Walter.
Walter e basta perché il come non lo ricordo più.
Ricordo benissimo invece di avergli prestato 200 dollari appena guadagnati vendendo enciclopedie della Fabri. Editore Fabri.
E’ stato un caso di coscienza. Mi aveva raccontato di aver fatto un debito per comprare gli scii, di aver chiesto un prestito agli strozzini e quelli adesso  rivolevano indietro i soldi, cashes,  subito.
Con dovizia di particolari mi aveva ragguagliata sui lavoretti che sanno fare gli strozzini sulle ossa di quelli che non pagano… rottura delle falangi, una per volta.
Per poi passare alle falangette, senza trascurare le dita dei piedi. Poi s’ interessano delle rotule, e, per finire in bellezza, dei gomiti. Con le lacrime agli occhi mi disse
- non potrò sciare mai più, quelli non perdonano.
Io avevo i 200 caldi caldi in tasca, che ancora odoravano del Paciuli dalle mani del grande capo che me li aveva passati in acconto su quello che ancora mi spettava, robetta minima.
Tu che avresti fatto?
Glieli ho offerti generosamente, mi aveva promesso che me li avrebbe restituiti al suo di acconto, quello a venire, perché i suoi soldi al paciuli del mese erano già andati in mano agli aguzzini.
Non l’ho fatto perché fossi innamorata di lui, sì va be’, c’era stata qualche slinguata innocente sulla panoramica ma nulla di più, non mi stava neanche troppo simpatico lo trovavo un po’ troppo per la sua età, troppo tutto. Troppo vissuto, troppo atteggiato, troppo orgoglioso, troppo bugiardo…troppo di troppo. E non l’ho fatto neanche per pena ma per necessità, impedire la catastrofe in quel momento dipendeva da me.
Poi ho saputo che i soldi gli sono serviti per andare a fare la settimana bianca, ma questo devo dire l’ho saputo molto tempo dopo e molto casualmente.
I soldi, naturalmente, non li ho rivisti più…in compenso mi regalò un accendino marca colibrì laccato azzurro china che aveva trafugato nella tabaccheria di sua madre e che a mia volta ho regalato.

nella foto un dipinto di Giancarlo Piranda