Marzo.
Marzo, nel segno dei Pesci. Segno d’acqua.
A volte a marzo, il vento si porta dietro l’odore del mare, e può farlo per chilometri e chilometri ignorando ponti e canali, direzioni obbligate e segnali. Passando tra le chiome degli alberi e sulle distese d’erba.
Così capita che in collina, nelle zone più interne, puoi respirarne l’aria e conosco addirittura di un posto in mezzo alle montagne, in Calabria, dove puoi trovare tra le rocce gusci di conchiglie. Il mare pare si sia ritirato qualche milione di anni fa e le ha lasciate lì, in mezzo alla polvere di roccia, conchiglie fuori posto e fuori tempo sommerse nell’odore del mare a centinaia di metri lontano dal mare.
A Marzo il vento anticipa la primavera. La primavera cova pensieri, nutre attese, spacca rami che sembravano morti con le sue gemme vitali. E il vento trasporta l’odore del mare.
L’odore del mare a Marzo è prepotente, s’insinua nelle narici misto a quello di pioggia ma in più è salino e sanguigno. Sfuggente come certi ricordi. Struggente come certi desideri.
C’è ancora neve intorno e nell’aria, ma io andrò a cercarmi il mare.
Con la sua furia devastatrice.
Con i suoi misteri.
Con le sue metafore.
Con la sua risacca che scandisce il tempo e l’eterno sulla riva e dentro al cuore.

nella foto: cielo e mare di Irma Bernasconi