Al liceo avevamo un preside fascista. A quel tempo, metà anni settanta, era colpa grave, gravissima che andava ad aggiungersi al peso della carica e alla responsabilità in anni di certo non facili per avere a che fare con adolescenti impuniti che facevano cascare le dentiere sulla cattedra ai professori e davano fuoco ai banchi nel cortile.
Lui cercava di rimediare a questa colpa riunendo all’ inizio dell’ anno scolastico tutti gli studenti di prima leva nell’ aula magna per un bel discorsetto inaugurale di benvenuti, bentrovati, conosciamoci subito e lasciamo meglio.
Il discorso variava di anno in anno, immancabilmente farcito di aneddoti sui lupi dell?Abbruzzo e le palme dell’ isola di Ave Maria, ma la conclusione era irrimediabilmente sempre la stessa.
Arrivava quando il discorso come per caso scivolava sui diamanti, pietre preziose che brillano per rifrazione della luce grazie al modo con cui sono tagliati, grazie alle loro tante facce che espongono ai raggi luminosi.
- Anche se il diamante è affascinante grazie alle sue mille facce, voi dovrete avere una faccia sola…
(Questo per lui voleva dire coerenza, ma il concetto è discutibile e le cose sono sempre fatte di mille sfumature. La responsabilità per quello che si fa è un’ altra cosa.)
Infine, puntando maestosamente l’ indice contro la platea, concludeva:

- Voi frequentate da oggi una scuola intitolata a Tommaso Campanella. Campanella era un uomo libero che per essere libero si è fatto quarant’ anni di galera. Vi auguro di essere sempre nella vita all’ altezza del nome di questa scuola.

Un preside fascista, sorridente, ambientalista ed estimatore convinto dei valori della libertà, coerente e forse un poco democratico.

Robba da confonderti per tutto il resto della vita.