Sto in una terra vastissima. Mi chiamo Palestina.
Sto in una terra stretta a dividere Africa e Asia, protesa verso l?oceano indiano che ha un nome che accende la fantasia. Un tempo le uniche linee tracciate sulle mappe erano quelle delle vie della seta e delle spezie che congiungevano dal lontano oriente. I confini erano labili e gli Stati non erano veri Stati ma scorribande di predoni di qua e di là dei deserti, attraverso quella terra florida e iridescente che si chiamava Mesopotamia, stretta tra due fiumi che la rendevano fertile e prosperosa. Nababbi, sceicchi, eunuchi e schiave arricchivano fiabe e leggende. Si contavano le città, ma ancor di più si contavano i fuochi e gli accampamenti. Qui è nata la parola esodo e sua sorella controesodo, perché quando una città veniva conquistata, c’ era l’ abitudine di svuotarla deportandone gli abitanti. Loro poi cercavano di ritornare a casa, quando le cose prendevano un’ altra piega.
Adesso ci chiamano musulmani, beduini, praticamente incivili ma i numeri con cui contiamo il tempo che passa e i denari si chiamano arabi, e proprio da queste parti è nato l’ alfabeto, proprio dove sto io, su quella fascia stretta che si affaccia sul mediterraneo dove una volta erano le regioni della Fenicia, e poi della Samaria e della Galilea, nella grande terra di Palestina. Proprio qui, lungo le coste della penisola Araba, in questa terra grande trenta volte l’ Italia, sono nate le tre grandi religioni monoteiste. Ed era ora che si mettesse un po’ d’ ordine.
E’  nata una nuova civiltà. Un nuovo modo di organizzare la società umana: più moderno, più civile, più adatto al progresso e allo sviluppo. Così almeno si racconta.
Una domanda però me la faccio: una distesa di terra così vasta e ampia, così desertica possibile che siano andati a fare il tempio di Davide, il cucuzzolo da cui prese il volo sul suo cavallo Maometto e l’ orto del Getsemani? A dire il vero i cristiano sono gli ultimi a creare problemi. Ma gli altri? è un contendersi di terra, mattoni, pietre, suolo e sottosuolo, passaggi e sottopassaggi in cui, alla fine, se sta scritta la storia vuol dire che appartiene alla storia e quindi che non si ammettono privilegi particolari per una minoranza, monopoli di possesso di un gruppo dominante, esclusivismi di casta, intolleranze religiose o peggio politiche.
Privilegi. Monopoli. Esclusività. Intolleranze.
E caccia alle streghe. Mi ricorda il Medioevo.

In questa mia idea banale e perversa ho trovato il conforto di un signore che ha scritto le parole che riporto. Vorrei che i sionisti ne facessero loro bandiera.

Da: lettera aperta in risposta all’ articolo di E. Wiesel ?Jerusalem in my heart? apparsa sul New York Times e dove Wiesel sostiene l’ esistenza di un rapporto speciale, quasi metafisico, tra ogni ebreo e la città di Gerusalemme in virtù del quale afferma la legittimità delle rivendicazioni politiche del governo di Israele.
(?.)Adesso mi trovo nell’ alquanto imbarazzante situazione di Sancio Pancia. Mi tocca informare il mio padrone, Don Wiesel Chisciotte, che la sua Dulcinea sta bene. Ella è felicemente sposata, con uno stormo di figli ed ha il suo bel daffare con il bucato e gli altri mestieri domestici. Mentre egli lottava contro briganti e rimetteva governatori nei loro posti, un altro si prendeva cura della sua amata, la nutriva, le portava da mangiare, faceva l?amore con lei rendendola madre e nonna. Non ti precipitare a Toboso, caro cavaliere, potresti rimanere col cuore infranto. Elie, la Gerusalemme della quale tu scrivi con parole tanto commoventi non è, né adesso né mai lo fu in passato, in stato di abbandono. Essa è vissuta felicemente attraverso i secoli nelle braccia di un altro popolo, i Palestinesi di Gerusalemme, che si sono presi ottima cura di lei. L’ avevano resa la città bella qual è decorandola con un magnifico pezzo di gioielleria, il Duomo della Roccia dello Haram Ash Sharif, costruendo le loro case con archi appuntati e portici spaziosi e piantando cipressi e palme. Essi non s’ offendono se il cavaliere errante visita la loro città amata durante il suo tragitto da New York a Saragora. Ma sia ragionevole, caro vecchio Signore. Rimanga nei confini dei fatti storici e nei limiti della comune decenza. Don Chisciotte non fece ingresso a bordo della sua fuoristrada, a Toboso per stuprare la sua vecchia fiamma. D’ accordo, tu l?amavi, tu pensavi a lei, ma questo non ti da il diritto di ammazzare i suoi figli, mettere sotto col bulldozer il suo giardino di rose ed appoggiare i tuoi stivali sul tavolo della sua sala da pranzo. Tutte le tue parole mettono a nudo la tua confusione tra il tuo desiderio e la realtà. Se tu devi continuare a domandare perché i Palestinesi vogliono Gerusalemme? E’  perché Gerusalemme appartiene a loro, perché essi ci vivono e perché è la loro città dove sono di casa. Va bene, tu hai sognato di lei nel tuo remoto paesino polacco. Così hanno fatto molti, in tutto il mondo. Ella è meravigliosa e certo degna dei nostri sogni. Elie, erano in molti ad adorare questa città in tutte le epoche.  Le leggende sono la stoffa con la quale si fanno i sogni. Alcune sono graziose, altre sono spaventose e nessuna ha la consistenza di un titolo di possesso o di una piattaforma politica. Elie, tu certamente non vorresti perdere la tua casa a New York a causa di qualche versetto scritto nel libro dei Mormoni. Eppure, come città, Gerusalemme non è diversa da altri luoghi del mondo; essa appartiene ai suoi cittadini. Altri vent’ anni di controllo sionista di questa città antica finirebbero per trasformarla semplicemente in un’ altra Milwaukee distruggendo per sempre il suo fascino. Gerusalemme ha bisogno di essere restituita ai suoi abitanti. Le proprietà portate via in Talbieh e Lifta, in Katamon e Malcha dovrebbero essere restituite ai loro proprietari. Professore Diesel, rispetti il diritto di proprietà dei non-ebrei come desidera che i non-ebrei rispettino il Suo diritto alla sua bella casa. I luoghi sacri di Gerusalemme sono regolati dallo Statuto Internazionale(Status Quo) che ha 150 anni e non supporta le macchinazioni. L’ultima volta che è stato violato, la storia è finita con l?assedio di Sebastopol e la carica della brigata leggera a Balaciava. Il prossimo tentativo potrebbe innescare la guerra nucleare.
(marzo 2001)

L’ autore di queste parole si chiama Israel Shamir è scrittore ebreo-russo e vive a Tel Aviv.

Riferimenti: lo stupro di Dulcinea