Gennaio è volato via, e c’ era da aspettarselo. Il tempo della cattiveria è sempre troppo poco.
Febbraio ha incalzato già i suoi primi giorni senza che neanche me ne accorgessi. Che febbraio sarà? Non lo so, non riesco a prevedere.
Quello che so è che non ci sarà abbastanza tè a scaldarmi.
Sarò pigra. Mi vedi solo di spalle
Rimpiangerò di non essere nata orsa o scoiattolo per potermene stare in letargo. Mi sentirò invece elefante con addosso la lentezza dovuta alla fatica non delle cose ma dell’  essere e comunque, come l’ elefante anch’ io cercherò di fare la mia parte.
Avrò le dita intorpidite dal freddo e il cervello annebbiato dall’ idea di essere una piccola fiammiferaia terrorizzata dall’ idea che finiscano i fiammiferi.
Ho sempre sperato che febbraio potesse essere a ben vedere quello che per Guccini è il mese di settembre, il mese del ripensamento. Ma già faccio fatica a pensare, di ripensare non se ne parla proprio.
Se riuscissi a leggere avrei il gusto di leggere dei libri.
Se riuscissi a restare sveglia avrei il gusto di guardare Vespa in tv.
Invece mi esercito nell’ arte di rimandare.
Anche le lampadine fulminate, le cambierò in Aprile, forse, se un raggio di sole caldo si degnerà di affacciarsi alla mia porta.
Rinuncio a quasi tutto. Guardo l’ acqua con diffidenza e con ostilità alle creme per il viso che non abbiano passato almeno 60 minuti sul termosifone. L’ inverno è cresciuto, è diventato un adolescente problematico e dispettoso che ti si preannuncia come un adulto irriverente e sarcastico pronto a sbatterti in faccia la realtà: stai invecchiando.
Di solito riesco a sapere che la vita è altrove ma a febbraio tutto è soffuso, sa di luce di candela e di nebbia: la paura non è veramente paura e l’ allegria non è veramente allegria.
Sarà un mese strano febbraio, forse d’ assenza, in attesa che la neve si sciolga.