La vita di chi vive in un paese che non ha ospedale, non ha stazione ferroviaria, pretura, dipartimenti vari dei vari ministeri, negozi che non siano bazar, è una vita sulla strada.
Devi fare i chilometri per qualsiasi cosa, un pagamento particolare o una pratica in ufficio. Per lavorare, quando lavori. Per prendere un treno, o per perderlo. Per fare acquisti, per tutto, insomma.
E’  come vivere in una grande masseria, c’ è il pane caldo, le mozzarelle di bufala vera, le uova di gallina calde, e in più puoi avere il tabaccaio sotto casa. Dettaglio non trascurabile.
La strada che dal mio bel paesello porta al primo centro urbano utile è lunga trenta chilometri ed è cosparsa di traverse e traversine che portano ai vari poderi e appezzamenti in cui normalmente è frazionata la campagna e che qui volgarmente si chiamano tratturi e tratturelli.

Ora avviene da qualche anno in qua che all’ inizio di questi tratturi e tratturelli stanzino le prostitute. Bianche, nere, omogeneizzate. Grasse, magre, sode, con le cosce o con le natiche al vento?? Insomma una roba per tutti i gusti e di tutti colori. Si riparano dal sole o dalla pioggia con ombrellini multicolori che sembrano tanti quadri impressionisti, solo un po’  più moderni.
Qualche mattina fa un tizio davanti a me, colto da un’ improvvisa e irrinunciabile botta di libidine, m’ inchioda le gomme della macchina sull’ asfalto e mi fa inversione proprio davanti al cofano della mia per andare infilarsi col muso della sua mercedes in uno di quei tratturi.
Ho avuto giusto il tempo di frenare, giusto perché stavo pensando ai fatti miei e non correvo più di tanto, ma mi sono dovuta impegnare lo stesso per non andare a sbattergli addosso, adrenalina, slittamento di battistrada e conseguente ma va…: non ho potuto neanche mandacelo, là in quel posto, perché ho subito riflettuto che ci stava andando a precipizio, lì.
E l” ho visto dallo specchietto retrovisore, l’ idiota, che abbassava il finestrino e gli ho augurato una succulenta ipotonia all?organo strisciante…
A parte questo, l’ attività delle signore andrebbe riportata sul codice della strada come attività pericolosa.
E a questo punto, dico, o mettete dei cartelli o riaprite quelle case: riapritele quelle case, che aspettate?
La strada è già pericolosa di per sé senza bisogno di distrazioni che provocano nel guidatore emozioni violente, e stati confusionali.
Meno male che sono una che ci tiene alla distanza di sicurezza.
E non è un fatto di morale, credimi, ma soltanto di sicurezza stradale.
Non fa niente che ci faccio sistematicamente la figura dell?imbecille con i miei figli che chiedono – ma chi sono quelle, che fanno là?
…eh, quelle sono signore che lavorano…
(oh cribbio, mi sono incartata, adesso mi chiederanno che lavoro fanno)
eh…quelle sono braccianti, si riposano…
raccolgono i pomodori…
aspettano i mariti…che lavorano nei campi
aspettano il pulmann…
insomma: aspettano.
< tutte nude?
(li sento che ridacchiano sul sedile posteriore, strizzandosi l’ occhio, concordano la strategia.
Tutte nude sissignore, perché ora uno non è libero di aspettare tutto nudo?
Eppoi non sono più svestite delle veline in televisione!

- ehi, lì ce n?è una con la pelliccia…!
-ma non ha le mutande? che, raccoglie i pomodori senza mutande?
-mà, tu perché non aspetti mai papà senza mutandine?

Capito?
Riaprite quelle case e stipatele tutte quante dentro. Sennò mettele nelle camere a gas, ma fate qualcosa!

a gennaio sono molto cattiva
Riferimenti: adotta una mignotta