Una società edonistica è una società che vuole tutto, tutto il bene possibile. E una società che vuole tutto alla fine è una società che non sa più scegliere, per il semplice fatto che non sa più rinunciare.
In quella libertà che è la possibilità e la capacità di fare scelte è implicita la rinuncia.
Mi sembra logico: se prendo qualcosa, automaticamente rinuncio ad un’ altra cosa.
Spesso succede così.
Questa logica così naturale spesso cozza con il desiderio irrazionale di avere tutto e di non dover rinunciare a nulla, perché la rinuncia, comunque ci costa fatica.
La scelta presuppone un lavorio.
Una società edonistica che persegue la felicità a tutti i costi non contempla l’ idea della rinuncia, né quella della sofferenza legata alla mancanza.
Espellere l’ idea della sofferenza è uno dei primi impegni di una società impegnata sul fronte del benessere in quanto valore primario, assoluto.
L’ edonismo, idea di felicità a qualunque costo, privando la nostra sfera di valori dell’ idea di rinuncia ci priva implicitamente della libertà, libertà di scegliere “a qualunque costo”.

Una società edonistica urla quello che vuole, non desidera, e proclama il proprio diritto ad ottenere, non spera. I suoi consociati sono, esistono, in funzione di ciò che ottengono e della soddisfazione dei desideri che esprime, i quali da legittimi diventano vitali, assoluti, estremi. Senza scrupoli di sorta.

Abituati a chiedere ed ottenere tutto noi non sappiamo più affrontare l’ idea della privazione, della morte, della sofferenza fisiologica.
L’ elaborazione del lutto avviene prima del lutto.
Il desiderio è solo l’ argomento di un’ equazione.
Quanto questo può farci bene?
Quanto è normale?
Quanto naturale?

nella foto: manifesto di luca autelli