Oggi non è un granchè di giornata.
Ieri è morto un tale che conoscevo.
L’ ha ucciso una malattia improvvisa, che in una bizzarra locuzione frutto della modernissima esigenza di conciliare l’ inconciliabile si chiama fuoco amico. Gli è stata trasmessa da un check – point di giovani soldati americani un po’  stanchi e spaventati, forse anche un po’  fatti, e comunque poco in vena di fare distinzioni. Forse nessuno li aveva avvertiti, forse neanche sapevano che una giornalista italiana, pacifista e di sinistra, sarebbe passata di lì a quell’ ora con la sua scorta benedetta e la paura di perdere un aereo.Forse neanche sapevano che una giornalista italiana era stata rapita e da poco liberata.
E si fa presto a trasformare un gruppo di giovani soldati sensibilizzati ed annoiati in cecchini di fronte ad una nuvola di polvere.
Abitava di fronte casa mia, Nicola, ed era di un paio di anni avanti a me in quella grande famiglia che era il liceo. La sorella mi dava lezioni di latino.
Era sottile, apparteneva ai tranquilli, la vita lo aveva reso precocemente capofamiglia, responsabile bimbo biondo dalle gambe magre.
Oggi dicono che era un uomo coraggioso nel compiere il suo dovere, io so che era stato un uomo coraggioso nelle sue scelte di vita privata, benchè la mia amica la pensi diversamente: ma non c’entra, lei era direttamente coinvolta, e per chi è coinvolto conta solo la botta che si riceve.
Aveva modi gentili, occhi puliti e schivi e l’ animo del templare.
Un destino già gli pesava sulle spalle mentre coi libri sotto il braccio all’ uscita di scuola, svoltava e si avviava svelto verso casa.

nella foto: il bianco, l’azzurro e il vuoto