Mia figlia ti vola incontro come un treno che deraglia, i piedini non poggiano terra e ti chiedi se il fulcro che le da la spinta sta per terra o nell’ aria. E’ una tipina tutta precisa, puntigliosa e petulante, assomiglia un poco a Sally Brown e come Sally Brown ogni tanto prende le botte dalla vita che non risponde al suo desiderio di perfezione alla perfezione. Allora mi torna tutta scompigliata ferita più nell’orgoglio che nel fisico. Ma si riprende subito e medita vendette e riabilitazioni eclatanti. In parte le assomiglio.
Adesso mi sarei aspettata di vederla alle prese con i perché? e invece è tutta presa dai da dove viene? e dai come è fatto?
Così la sera salta sul lettone comincia l’ arrembaggio:
-Mamma, da dove viene lo specchio?
-Viene dal vetro. Ci si incolla dietro una lamina d’argento ed è fatto lo specchio.
-Aaah… -fa lei tra meraviglia, soddisfazione e un piccolissimo seme d’incredulità- e da dove viene il vetro? Non è che l ‘ inizio, lo sento.
- Il vetro si fa con la sabbia (bambina mia)con altissime temperature..
- E l’ argento??-L’ argento sta sottoterra con tanti altri minerali nelle miniere…
E così via andiamo avanti passando per mobili, legni, suppellettili, fiori, alberi, ceramiche, varia e variegata materia composta da molecole più o meno inermi colorate da atomi speciali fino a che non arriviamo al mare. Prima o poi si arriva sempre al mare, quasi sempre quando la pazienza è ai minimi termini e le mie conoscenze anche. Eccola la domanda paurosa, che segue quelle ben più innocenti sull’acqua, i laghi e le sorgenti.
-Mamma, eeh… il mare come s’è fatto?Eccola lì, lei pigliosa e attenta che attende con semi di sfida la risposta esaudiente:
-Il mare…? Già, come si sarà fatto il mare…
Vado alla ricerca di una soluzione idonea, di un imperativo categorico che metta fine ai punti interrogativi, almeno per la serata, scavo nelle mie reminiscenze e recupero un espediente che mi sembra abbastanza calzante, senza dover chiamare in causa Newton e compagni. Mi viene in aiuto una scena da film di Mosè.
-Il mare l’ ha fatto Dio. Ha alzato l’ indice verso un deserto, una terra arida dove non cresceva un filo d’erba e ha detto: Sia fatto il mare! E così è venuto fuori il mare.
Abbastanza semplice, comprensibile, no?
Lei mi guarda, tenendosi il mento tra le mani, pensierosa ma solo per un margine di secondo, il tempo di formulare un’ ultima domanda, il colmo della meraviglia, della curiosità e dell’incredulità dipinta sulla sua faccina e trascinata nella sua vocina imperiosa:
-Mamma, ma come fa Dio a essere così mago?