raider e un grinder.