Cosa siamo noi?
In parecchi si sono fatta questa domanda vedendo scorrere le immagini dell’ ultimo terremoto che ha sconvolto il sud-est asiatico, l’ ultimo regalo che ci ha fatto la madre terra, assieme a un’ onda gigantesca che ha scoperchiato case e capanne, sommerso terre, addirittura spostato un’ isola di 30 chilometri( mi correggo, trenta metri), provocato migliaia di morti, portato il terrore tra le isole che rappresentano il tesoro del turismo mondiale e nell’ immaginario collettivo, il paradiso.
Cosa siamo noi?
Questa domanda resta sospesa sulle nostre banali azioni quotidiane nel vedere le immagini che ci riportano i media, immagini di devastazione e di dolore, le notizie dei dispersi. L’ eco di una semplicità e di un ritorno alla natura pura e incontaminata che rincorriamo nel sogno delle nostre vacanze ideali diventa il volto stravolto di un padre che porta tra le braccia un piccolo corpo inanimato su uno sfondo stravolto dalla forza della natura? che cosa siamo?

Qualche  anno fa durante un’ intervista Gabriele Lavia a questa stessa domanda rispose: mi sento un miserabile, siamo tutti dei miserabili.
Eh sì, lo siamo e non solo per la nostra natura un po’  gretta e vendicativa, per i nostri piccoli vizi e grandi virtù, per i nostri egoismi e le nostre piccole cattiverie quotidiane, per la nostra cecità di fronte alle piccole miserie altrui, per il nostro vile attaccarci ad ogni più piccolo dettaglio che ci dia sicurezza per il nostro ottuso attaccamento alla roba, ma, e soprattutto, per questa nostra condizione di precarietà sulla terra che tardiamo a riconoscere, anzi, tutto nel nostro agire quotidiano ha il senso della rimozione di questa semplice verità.

Fino a quando una catastrofe non ce la rammenta.