_1546094
sally:  Che cos’hanno le formiche meglio di me?
lo scienziato:  Pare che ci sia qualcosa di preciso che ci distingue dalla primitiva seppure operosa e onesta società delle formiche e sta nell’ uso che facciamo della briciola, quella del pane s’ intende. Oltre a scoparla via da sotto al tavolo se non l’ abbiamo ingoiata, sottraendola così ad eventuali formiche sopravvissute al nostro ultimo raid col baygon, possiamo infatti decidere di metterla sul davanzale per il piccione, seminarla lungo le favole, appallottolarla più o meno nervosamente sulla tovaglia. Briciola possiamo chiamarci il nostro cane. E qui sta la distinzione, senza nulla togliere alla formica: a noi è toccato il dono della parola, la possibilità di scelta tra il diverso utilizzo delle cose e, indistintamente, la capacità di conoscere quelle cose.
sally:  Che cazzo ne sa in fondo la formica della briciola che si sta portando in casa?
Delle sue potenzialità organolettiche?
Dei suoi contenuti energetici?
Dei valori proteici?
Eppure la formica riesce sempre a ritrovare la strada di casa con la sua briciola di pane in spalla.
lo scienziato Da noi è un’ altra cosa: noi siamo in grado di capire, conoscere e distinguere non solo sulla base dell’olfatto, della vista, e del tatto ma in base a connessioni logiche che il nostro cervello cattura elabora e riconsegna.
sally: E dove avviene tutto ciò? Come avviene?
lo scienziato: Due domande alle quali non è semplice rispondere senza aver prima vivisezionato un centinaio di scimmie per capire che non esiste un’ esatta localizzazione di un’ area cerebrale in cui avviene la conoscenza. Se difatti esiste un’ area del cervello deputata alla parola, un’ altra al movimento, una in cui si elaborano i ricordi, un’ altra predisposta al sonno ed un’ altra che sorveglia la produzione di ormoni(la benzina dell?organismo) non esiste un’ area vera e propria dove si annida la conoscenza: questa avverrebbe per oscillazioni della coscienza intesa non in senso etico-morale ma come capacità del cervello di acquisire elementi dalla realtà circostante distinta dall’ io, elaborarli, integrarli. Il concetto non è di semplice comprensione e richiede una notevole capacità di sdoppiamento, che poi è quello che ci permette di conoscere le cose, chi siamo e dove siamo.
Ecco. Pare che la coscienza, questo strumento potentissimo che ci ha fatto arrivare fino dove siamo arrivati quanto a creatività di specie, appartenga, nella catena evolutiva, solo all’ essere umano il quale è l’ unico, diversamente dalle altre bestie a poter dire:io sono io. Nella specie umana infatti ogni individuo(chi più chi meno, ma una certa base è comune a tutti) ha coscienza di sé stesso come individuo distinto da altri.
Secondo me anche le formiche sanno operare questa distinzione ma non ci si fanno sopra troppe illusioni. La scienza invece esclude categoricamente questa ipotesi( che primati saremmo?) e sostengono che questo salto di sapienza sia proprio dell’ uomo e gli abbia permesso il salto di qualità al quale assistiamo ogni giorno: il passaggio cioè da una situazione di immediatezza nella quale l?individuo coincide totalmente con la sua realtà psico-fisica, con il suo corpo, con le sue sensazioni, le sue immagini, non si fa troppe domande e vive tranquillamente(però fa la sua parte) ad una situazione riflessa o di mediazione, nella quale l?individuo si trova a porre una distanza tra sé e il suo corpo, le sue sensazioni, le sue immagini.
I filosofi orientali vanno a nozze con concetti come questo: per conoscere il tutto devo essere fuori dal tutto e nello stesso tempo devo essere una parte del tutto e cose di questo genere.
Se sono capace di riconoscere una sedia come tale è, innanzi tutto, perché ho la capacità di distinguere me stesso dalla sedia, nelle stesso tempo devo poter operare un salto fuori di me per entrare nella sedia, essere sedia per una frazione non misurabile di secondo. Processi immediati mediano il nostro rapporto col mondo.
Questo è a grandi linee quello che succede, se ci avete capito qualcosa più di me, bene. Non ci sono grosse complicazioni con gli oggetti, le cose concrete che ci circondano e che a vario titolo utilizziamo quotidianamente, che ci rendono la vita più o meno comoda. Le cose si complicano un poco quando entriamo nel mondo dei concetti dove le convenzioni che utilizziamo a volte sfuggono a delle regole logiche vere e proprie e ci fanno venire se non le vertigini, almeno un po’  di dolor di testa. Concetti come spazio, tempo, velocità, buon umore, anima, sentimento, periferia.
La vita delle formiche continuo a credere, è perfetta.
Che si stia leggendo la scala dell’ evoluzione al contrario?
(continua, forse)